“Nadea e Sveta” (IT 2012) di Maura Delpero

 

NadeaeSvetaHome-Nadea e Sveta di Maura Delpero (2012)
Siamo stati  presenti l’altra sera allo Stensen di Firenze per la proiezione del film-documentario “Nadea e Sveta” di Maura Delpero,. La nostra presenza era motivata oltre che dalle ottime referenze che hanno accompagnato fin qui il percorso del film , anche dal fatto che stiamo preparando una rassegna di film sull’emigrazione e appunto “Nadea e Sveta’ e’ proprio la storia dei profondi mutamenti nella vita di due donne in seguito alla emigrazione in Italia dalla Moldavia. Mutamenti che non sono soltanto quelli strettamente legati al cambiamento di paese, di abitudini di vita, di cultura, ma soprattutto quelli che riguardano il profondo dell’animo delle protagoniste, le loro emozioni, le loro angosce e paure, la loro identita’.
Qui non si tratta soltanto dei problemi strettamente attinenti l’essere emigrati: il film cerca di scavare, con mano lieve, nell’io intimo dei personaggi, di cogliere spaesamenti, disillusioni e speranze. Le due storie si intrecciano ed hanno esiti diversi, ma lo spettatore divide equamente la sua attenzione e partecipazione ad entrambe le protagoniste, alle prese anche con situazioni assurde e che pure sono tutti i giorni sotto gli occhi di noi tutti (Troppo indifferenti? Assuefatti?), come restare lontano dalla propria figlia per quasi 3 anni perche’ questo e’ il tempo necessario per un permesso di soggiorno.
L’altra protagonista invece e’ impegnata nel lavoro di cura di una persona anziana: quel tipo di lavori che gli italiani preferiscono non fare e che volentieri lasciano fare massicciamente alle donne emigrate. Eppure – tra parentesi – viene da pensare che i pesanti effetti della crisi che oggi attanaglia il nostro Paese, modificano rapidamente gli scenari occupazionali. Sta di nuovo per diventare ambito anche per alcuni settori delle disoccupate italiane il lavoro di cura degli anziani, prima tanto aborrito, e sembra non lontano il momento in cui le donne straniere troveranno concorrenza proprio in molte donne italiane. I segnali sono gia’ sotto i nostri occhi. Trasformazioni rapide che e’ il caso di avvertire con sguardo piu’ attento alle trasformazioni in atto nella societa’ italiana oggi.
La regista, come ha tenuto a precisare al termine della proiezione, ha scelto la mano lieve e discreta di chi lascia che fatti e personaggi parlino da soli. Sarebbe stato molto facile colpire lo spettatore con separazioni disperate, ricongiungimenti commoventi, solitudini angosciose: invece la macchina da presa si muove sempre alla ricerca non dei momenti ad effetto, ma solo delle situazioni essenziali, essendo guidata sempre in punta di piedi, quasi a voler non invadere con la sua presenza i personaggi, e lasciando che lo spettatore divenga parte attiva e colmi con la propria immaginazione quello che volutamente manca nella narrazione.
Come e’ noto e’ difficile guidare attori non protagonisti. Ma in questo caso la difficolta’ e’ accentuata dal fatto che gli attori sono proprio coloro che hanno vissuto e quasi vivono contemporaneamente alla lavorazione del film le vicissitudini che essi descrivono: una scelta di grande realismo che connota come vero documentario il lavoro della Delpiero.
La regista ci ha ricordato ad esempio come abbia sentito la necessita’ di aggiungere nella parte finale del film l’intervento – realmente accaduto anch’esso – della assistente sociale che aspramente contesta le modalita’ con le quali viene gestita la convivenza di Sveta con la propria bambina. Questo episodio, anche in questo caso appena citato, quasi sussurrato senza clamori o lamentazioni eccessive, riporta alla mente uno dei piu’ riusciti film del primo Ken Loach “Cathy come home” del `1966, non a caso film girato con stile documentaristico per la TV inglese, dove la protagonista si vede tartassata delle assistenti sociali, pronte a strapparle i figli, uno ad uno.
La regista ha preannunciato la volonta’ di girare un nuovo film-documentario, questa volta in Argentina: una nuova storia vissuta di donne e di madri. Noi saremmo invece curiosi di vederla cimentarsi con la fiction, cioe’ con un vero film ove nella realta’ e nel vero abbia la possibilita’ di innestare il verosimile di personaggi da lei stessa creati.

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