Il cammino della speranza di ieri e quello dei morti di Lampedusa

 

Emigrazione-1906- Naufragio della Siro

 

(marino demata) La foto qui sopra non e’ tratta da un film, ma e’ quella di emigrati italiani morti  nel 1906 per il naufragio della nave Sirio. Una tragedia simile a quella di ieri a Lampedusa.
Oggi “La Rive Gauche-Cinema” presenta “Il cammino della speranza” (1950) di Pietro Germi, il secondo film del ciclo sull’emigrazione,  nel giorno in cui e’ stato proclamato lutto nazionale per l’ennesimo dramma legato all’emigrazione di gente disperata che tentava di sbarcare sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore. Noi troviamo estremamente ipocrita che il Governo oggi proclami lutto nazionale per l’ennesima tragedia che coinvolge i nostri fratelli dell’altra sponda del Mediterraneo.  Lo stesso Governo che nulla ha fatto per cancellare quella vergogna internazionale che e’ la cosiddetta legge Bossi-Fini, una disposizione incivile e barbara, indegna di un Paese moderno, che ha reso piu’ facile la perdita di centinaia e centinaia di vite umane e piu’ difficile e complicata la vita per quei “fortunati” che riescono a sopravvivere ai viaggi nei barconi della morte.
Il caso vuole che il nostro film programmato per questa sera, “Il cammino della speranza”,  tratti di  una storia vera, del dramma di nostri connazionali che, come centinaia di migliaia di altri, furono spinti dalla miseria e dalla perdita del gia’ durissimo lavoro nelle miniere siciliane a lasciare il nostro Paese e ad incamminarsi verso la Francia, nella “speranza”, come dice il titolo del film,  appunto di trovare un futuro migliore.
Ecco, e’ importante proprio oggi, (ri)vedere questo film e ripensare al fatto che quello che patiscono oggi i disperati dei nuovi “cammini della speranza” e’ stato quello che hanno patito il nostri padri e i nostri nonni con la disperata fuga dal nostro Paese verso altri Paesi europei, o le Americhe o la lontana Australia.   Questo e’ il senso e il messaggio che abbiamo voluto dare programmando mesi fa questo film inserito nel ciclo dell’emigrazione, che non a caso abbiamo voluto intitolare “Emigrati ieri. Emigrati oggi.” Indicando con quella parola, “ieri”, che il destino di chi oggi muore in mare o viene maltrattato nel nostro Paese da una politica di accoglienza barbara, e’ stato il “nostro” destino condiviso da intere generazioni, che non hanno trovato sbocchi lavorativi.
Avremmo dovuto fare tesoro  delle difficolta’, dei respingimenti, delle tragedie dei nostri connazionali all’estero per evitare, da Paese civile, che cio’ accadesse, nel 21’ secolo, anche per i disperati che arrivano da noi. Avremmo dovuto ricordare quello che scrivevano di noi ad esempio  “la Suisse” di Ginevra o il “New York Times” intorno al 1910, per i quali giornali noi eravamo gli “sporchi italiani” sia come portatori di malattie sia anche di mafie e che ancora nel 1970 lo stesso Nixon fece fatica a smentirlo e ci ricordó come una delle razze immigrate più fastidiose e disoneste dei primi del ‘900!
Ma faremmo bene a ricordare che tra gli “Emigrati oggi” del titolo del nostro ciclo di film, ci sono anche i nostri figli, una intera generazione di giovani, spesso con un inutile titolo di studio,  che hanno purtroppo maturata la convinzione della necessita’ che un loro futuro lavorativo sia possibile solo lontano dal nostro Paese. Anche di questo dovrebbero vergognarsi non solo quelli che difendono la Bossi-Fini, ma anche i nostri governanti che, dando genericamente colpa alla crisi, in realta’ hanno proseguito quella politica econonica che, proprio approfittando della crisi, in Europa e in Italia  negli ultimi anni ha consolidato e incrementato lo spostamento di ingenti redditi dai lavoratori, pensionati e ceti non protetti ai ceti piu’ forti, al capitale speculativo e bancario. Siamo dunque consapevoli che e’ una nuova emigrazione all’estero anche di giovani italiani quella che ci sta sotto gli occhi, che riguarda migliaia di persone che le statistiche e i Governi fanno finta di ignorare e che non si tratta ne’ di crisi ne’ di fatalita’, ma della volonta’ di chi sta meglio a voler stare sempre meglio. E’ piu’ che mai necessario acquistare questa consapevolezza e questa autocoscienza per poter sperare di cambiare le cose.