La fiaba triste: “Reality” di Matteo Garrone

reality-afficheTratto da un episodio di cronaca, premiato al Festival di Cannes 2012 con il Grand Prix, questa coproduzione italo francese, vuole essere un film che indaga l’identità con i toni di un colorato grottesco, ossia il suo spostamento all’interno del mondo della contemporaneità mediatica. Infatti, come nella ricerca analitica lo sguardo del genitore, della madre, riconoscendoci, ci definisce come identità esistente, così oggi, nella scomposta e distratta realtà sociale odierna, ecco che la presenza dell’occhio catodico che ci ha abituati al gioco dell’intrattenimento piuttosto che alla critica rendendoci tutti bambini, è la presenza che ci definisce come esseri. E’ qui che scatta l’ossessione di Luciano (Aniello Arena, attore cresciuto professionalmente alla scuola di teatro del carcere), pescivendolo napoletano ( il film è in dialetto partenopeo sottotitolato in italiano) che spinto dalla famiglia al provino per la trasmissione del Grande Fratello, passa la prima selezione e, seppur non richiamato, inizia a sostituire la sua realtà affettiva e professionale. con la realtà parallela e allucinata di fantomatiche telecamere che, onnipresenti, lo osservano continuamente mettendolo alla prova. Così, da Napoli, Garrone racconta di un’Italia che, tutta, dissolve la sostanza culturale dei suoi valori sostituendo le proprie radici per conquistare le false stazioni dell’immediatezza del nulla. L’arcaismo del sud raccontato dal regista di Gomorra, è il controcanto della parodia surreale e grottesca del cambiamento antropologico in atto. ma che non dimentica di ricollegarsi e tenersi ben stretto il teatro di Eduardo,  Pirandello. lo stesso Pinocchio dove  il paese dei balocchi è ormai l’unico possibile e Verga i cui poveri diseredati sono comunque destinati al fallimento. Ecco quindi che i Big Brothers, siamo noi intesi come i nostri demoni, quelli che ci chiamano e ci osservano in qualunque momento scatenando, quando meno te lo aspetti, ossessioni, insicurezze, deliri di persecuzione e onnipotenza che distruggono il nostro vissuto fino alla definitiva diserzione negl’inferi della follia, luogo deputato alla definitiva sostituzione della realtà con la finzione.

reality_437896_35965  ( chiara novelli )

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