Scatti rubati dietro le quinte: “Naked city”/”La citta’ nuda” (1948) di Jules Dassin (L’influenza del neorealismo – Innovazione: un film di esterni – Dassin vittima del maccartismo – L’esilio)

Naked city

Scatti rubati dietro le quinte: “Naked city”/”La citta’ nuda” (1948) di Jules Dassin, con Barry Fitzgerald e Howard Duff

Regista, Jules Dassin e produttore,  Mark Hellinger discutono in una pausa della lavorazione in una delle location del film a New York city.

– Film di straordinaria intensita’ e drammaticita’, viene considerato uno dei capisaldi del genere noir americano. E’ stato un film innovativo per molti aspetti: il regista, Jules Dassin ha voluto conferire una impronta decisamente realista al film, utilizzando largamente le location tra le autentiche strade di New York senza ricostruzioni in studio, come era invece di consueto a quei tempi.  La citta’ intera, “nuda”, risulta cosi’ diventare protagonista principale del film e della storia, con le sue miserie, le sue contraddizioni, la sua composita popolazione, i suoi ambienti degradati a tal punto che lo stile spesso diventa documentaristico.
– Questo film e’ stato giustamente paragonato alle opere dei grandi neo-realisti italiani, primo fra tutti Rossellini. In questo contesto e’ da rimarcare la sequenza finale del tentativo di fuga del colpevole per le strade di New York.
– “Naked city” si e’ aggiudicato due premi Oscar, per il miglior montaggio e per la miglior fotografia in bianco e nero. Quest’ultimo premio meritatissimo per la cura con la quale William H. Daniels esplora con  la sua macchina da presa le strade di New York. La fotografia di W. H. Daniels suscito’ ammirazione convinta e grandi consensi.
– Jules Dassin aveva gia’ sperimentato le modalita’ realiste del cinema con film precedente, il dramma carcerario “Brute force”/”Forza bruta” del 1947, ma solo con Naked city raggiunge le vette piu’ alte possibili del realismo.
– Dassin non aveva mai negato le sue idee comuniste e subi’ la persecuzione da parte del maccartismo con la sua “caccia alle streghe” in seguito alla odiosa delazione fatta davanti alla commissione Mac Carthy dal collega regista Edward Dmytryk.  Inserito nella “black list” a quel punto Dassin fu inviato da Za nuck, produttore della Fox a girare degli esterni in Inghilterra per il suo successivo film, ma a questo punto la carriera di  Dassin comincio’ a diventare molto difficile. Gli fu consigliato di non tornare negli USA e pertanto si reco’ in Francia, senza trovare lavoro se non con molte difficolta’, anche a causa del boicottaggio organizzato falle autorita’ americane. Visse in un periodo di grandi ristrettezze, fino al tramonto del maccartismo, allorche’ Dassin fu lasciato finalmente libero di lavorare a nuovi progetti: in primo luogo Rififi (1955), il film che ebbe il plauso unanime della Nouvelle Vague.
– La parte finale della sua carriera e’ caratterizzata dal sodalizio sentimentale e artistico con Melina Mercouri e la opera piu’ significativa del periodo e’ “Jamais le dimanche”/”Mai di domenica”. (MD)

 

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