Visconti e la questione meridionale. Da “ La terra trema” a “Rocco e I suoi fratelli”.

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(marino demata) (Ciclo di film “Emigrati ieri, emigrati oggi” a cura de “La Rive Gauche-Cinema” da venerdi 27 settembre ore 20.30 presso circolo “Affratellamento”, via G.P. Orsini, 73 – Firenze)
Visconti ha osservato e studiato sempre con grande passione e attenzione la questione meridionale. Ci e’ arrivato inizialmente per via letteraria, attraverso i romanzi di Verga, che aveva preso in mano mentre ancora stava girando “Ossessione” nel 1941. Da allora maturò la decisione di fare un film tratto da “I Malavoglia”. Poi, come lui stesso ci ricorda, venne la guerra e la Resistenza “e con la Resistenza la scoperta, per un intellettuale della mia formazione, di tutti i problemi italiani, come problemi di struttura sociale oltre che di orientamento culturale, spirituale e morale.” (“Da Verga a Gramsci” 
di Luchino Visconti in luchinovisconti.net)
Fu allora che  Visconti maturò la convinzione che la questione meridionale costituiva uno dei nodi essenziali della società italiana, un nodo imprescindibile per le forze che volessero affrontare il problema del suo rinnovamento radicale. E fu in particolare la lettura degli scritti di Gramsci sulla questione meridionale ad avere per lui un carattere illuminante. Perché Gramsci aveva spiegato con grandissima acutezza le ragioni e “ il  carattere  del Mezzogiorno come grande disgregazione sociale e come mercato di sfruttamento (di tipo coloniale) da parte della classe dirigente del nord” (ibidem), ma soprattutto aveva anche indicato (al contrario di come avevano fatto tutti gli altri precedenti meridionalisti),  lo schema, la via maestra da seguire per affrontare il problema e superarlo: “l’alleanza degli operai del nord con i contadini del sud, per spezzare la cappa di piombo del blocco agrario industriale: Mi illuminò inoltre, Gramsci, sulla funzione particolare, insostituibile degli intellettuali meridionali per la causa del progresso, una volta che fossero stati capaci di sottrarsi al servilismo del feudo e al mito della burocrazia statale.” (ibidem)
Dunque questi sono i riferimenti da cui nacque “La terra trema”: innanzitutto “ I Malavoglia”, e cioè il “ più alto livello artistico raggiunto sulla base di tale contenuto: da Verga” e la riflessione gramsciana. Alla base del dramma descritto ne “La terra trema” infatti c’e’ un conflitto economico e la chiave e la ragione di tutto, “degli stati d’animo, delle psicologie e dei conflitti, è dunque per me prevalentemente sociale”. (ibidem)

 

Rocco

Con “Rocco e i suoi fratelli” ritorna al tema della questione meridionale, ma aggiornata alla luce di fatti nuovi: nel frattempo infatti l’irresolubilità’ del problema non dico di una vita dignitosa, ma della stessa sopravvivenza per intere famiglie che avessero voluto restare nella propria terra, accompagnato al disinteresse dei poteri pubblici e allo sfruttamento latifondista, aveva fatto nascere la necessità dell’emigrazione verso altri Paesi europei (vedremo il 4 ottobre “Il cammino della speranza” di P. Germi) o verso il nord d’Italia, ove nel frattempo si era sviluppato ed anche consumato il cosiddetto “miracolo economico”.  Nelle sue note Visconti appare indignato, come un intellettuale di sinistra non può che essere, che il Mezzogiorno abbia avuto solo briciole del “miracolo economico” e che il potere pubblico non abbia pensato di fare altro che kilometri di nuove strade asfaltate come rimedio per tutti i mali. “Io – egli dice –  ho voluto ascoltare la voce più profonda che viene dalla realtà meridionale… vale a dire quella d’una umanità e d’una civiltà che….attendono ancora di uscire dal chiuso di un isolamento morale e spirituale che è tuttora fondato sul pregiudizio tipicamente italiano che tiene il Mezzogiorno in condizioni di inferiorità rispetto al resto della nazione.”(ibidem)
Forte di queste basi politiche e letterarie Visconti crea i suoi personaggi di pura finzione e li colloca sulla scia del grande – reale – processo migratorio dal sud verso il nord e ne fa delle tipologie chiaramente riconoscibili e verosimili, che in più abbiano però qualcosa di particolare da dirci, come singoli fratelli e come gruppo tutti insieme. La speranza e la tenace volontà della famiglia Parondi si scontra con il continuo respingimento da parte della città grande, ma poco attrezzata e predisposta alla “accoglienza”.  E questo, dice Visconti parlando dello svolgimento della storia narrata in “Rocco’, non puo’ che  “portare verso la disperazione o verso soluzioni del tutto parziali come quella dell’inserimento individuale, di ogni singolo meridionale in un modo di vita impostogli dall’esterno.”(ibidem)
Ma in questo quadro “Rocco e i suoi fratelli e’ un capolavoro completo, che sopravanza di molto “La  terra trema”. Perché in quel primo film meridionale c’e’ piu’ Verga che Gramsci: in esso e’ presente la denuncia forte di Visconti verso le condizioni della povera gente del sud, che sono dei “vinti” (non a caso quello del Verga si chiamava “il ciclo dei vinti”) senza molte speranze di riscatto. In Rocco invece l’emigrazione, come novità storica e necessità, offre disperazione ma anche, dialetticamente, opportunità.  E in tal senso il personaggio chiave non e’ Rocco, ma Ciro. Rocco infatti rappresenta l’illusione romantica di tenere insieme la famiglia facendo appello alle comune radici alle quali vuole che tutti restino legati e di tenere insieme il “bene” delle proprie origini col “bene” che ostinatamente vuole vedere anche all’interno delle situazioni più brutte che la nuova realtà presenta. Ciro invece e’ diventato un operaio metalmeccanico (ed anche questa scelta di Visconti sembra emblematica) e proprio nelle ultime sequenze del film non a caso  parla “col più piccolo della famiglia d’una visione futura del suo paese che raffigura quella idealmente unitaria del Pensiero di Antonio Gramsci.”

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