“The spirit of 45” (UK 2013) di Ken Loach –

Un documentario bello come un thriller

Spirit Loc

(marino demata) Da un’Inghilterra insolitamente gelida per meta’ settembre  ripenso agli ultimi film visti e in particolare all’ultimo bel lavoro di Ken Loach. Generalmente non amo molto i documentari, tuttavia devo confessare che “The spirit of 45” mi ha appassionato: e’ stato come un thriller che si e’ già visto (conosciamo abbastanza bene la storia inglese degli ultimi 70 anni) e che tuttavia, come un film di Hitchock, non ci si stanca mai di rivederlo, per cogliere ogni volta nuovi particolari, per ripensare alle trovate del grande maestro della suspense per tenere alta la tensione nello spettatore, fino alla rivelazione finale e al volto dell’assassino (quante volte avro’ visto “Vertigo”/”La donna che visse due volte”? Fino al punto da voler ripassare qualche anno fa per le strade e per il luoghi di San Francisco ove e’ stato ambientato il film…Anche questo fa fare l’”amour fou” per il cinema! )  Ebbene anche in questo caso Ken Loach fa improvvisamente apparire l’assassino nella parte finale del film: anche in questo caso si tratta di un assassino già noto, e’ una donna e si chiama Margaret Thatcher e la vittima e’ il welfare, lo stato sociale e con esso le condizioni delle parti più deboli ed esposte della società inglese che in esso avevano trovato, equità, giustizia, protezione.

Ken Loach speaks at a rally for low-paid clean...
Ken Loach speaks at a rally for low-paid cleaners in London’s docklands (Photo credit: Wikipedia)

Ma procediamo con ordine: attraverso un alternarsi di immagini e di interviste agli ora anziani testimoni di quel periodo, Loach ci fa rivivere l’entusiasmante nascere e svilupparsi, nel 1945, di una coscienza sociale e politica sempre più collettiva e sempre impalpabilmente crescente all’interno della società inglese nel dopoguerra. Loach giustamente collega questa coscienza con quella che già era cominciata a maturarsi e manifestarsi nel popolo inglese nel corso della guerra, sia da parte di chi era stato spedito al fronte, sia da parte di chi era stato chiamato in patria (prevalentemente donne) a lavorare nelle industrie e nei servizi collegati alla guerra. Quando la guerra sta per finire, e’ già presente una consapevolezza: la voglia che il dopoguerra non sia come quello post-grande-guerra del 1914-18, fatto di recessione, crisi, grandi e dilaganti miserie, insopportabili piaghe sociali e odiose ingiustizie di classe. Se ci hanno chiamato come intera società uomini e donne, a lottare e a lavorare, per dare ciascuno il proprio contributo per il progresso della societa’ e dello Stato durante la guerra, abbattendo per qualche anno la piaga della disoccupazione,dicevano i protagonisti intervistati,  perché non si può fare altrettanto in tempo di pace? Cioè mobilitare tutte le forze per una società più prospera e progredita, ma per ciò stesso (“TUTTE LE FORZE”, abbiamo detto) più giusta, più equa, più rispettosa del lavoro di tutti. Loach, attraverso le immagini dell’epoca ed i ricordi di chi vi ha vissuto, ci fa cogliere come questa speranza piano piano divenga consapevolezza collettiva della reale possibilità della sua piena realizzazione e poi vero e proprio programma politico del  Labour party. La forza collettiva di questa idea e’ il vero “Spirito of 45” che spinge come un’onda in piena ad una travolgente vittoria, per la prima volta, dei Laburisti (significative le immagini dell’esterrefatto Churchill che addirittura non riesce a parlare ad un comizio perché ripetutamente interrotto dalla folla che gli grida addosso “Lobour, Labour”).
Ma questo spirito del 45 non si esaurisce con le elezioni: al contrario, si accresce dopo la vittoria ed informa di se tutti gli atti del nuovo Governo (si e’ vero alcuni di essi molto dibattuti, non tutti segnati da evidentissimi successi) ma tutti finalizzati alla realizzazione di quello “spirit”., per il quale la sola  bussola  che orienta ogni azione deve essere l’interesse collettivo e sociale, il benessere per la maggior parte possibile della popolazione e non di pochi. Ecco perche’, prosegue Loach con una pragmatica consequenzialità’ logica prima che storica, i servizi fondamentali sella societa’ e le fonti di ricchezza devono essere gestite dalla stessa societa’ nel suo insieme, nazionalizzati e non, come fino ad allora, gestiti privatisticamente per aumentare i profitti parassitari e le ricchezze di pochi fortunati Nascono cosi riforme e leggi che sarebbero apparse impossibili fino a qualche anno prima, dalla nazionalizzazione della energia elettrica a quella delle miniere di carbone, da quella delle ferrovie (eliminare gli assurdi, dice Loach, di piu’ compagnie che operano sulle stesse tratte addirittura ciascuna con propri binari, che  si ostacolano a vicenda a danno degli utenti) a quella delle poste. E poi prendere di petto, come il governo laburista fece, i due grandi problemi: la casa, attraverso un piano di alloggi popolari, che risolvesse il dramma dei senza tetto e delle coabitazioni forzate e il problema della salute per dire basta al fatto che solo chi aveva i soldi potesse curarsi. Nasce il welfare, lo stato sociale, che ponew l’Inghilterra all’avanguardia nel mondo occidentale in questo campo.

Le riforme furono effettivamente tutte realizzate. Gli anni successivi furono pieni di entusiasmo realizzativo. Si parlo’ dice Loach, di una rivoluzione socialista realizzata per la prima volta in maniera non violenta ma democratica. Tuttavia gli anni successivi, gli anni 50, portarono con se molte contraddizioni e problemi, anche se lo spirito del 45 non si spense del tutto. Qui il discorso di Loach sembra ricollegarsi alla sua intera filmografia. Infatti nel corso del documentario mi sembra che da un momento all’altro possa affacciarsi sullo schermo il volto preoccupato di Carol White alla ricerca di una appartamento per se e la sua famiglia in quel piccolo capolavoro che e’ “Cathy come home” del 1966. e ad altre sue fiction che ripercorrono quegli anni problematici. Ma e’ nulla in confronto alla catastrofe che si abbattera’ sulla societa’ inglese  con l’arrivo dell’assassino, che  si materializzera’ nella persona di Margaret Tatcher. Sua convinzione e suo compito sara’ quello di uccidere lo stato sociale smantellare pezzo dopo pezzo le grandi conquiste realizzate grazie allo spirito del 45. Ma la Tatcher non era sola in questa opera: e’ stata eletta anche da strati della societa’ che non hanno disdegnato di fruire dei risultati dello Spirito del ’45: “Sono gli stessi che esaltavano le riforme e che se ne sono giovati”, esclama indignata una delle intervistate, “ed ora hanno deciso che non vanno piu’ bene…”. Lo smantellamento delle riforme della Tatcher e’ anche lo smantellamento dello “Spitit of 45” e porta a conseguenze nefaste per l’intera societa’ inglese, nuova miseria, sbandamento sociale, disoccupazione. Loach sembra tacitamente rimandarci ai tanti film nei quali ha affrontato le conseguenze della politica tatcheriana, da Riff Raff a “Raining Stones”/”Piovono pietre” a “Ladybird Ladybird” a “My name is Joe”, fino a “”The Navigators”/“Paul, Mick e gli altri”, ove la controriforma e la ri-privatizzazione delle ferrovie riporta indietro di mezzo secolo la storia e genera di nuovo quelle situazioni paradossali che si erano viste all’inizio del documentario riferite al periodo tra le due guerre.
“The spirito of 45” si conclude con l’oggi. Un appello a riprendersi da parte della societa’ inglese almeno un pezzo di quello spirito per difendere con le unghie e con I denti tutto quello che resta dello stato sociale che nemmeno la Tatcher e’ riuscita a smantellare. E significativamente nelle ultimissime sequenze vengono riproposte quelle stesse immagini viste all’inizio, della esultanza e dei festeggiamenti alla notizia della fine della guerra e della vittoria, ma questa volta non piu’ in bianco e nero, ma nei vividi colori della convinzione e della speranza….

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