“In trance” (2012) di Danny Boyle. Molto godibile, ma…e’ anche un passo indietro!

InTrance2
(marino demata). Diciamo subito che l’ultimo film di Danny Boyle, “In trance” ci ha colpito piacevolmente per alcuni aspetti e ci ha un po’ deluso per altri.

Cominciamo subito dagli aspetti – a nostro giudizio – positivi.  Boyle da tempo si trovava tra le mani una trama ed una sceneggiatura intrigante, opera dell’ormai collaudato John Hodge, che ha collaborato col regista inglese fin dagli esordi col delizioso “Shallow Grave”/”Piccoli omicidi tra amici” del 1994, di cui Hodge non e’ solo sceneggiatore, ma addirittura autore del bel romanzo,. La  collaborazione tra i due e’ proseguita con la perfetta sceneggiatura di “Trainspotting” (1996), quella successiva di “A Life Less Ordinary”/”Una vita esagerata” (1997) e con altre collaborazioni fino al film di cui stiamo discutendo. Una sceneggiatura che a quanto sembra Boyle voleva da tempo a tutti i costi trasformare in film, perche’ vedeva evidentemente la presenza in essa di molti aspetti sui quali aveva gia’ lavorato in precedenti pellicole e che costituiscono quei lati interessanti ed intriganti  su quali solitamente ama sviluppare  valide storia cinematografica. Ci riferiamo agli insondabili recessi della coscienza, che tante volte sono la InTrancemotivazione delle azioni umane, alle zone oscure della psiche che spesso portano con se’ misteri e segreti inconfessati e inconfessabili, a tal punto da essere rimossi o comunque totalmente dimenticati. Dunque, si dirà, giallo psicologico. Ma non solo. Boyle, come di consueto, ama mescolare le carte e giocare con i “generi”. E così si passa con disinvolture al film d’azione, al noir, al thriller puro. A partire dai bellissimi primi 7, 8 minuti veramente mozzafiato, ove e’ condensato l’intero intreccio che si dipanerà nello sviluppo del film. Tutto nasce da una casa d’asta (che rimanda al recente ricordo de “La migliore offerta” di Tornatore) e da un celebre quadro trafugato da  Simon (James McAvoy) chi vi lavora all’interno, col supporto di tre professionisti esterni, guidati da un Vincent Cassell sempre convincente nei ruoli di duro, che porta ormai cuciti addosso. Tuttavia la tela rubata (un capolavoro di Goya) risultera’ introvabile perché Simon, per una botta presa alla testa nel corso del colpo non ricorderà più dove si trovi, rendendo necessario il ricorso alla psicoanalisi e all’ipnosi da parte della bellissima Dottoressa Elizabeth Lamb (la splendida e bravissima Rosario Dawson.
C’e’ da dire che il film si mantiene a ritmi sempre alti e godibili, grazie al mestiere di Boyle che riesce ad evitare cadute di tono: anche nella seconda parte del film, ove la storia sembra ad un certo punto un po’ avvitarsi su se stessa, Boyle ha sempre nuove carte da giocare e sorprese per lo spettatore, che, lontano dall’assuefarsi a ritmi blandi, assiste viceversa a colpi di scena a ripetizione e viene talvolta disorientato nel passaggio repentino delle scene dalla veglia al sogno, dalla reale all’immaginario. Infatti non e’ sempre facile decifrare se si tratti di realtà o sogno, in un susseguirsi di situazioni contraddittorie che ricordano Inception di Nolan. Dunque e’ Nolan l’autore che ad un certo punto più ci ritorna alla mente e non solo per gli indecifrati passaggi tra la realtà e l’immaginazione onirica. Ad un certo punto uno dei protagonisti esclama “ricordati di non dimenticare”, che e’ appunto una esplicita (volontaria o involontaria?) citazione del capolavoro di Christopher Nolan, Memento.

Cosa manca allora a “In trance” per esser un film all’altezza del miglior Boyle? L’impressione e ‘ che il Regista ama tanto questa storia che finisce col prendersi troppo sul serio. In altri termini manca quel senso di humour britannico e quell’ironia che caratterizzavano le sue opere più riuscite, da “Shallow Grave”/”Piccoli omicidi tra amici” a “Trainspotting” fino all’Oscar

English: Danny Boyle at the 2008 Toronto Inter...
English: Danny Boyle at the 2008 Toronto International Film Festival for his movie Slumdog Millionaire. (Photo credit: Wikipedia)

winner “The Millionaire”, la capacità cioè anche nelle situazioni più tese e drammatiche di indurre lo spettatore a tirare il fiato con un sorriso, a cogliere momenti di autentica “leggerezza”, con l’unica eccezione forse nella ultimissima scena del film.

C’e’ da dire che il film si mantiene a ritmi sempre alti e godibili, grazie al mestiere di Boyle che riesce ad evitare cadute di tono: anche nella seconda parte del film, ove la storia sembra ad un certo punto un po’ avvitarsi su se stessa, Boyle ha sempre nuove carte da giocare e sorprese per lo spettatore, che, lontano dall’assuefarsi a ritmi blandi, assiste viceversa a colpi di scena a ripetizione e viene talvolta disorientato nel passaggio repentino delle scene dalla veglia al sogno, dalla reale all’immaginario. Infatti non e’ sempre facile decifrare se si tratti di realtà o sogno, in un susseguirsi di situazioni contraddittorie che ricordano Inception di Nolan. Dunque e’ Nolan l’autore che ad un certo punto più ci ritorna alla mente e non solo per gli indecifrati passaggi tra la realtà e l’immaginazione onirica. Ad un certo punto uno dei protagonisti esclama “ricordati di non dimenticare”, che e’ appunto una esplicita (volontaria o involontaria?) citazione del capolavoro di Christopher Nolan, Memento.
Cosa manca allora a “In trance” per esser un film all’altezza del miglior Boyle? L’impressione e ‘ che il Regista ama tanto questa storia che finisce col prendersi troppo sul serio. In altri termini manca quel senso di humour britannico e quell’ironia che caratterizzavano le sue opere più riuscite, da “Shallow Grave”/”Piccoli omicidi tra amici” a “Trainspotting” fino all’Oscar winner “The Millionaire”, la capacità cioè anche nelle situazioni più tese e drammatiche di indurre lo spettatore a tirare il fiato con un sorriso, a cogliere momenti di autentica “leggerezza”, con l’unica eccezione forse nella ultimissima scena del film.

 

 

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