“L’insolito caso di Mr. Hire” (FR 1989) di Patrice Leconte

hireAmare è guardare l’oggetto amato? Guardare può diventare così totalizzante da divenire un assoluto tale da provare perfino rabbia per la presenza fisica della persona amata tanto da volerla cacciare via per ricollocarla subito nella cornice della finestra di fronte così da poter ricominciare a guardarla, cioè ad amarla perdutamente? Per Mr. Hire amare è guardare l’amata e affidare all’occhio che osserva e che ama la suggestione di tutti gli altri sensi. Ma il talentuoso Patrice Leconte, il regista, va oltre: sposta il piano della macchina da presa facendo una precisa scelta filosofica dove la telecamera gira fissandosi sulla finestra della ragazza e facendo divenire gli occhi di Mr. Hire quelli dello spettatore, ne fa coincidere il punto di vista. Ora anche per il pubblico amare è guardare, in lunga sequenza, la giovane Alice/Sandrine Bonnaire, bella, ma resa da Leconte volutamente “ordinaria”, a volte persino sciatta, vissuta nella consuetudine delle sue giornate. E dato che dopo tutto, il voyerismo è il peccato e la virtù di ogni spettatore di cinema, così, complici di Mr. Hire, noi tutti ci innamoriamo di Alice. E il nostro amore, come quello di Mr.Hire, comincia a non esaurirsi nella visione, ma identificandoci, cominciamo a spostare negli altri sensi sia il punto di sequenza che il punto di osservazione del nostro oggetto d’amore e questo ci porta direttamente alle parole del poeta Pedro Salinas: “…muore solo un amore che smette di essere sognato, fatto materia e che si cerca sulla terra”. Mr hire4Ecco che Mr. Hire ne diventa paradossale profeta e dopo aver spostato il suo oggetto d’amore fuori dalla soglia della sua terra, della sua casa conforme, affida il suo “amore/sogno” alle note, mai invadenti, del Quatuor en sol mineur op.25 di Johannes Brahams: lo vediamo portarsi meticolosamente al giradischi, mettere sempre il medesimo pezzo e andare alla finestra ad amare, perché il suo amore ha quel suono. Ma non finisce qui: Mr. Hire ci porta per negozi di fragranze alla ricerca del profumo che indossa Alice, ne imbeve un fazzoletto per rievocarla in ogni istante, oggetto di devozione, unico profumo possibile, dimenticando quelli delle prostitute che frequentava e che riconosceva proprio per il loro odore, ancora prima che entrassero nella stanza, ma che ora non può più toccare, perché solo uno è ora l’odore del suo amore, quello di Alice. Condivideremo infine con lui il tocco della pelle che si esalta nei giochi di carezze complici attraverso la stoffa dei vestiti di Alice, che per opportunità personale, vedremo divenire perfetta interprete di un gioco pericoloso di seduzioni che renderà lei stessa osservatrice di colui che la guarda. mr hire2Non dimentichiamo però che la storia si muove sulla trama di un delitto con il quale la vicenda si apre, delitto di cui viene sospettato subito e solo Mr. Hire che, per il suo aspetto fisico, il suo modo di vivere così solitario e isolato, si presta a essere “capro espiatorio” naturale della sua piccola comunità dell’estrema periferia parigina. Per lo spettatore è diverso: il pubblico è identificato col punto di vista di Mr.Hire, approva le sue stranezze, le capisce, le giustifica e persino le ama e si oppone, nel profondo, alla condanna degli altri della sua diversità. Scegliere di vivere diversamente, avere bisogno della solitudine, avere un altro credo, amare in modo diverso ed essere condannati per questo ci racconta la percezione della diversità come meccanismo sovvertitore delle nostre credenze, di un’armonia falsata dalla consuetudine, ma che, in quanto tale, diventa espressione del “male” che ci procura il metterla in discussione. Mr. Hire è questo male, facile è il passo di renderlo il “mostro”. E giustizia è fatta. Il Mr. Hire di Leconte tocca in modo lieve queste corde che invece sono l’ossatura del romanzo di George Simenon “Il fidanzamento di Mr.Hire” del 1953, da cui è tratto il film. Invece il “mostro/ Mr.Hire” è proprio colui che invece “ha visto”, l’unico che sa guardare e che, proprio per questo, è stato in grado di vedere. E in questo ripiegarsi nel thriller lo spettatore è nuovamente complice: sappiamo cosa e chi Mr. Hire ha visto fin dall’inizio, abbiamo visto le prove passare oltre le finestre di Mr. Hire e, ancora una volta identificati col suo occhio, accogliamo la citazione di Hitchcock che Leconte raccoglie con sapienza, come anche quella di Truffaut in “La signora della porta accanto”. Mr. HireIn questo la chiave che ha voluto invece privilegiare il nostro regista, rendendo il film un gioiello di “amour fou”, dove l’eros e il thanatos che si agitano nella realtà pulsionale dell’inconscio di ognuno, muovono i destini dei nostri personaggi. L’amour fou che e’ al centro dei ben sei film d’amore di Truffaut, sui 21 da lui girati, travolge gli amanti ritrovati, ma dalla “ Signora della porta accanto” alla ragazza della finestra di fronte di Mr. Hire, pur ritrovando la medesima dialettica amore-morte, sensualita’ e distruttivita’ che conduce alla irrazionalita’ delle scelte dei comportamenti nell’uno, lo vediamo esaltarsi in una vera ricerca di bellezza, che diventa puro dono di sé fino all’inevitabile finale, nell’altro.
(Il film e’ stato proiettato 21 aprile 2013 nell’ambito della rassegna “Indipendenti, sconosciuti, dimenticati, quasi smarriti…”)

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