La fiaba nera: “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì

e-stato-il-figlio-500-250Film tratto dal romanzo di Roberto Alajmo, ispiratogli da un fatto di cronaca degli anni ’70, è il primo lungometraggio di Daniele Ciprì, regista di Cinico TV, che di questo ne conserva gli stilemi di base: scene di un livido color seppia, estetica radicale di una sgradevolezza sepolcrale, imbarbarita e cieca, dove ogni mutazione ha il cinismo di un umanesimo smarrito e post apocalittico. Si svolge allo Zen di Palermo, ma è girato a Brindisi grazie al contributo dell’Apulia Film Commission che lo finanzia, anche se resta pur sempre una coproduzione italo-francese. Partecipa al 69° Festival di Venezia dove Daniele Ciprì vince il premio per il miglior contributo tecnico come responsabile della fotografia. Nel suo sviluppo incontreremo personaggi che sono maschere reali, un cantastorie( Alfredo Castro)  che ogni giorno, all’ufficio postale, racconta lontane vicende del quartiere e, in particolare, le avventure disavventure della famiglia Capuano, quasi come gli appartenessero.  Come nel precedente articolo sul film “Reality” di Matteo Garrone, anche qui incontriamo l’uomo agito solo dalla sua volontà di godimento e infatti il capo famiglia, uno stupefacente Toni Servillo, acquisterà, con i milioni piovuti dal risarcimento per l’omicidio della figlia colpita da una pallottola vagante, complice la sua famiglia, una mercedes presidenziale. Ossessione di un assoluto trasposto a oggetto e al ridicolo, in una girandola di primi piani, sofferma amari sorrisi in un siciliano sottotitolato e incarna il tradimento del sacro nella dissoluzione di un presente sporcato d’antico, condannando se stesso e l’altro suo figlio a una jùbris greca senza possibilità di ritorno, Verga ancora una volta ci ricorda la miseria della ricchezza degli ultimi e la carcassa rugginosa di una vecchia mercedes è una sorta di carro funebre silenzioso al tempo.

e-stato-il-figlio-Cipri_h_partb( chiara novelli )

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