“Gothic” (UK 1986) di Ken Rusell (Sulla tomba di Mary Shelley a Bornemouth)

mary-shelley-copy-2-1024x574Sostare vicino alla tomba di Mary Shelley nel quieto parco che circonda la cattedrale di S. Peter a Bournemouth, sulla costa del Dorset, due ore a sud-ovest di Londra, rappresenta una esperienza che trasmette non solo grande senso di serenità, ma anche, all’opposto, la consapevolezza di stare accanto ai resti mortali di una grande donna autrice di opere immortali, grandi capolavori della letteratura romantica inglese, e capace di una vita intensissima, densa di episodi rimarchevoli e di grandi, a volte tragici, avvenimenti, ma anche caratterizzata dal perseguimento di ideali progressisti e di lotte per l’emancipazione femminile.
Di Mary Shelley si è spesso occupata il cinema, soprattutto con le trasposizioni del suo capolavoro, Frankenstein. Ma anche momenti della sua vita personale e artistica sono stati oggetto di film che hanno suscitato grande interesse.
Gothic è un film di Ken Russell del 1986 nel quale il regista narra del soggiorno del poeta ingelse Percy Shelley, della sua amante e successivamente moglie Mary e della cugina Claire, ospiti per alcuni giorni nella villa Diodati, la famosa dimora di Lord Byron sul lago di Ginevra. I tre ospiti, assieme a Lord Byron ed al suo amico Dr. Polidori, decidono di trascorrere il tempo raccontandosi racconti tenebrosi e gotici. In particolare il film si sofferma sulla famosa notte del 16 giugno 1816, durante la quale i cinque, anche perché in stato semi- ipnotico per l’assunzione di làudano, oppiaceo molto conosciuto e usato nell’800,  riescono a vivere tumultuose esperienze extra-sensoriali, dando vita e corpo ai demoni della mente.
Ma come un prodigio il risultato di quella notte terrificante è il concepimento e la nascita di tre capolavori della letteratura romantica inglese: Frankenstein di Mary Shelley (che a quell’epoca aveva appena 19 anni), e, ispirato da un racconto di Byron mai concluso, The Vampire di John Polidori. Nelle settimane e mesi successivi: Byron scrive Manfred (dramma “di lettura”, o “closet drama”, non concepito per essere rappresentato sul palcoscenico, un capolavoro assoluto nella tradizione faustiana). L’anno dopo Shelley inizia Prometheus Unbound, un altro closet drama, una riscrittura radicale e romantica del dramma di Eschilo e uno dei capolavori del romanticismo inglese.
Difficile ricondurre tutto agli effetti di quella magico/demoniaca notte, tuttavia la stessa Mary (e dal suo canto anche il Dr. Polidori), parla diffusamente del soggiorno nella villa di Byron e di quella notte avventurosa e da incubo, che tanti effetti ha prodotto nella storia della letteratura.Shelley

Ma in particolare chi erano Mary Shelley e la sua creatura letteraria Frankenstein?
Mary Shelley (1797-1851), figlia di William Godwin e Mary Wollstonecraft, radicali inglesi di matrice giacobina, e moglie del poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelley, è nota al mondo come autrice di Frankenstein, romanzo considerato parte del genere “gotico”, ma anche il primo vero e proprio romanzo di fantascienza, e forse anche il più noto di tutti i tempi.  A fronte della sua lunghezza esigua, l’opera della Shelley si distingue per la complessità dei temi trattati e per le interpretazioni multiple ad esso connesse.  Il “mostro” creato dal dottor Victor Frankenstein (un nome che viene erroneamente spesso attribuito alla creatura piuttosto che al suo creatore) con l’assemblaggio di parti di vari corpi attraversa l’immaginario popolare più grazie alle numerose versioni cinematografiche dell’opera della Shelley che al romanzo stesso.  Eppure c’è dell’altro, molto altro, che una attenta lettura del testo riesce a recuperare in maniera davvero soddisfacente e che consente letture e interpretazioni “multiple” di un testo che, quando fu pubblicato, fu ricevuto senza grandi clamori: la “sfida” del dottor Frankenstein nei confronti dei tabù morali e scientifici, di cui ne infrange l’ortodossia conservatrice – e infatti il titolo completo dell’opera, spesso dimenticato, è “Frankenstein; or, the Modern Prometheus”, evidenziando immediatamente un collegamento con la tradizione dei grandi personaggi romantici (Prometeo, Faustus, l’Ancient Mariner di Coleridge) che “sfidano” la tirannia delle leggi morali, culturali e sociali e per tale motivo pagano un prezzo altissimo; la profonda matrice rousseauiana, che la Shelley eredita dai genitori e che le permette di evidenziare implicitamente come il male generato dal mostro non sia altro che il risultato del suo rapporto con la società, alla quale egli si avvicina ripetutamente, ma dalla quale viene ripetutamente rifiutato; le contraddizioni dell’illusione illuminista, secondo cui il metodo empirico, quello in apparenza adottato dal dottor Frankenstein con la sua creazione che si intendeva perfetta, sarebbe riuscito a espandere la conoscenza e a scoprire e a capire in maniera scientifica le leggi che regolano il vivere umano.
Uno degli ultimi tentativi di riduzione cinematografica è stato “
Frankenstein di Mary Shelley”(1994), con la regia di Kenneth Branagh, che si affida alla interpretazione di Robert De Niro. Un’opera non ben riuscita (come del resto quella di Ken Russell), ma che non manca di suscitare curiosità in tuttii cinefili.
Marino Demata
Massimiliano Demata
http://www.youtube.com/watch?v=-pkAiQctFos

 

 

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