“Il primo uomo” (2012) di Gianni Amelio tra “recherche” e dramma

Un bel film che oscilla tra la “recherche” dell’infanzia e della fomazione e lo scontro tra gli ideali e la dura realta’ dell guerra di Algeria.

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(marino demata) Qualche giorno fa, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Albert Camus, abbiamo potuto (parzialmente) assistere  ad alcune importanti iniziative promosse a Firenze da numerosi Enti privati e pubblici col titolo “Albert Camus. Solitario solidale.”  Tra queste va segnalato il bel bel film di Gianni Amelio, “Il primo uomo”, tratto dall’ultimo, inedito e incompiuto romanzo di Camus, che il regista, come ci ha raccontato la curatrice dell’iniziativa Sandra Teroni, ha fortemente voluto realizzare, malgrado le difficolta’ per ottenere i diritti per la trasposizione dal romanzo per le  iniziali resistenze della figlia dello scrittore.

Albert Camus, Nobel prize winner, half-length ...
Albert Camus, Nobel prize winner, half-length portrait, seated at desk, facing left, smoking cigarette (Photo credit: Wikipedia)


Osannato dalla critica al Festival di Toronto, e’ sicuramente di uno dei  pochi film italiani di ottimo livello degli ultimi anni, tutto giocato sul filo della memoria individuale e collettiva e sui contrasti del presente. Il protagonista, Jean Cormery (interpretato da un impeccabile Jean Gamblin), professore e scrittore, rappresenta l’alter-ego di Camus e cio’ conferisce al racconto un carattere decisamente autobiografico. Lo scrittore francese, nato in Algeria, torna nel suo Paese di nascita, invitato a partecipare ad alcune conferenze all’Universita’ sulla locale situazione politice e sociale. Li’ Cormery/Camus porta avanti con coraggio i suoi ideali di conivenza pacifica tra algerini e francesi, ma si scontra inevitabilmente con la dura realta’ di un rapporto ormai logorato tra le due comunita’ a causa della politica di stampo coloniale portata avanti negli anni dal Governo della Francia. Una realta’,  fatta di resistenza, lotta armata, attentati, scontri violenti e torture, di fronte alla quale i nobili ideali di Cormely sembrano ormai utopie irrealizzabili e quindi il viaggio, nelle prime battute del film, sembra configurarsi come un fallimento. Tuttavia lo stesso viaggio si rivela ben presto l’occasione, in realta’ gia’ prefigurata dal Cormely, per un itinerario a ritroso nella propria memoria e nei luogi e verso le persone che hanno inciso sulla sua formazione. Una delicata e al tempo appassionata “recherche” che parte dal desiderio/curiosita’ di sapere di piu’ sul proprio padre, mai conosciuto, attraverso la richiesta di piu’ profonde e personali informazioni e ricordi dei quali  la vecchia madre, con la reticenza e discrezione di sempre, non sembra essere molto prodiga. Ma da questa “recherche” iniziale si dipana il filo dei ricordi della fanciullezza e della formazione dello scrittore e dei personaggi che hanno, in un modo o nell’altro, contribuito ad essa,

Français : Tombe d'Albert Camus
Français : Tombe d’Albert Camus (Photo credit: Wikipedia)

soprattutto l’ormai vecchio maestro che ha sempre creduto nelle  capacita’ di Cormely ed ha lottato perche’ continuasse gli studi. Ebbene l’incontro con questo personaggio, dopo tanti anni, rappresenta sicuramente uno dei momenti piu’ riusciti e liricamente piu’ toccanti della storia. Filmicamente Amelio cerca di fare equilibrare e convivere passato e presente e pertanto si alternano flashback/ricordo della fanciullezza-giovinezza-formazione del protagonista con le scene del presente, del suo soggiorno in una Algeri scossa e devastata tra i contrasti tra le due comunita’, dalle violenze e dalle feroci rappresaglie dell’esercito francese. 

Se mi fosse richiesto di esprimere un difetto o una lacuna all’interno di questo bel lavoro, sottolineerei un certo squilibrio tra le due parti, le scene/ricordo del passato e quelle relative al  presente, a favore delle prime. Mi sembra cioe’ che la parte relativa alla descrizione dei ricordi della fanciullezza e formazione sia un po’ dilatata a svantaggio della parte in cui Cormely vive il suo attuale soggiorno ad Algeri, rivede i luoghi e le persone dopo tanti anni e si misura con un presente tragico. Ma mi rendo conto che si tartta di un rilievo legato al fatto che ho amato particolarmente quei momenti del film in  cui Cormely si misura col presente, con l’hic et nunc della situazione attuale cosi’ lontana dai suoi ideali. Perche’ mi e’  piaciuto particolarmente il modo col quale e’ stato reso il contrasto-scontro drammatico tra la realta’ algerina e la sua idealita’ esposta all’inizio all’Universita’: mi e’ sembrato che l’inconciliabilita’ tra reale e ideale riesca a creare in quelle scene momenti di cinema molto alti. E all’interno di queste si collocano le scene secondo me piu’ efficaci e toccanti non solo dell’incontro col vecchio professore di cui si diceva, ma anche e soprattutto col suo vecchio compagno di scuola algerino, da lui pervicacemente ricercato all’interno del vecchio quartiere algerino, ormai trasformato in un ghetto dalla milizia francese. L’incontro tra i due, che pure durante gli anni della scuola avevano quasi sempre litigato, rappresenta a mio giudizio uno dei momenti piu’ alti raggiunti dal film. Non c’e’ tenpo per i ricordi: il presente incalza con i suoi drammi, perche’ il figlio del vecchio compagno di scuola e’ stato imprigionato  per aver partecipato ad un attentato terroristico e torturato (come non ricordare a questo proposito il bellissimo “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo?) affinché’ fornisca i nomi degli altri partecipanti all’attentato. E anche in questo caso si misura la drammatica incongruita’ tra gli ideali e speranze del protagonista (fare leva sulla propria notorieta’ e conoscenze altolocate per salvare la vita del ragazzo) e la dura realta’ (il ragazzo non tradira’ i compagni del Fronte Nazionale di Liberazione e preferira’ accettare la sommaria condanna a morte, sacrificando se stesso alla causa della Algeria libera). 
A me dunque e’ sembrato che questo versante narrativo del film, i contrasti tra gli ideali del protagonista e la dura realta’ che egli trova ad Algeri, proprio perche’ rappresenta il segmento piu’ drammatico e alto del lavoro, meritasse forse un ulteriore approfondimento, anche se a discapito della parte legata al ricordo della fanciullezza, che pure presenta alcuni momenti di vera liricita’.
All’interno della ormai abbastanza ampia filmografia di Amelio mi sembra che questo film abbia un posto di assoluto rilievo. E’ stato un progetto complesso, difficile e, si percepisce, realizzato con la passione e la qualita’ che si mette nelle cose nelle quali si crede veramente…

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