Venezia 2013 – “Tom a’ la ferme” opera quarta di Xavier Dolan.

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La proiezione a Venezia  di Tom a’ la ferme, come d’attesa, ha suscitato vastissimi consensi tanto da candidarsi prepotentemente come uno dei possibili pretendenti al Leone d’Oro.  Non male per l’appena ventiquattrenne regista canadese Xavier Dolan, del quale abbiamo gia’ parlato solo qualche giorno fa su questo Blog a proposito della sua retrospettiva presentata con grande successo la settimana scorsa al Festival di Melbourne e in particolare del suo primo e bellissimo film (8 minuti di applausi a Cannes!) “J’ai tué ma mère”/” I Killed My Mother”. Puo’ sembrare strano che per un regista di appena 24 anni si debba parlare di “retrospettiva”, eppure e’ cosi’. Infatti il film di Venezia, “Tom a’ la ferme” e’ addirittura la quarta opera di Xavier Dolan, avendo egli messo gia’ a segno una vera e propria trilogia, quella dell’amore impossibile, the “Impossible love’ trilogy”, mettendo d’accordo i critici sulla bonta’ del suo cinema e lasciandoli divisi solo su quale scegliere dei tre film come migliore, essendo tutti di pregevole fattura.
In questo film il protagonista, Tom, si reca dalla sua citta’ nella lontana fattoria ove vive la famiglia del proprio fidanzato morto e scopre una realta’ che gli era stata in qualche modo tenuta nascosta: li’ Tom trova un ambiente che possiamo definire assolutamente omofobo, perche’ Francis, il fratello del suo fidanzato morto non ne ha mai accettato l’omosessualita’ e soprattutto l’ha tenuta nascosta alla madre e vuole continuare a tenerla nascosta. E’ cosi’ che Tom dovra’ affrontare una situazione paradossale fatta di chiusura, sorda conflittualita’ e violenza.

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Si diceva prima di una critica generalmente concorde nel sottolineare ancora una volta le qualita’ dell’enfant prodige canadese (anzi per meglio dire quebecchiano di evidenti radici francofone), per il modo con cui padroneggia il dramma e lo scontro di due visoni del mondo diversissime per non dire opposte, senza mai arrivare a toni esasperati, per la sua scrittura sempre essenziale e asciutta.
Se dovesse vincere il Leone d’oro non potrebbe non trovare distribuzione in Italia. A questo punto la speranza sarebbe quella che questa quarta opera faccia da traino per le prime tre, che possano anch’esse essere distribuite per il grande pubblico del nostro Paese, visto che finora le come-al-solito-miopi case di distribuzione hanno negato questa possibilita’, lasciando solo ai cinefili piu’ fortunati e intraprendenti la possibilita’ di vederli all’estero.
(MD)