Django Enchained di Tarantino: spunti per una riflessione.

Per noi de La Rive Gauche e’ stato di grande gioia verificare l’interesse col quale e’ stata accolta dal numeroso pubblico presente ieri sera la nascita della nostra Associazione di cinema e il programma di iniziative fino al  20 dicembre. Sembra sia anche piaciuta l’impostazione che abbiamo voluto dare al nostro lavoro: espungere lunghi ed estenuanti dibattiti al termine di ogni film, fare invece precedere il film dalla individuazione solo di alcuni spunti sui quali riflettere e dalla lettura di interviste o critiche o curiosita’. Poi il giorno dopo (oggi in questo caso) individuare alcuni elementi di riflessione e lasciare che ognuno, se ne ha voglia, possa dire la sua sulle nostre pagine, o semplicemente leggerle.

Nel caso del film di ieri, per il quale al termine della proiezione ho ascoltato, da chi lo ha visto per la prima volta, giudizi entusiasti alternati a giudizi estremamente negativi (il che ci conferma nell’assioma  che Tarantino e i suoi film o si amano o si odiano, senza vie di mezzo), quali sono i punti chiave sui quali vale la pena chiamare i nostri amici ad una riflessione, un commento?

– Il citazionismo.  Si e’ detto ieri sera che Tarantino e’ forse il regista che piu’ ama citare, rendere omaggio ai suoi modelli preferiti. In questo caso, per sua stessa dichiarazione e per visibile evidenza, rende omaggio non solo al Django di Corbucci, ma tutto il filone dei western all’italiana, Sergio Leone in testa, ma non solo. Si potrebbero riconoscere e catalogare le scene che fanno chiaramente riferimento ai western italiani, e qualcuno ha provato a farlo. Ma non e’ meglio soffermarsi piu’ che su singole scene,  sui meccanismi narrativi che somigliano appunto a quelli italiani? E sulla generale atmosfera che si respira nel film, anche questa ispirata a quei modelli? E che dire in generale della colonna sonora, ove sono presenti in gran numero i brani tratti dai western di casa nostra> Facendo pero’ una eccezione ci piace ricordare soprattutto la sequenza ove si incontrano, seduti l’uno accanto all’altro i due Django, il nuovo Jamie Foxx e il vecchio, Franco Nero. Quest’ultimo chiede al primo lo “spelling” del suo nome e Django unchained lo esegue e chiarisce “la D e’ muta”. E Franco Nero risponde: lo so. E certo che lo sa, sembra dirci sorridendo Tarantino, Django era anche il suo nome nel primo film!

– L’amore. Tarantino chiarisce nell’intervista letta ieri sera che il suo e’ in un certo senso un film d’amore, perche’ tutto il suo svolgimento e’ motivato dall’amore di Django per la bella e infelice  Broomhilda. Non e’ forse vero allora che Tarantino ancora una volta mostra la sua genialita’ cinematografica in una operazione di mescolanza dei generi, dove un western diventa prevalentemente un film d’amore, e poi un road movie, e un percorso di crescita interiore, civile e umana da parte di Django?

– La vendetta. Come nei meccanismi dei western italiani, anche qui la vendetta non e’ forse una delle molle che fa andare avanti l’azione del film (accanto all’amore)?  Gli eroi positivi vengono catturati, torturati fino all’estremo, devono assistere inermi a scene e situazioni terribili e questo  fa scattare il senso della vendetta da parte dell’eroe verso “i cattivi”.  Ed e’ vero quello che ha detto Tarantino nell’intervista letta ieri sera, che per lo spettatore  vedere il cattivo finalmente punito dall’eroe ha un valore di sollievo quasi catartico?

– Il razzismo. Questo forse e’ l’aspetto piu’ interessante e che scopriamo ricorrente nei film di Tarantino. C’era anche in “Bastardi senza gloria”. Non e’ vero pero’ che Tarantino qui esplicita come non mai una critica molto dura alla societa’ americana degli stati del sud prima della guerra civile per il loro diffuso razzismo schiavistico?  Si tratta di una delle pagine piu’ buie della storia degli USA, sulle quali il cinema spesso ha taciuto, o ha fatto retorica o addirittura ha trattato il problema con paternalismo (il padrone dopo tutto non sarebbe cosi’ cattivo e va incontro Django-Unchainedalle esigenze dello schiavo). Tarantino con coraggio non solo rifiuta questa oleografia falsificante, ma prende a piene mani il peggio possibile nel panorama di atrocita’ , nefandezze, orrori dello schiavismo con intento di provocatoria denuncia sia dei fatti in se, sia di ogni Django4edulcorata interpretazione. Le scene di truculenta violenza sono finalizzate appunto a questo scopo. Piaccia o no.

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Una risposta a "Django Enchained di Tarantino: spunti per una riflessione."

  1. Ciò che ho apprezzato di più di Django é il fatto che Tarantino abbia fatto un film western senza snaturare il genere: infatti ci sono tutti gli elementi tradizionali (l’ amicizia virile, la vendetta, l’ eroe con una missione, eccetera) con in più l’ ironia e la qualità di scrittura tipiche dei film di Tarantino. C’é sia il rispetto per il passato che la voglia e l’ ambizione di dire qualcosa di nuovo. E quest’ obiettivo é stato brillantemente raggiunto.

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