“Lo sconosciuto del lago” di Alain Guiraudie, ovvero il lago degli sconosciuti.

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(marino demata) “Bisogna solo allontanare il sesso dalla semplice pornografia; il sesso fa parte della vita, fa parte dell’amore e bisogna avvicinarlo alla poesia, al lirismo della sfera della passione.” E’ quanto afferma Alain Guiraudie nel presentare il suo ultimo bellissimo film “L’inconnu du lac”/”Lo sconosciuto del lago” . Come non essere d’accordo con questa affermazione? Io aggiungerei, per contrastare l’obiezione che il sesso e l’amore sessuale dovrebbero far parte delle cose riservate e chiuse nella sfera del privato e percio’ non “mostrate”, che  non esistono elementi della vita privati in se’ stessi o pubblici in se stessi, ma che ci sono L'INCONNU DU LAC LO SCONOSCIUTO DEL LAGO (2)momenti e situazioni in cui e’ giusto che restino nella discrezione del privato e altre situazioni in cui e’giusto, bello e poetico che siano pienamente esplicitati. Come del resto tutto nella vita. E, per opposto, a suffragio di questa affermazione, potrei citare il bombardamento di immagini ben piu’ raccapriccianti e “scandalose” di due corpi impegnati in un amplesso gay, che la realta’ di oggi, e di conseguenza la TV, ci butta seralmente in faccia: gli orrori di corpi mutilati, causa le tante guerre sparse per il mondo e spesso dimenticate, o quelli di centinaia di corpi di clandestini annegati dopo l’ennesimo naufragio.

Dunque nelle immagini di sesso gay esplicito presenti nel film non trovo ne’ compiacimento, ne’ voglia di scandalizzare, ne’ moralismo alla rovescia ma pur sempre moralismo, come qualcuno ha affermato.  Si tratta invece di immagini e situazioni mai gratuite, ma completamente congrue al contesto a cui si riferiscono al messaggio complessivo che l’autore vuole trasmetterci, e sul quale invece conviene focalizzare la nostra attenzione. E’ un messaggio non criptico, ma abbastanza esplicito (appunto, proprio come le scene di sesso) per lo spettatore: la attuale societa’, sempre piu’ marcatamente governata dal capitale finanziario, cosi’ spregiudicatamente consumistica, ha trasformato (o tende a trasformare) tutte le cose in merci, compreso l’uomo, i suoi bisogni e i suoi desideri, compreso il sesso, perdendo di fatto inevitabilmente il suo stesso essere “societa’” a favore di una situazione  che potrebbe definirsi di “assemblaggio di individualita’”, di persone sempre piu’ alla ricerca personale di cio’ che soddisfi i propri bisogni e desideri, anche a discapito dell’altro da se’. Il risultato di questo processo non puo’ essere altro che la mancanza di autentiche relazioni tra gli esseri umani, la solitudine e la disperazione.
Guiraudie riesce a dimostrare pienamente questo assunto facendo di una riva del bel lago de Saint-croix nel sud della Francia la metafora delle odierne societa’ sviluppate, e facendo del libero amore gay – nel film spesso di tipo usa e getta –  la metafora dello stato attuale dei rapporti umani, fatto di prendere e consumare senza curarsi di nulla e di nessuno.
Infatti nel film una delle rive del lago e’ stata col tempo di fatto trasformata in sito di “battuage”, luogo di libera frequentazione e incontro sessuale gay fra gli uomini: una sorta di eden dell’amore libero, senza complicazioni o implicazioni sentimentali di sorta, a volte senza neppure reali rapporti di amicizia e neppure di conoscenza. Qui il protagonista, lo-sconosciuto-del-lago-queer-cannes-regiaFranck, e’ attratto da due poli, sia dalla progressiva conoscenza di Henri, l’unico non-gay a frequentare il lago, appena abbandonato dalla moglie e alla ricerca di serenita’ e di occasioni di riflessione, sia dal desiderio di possedere Michel, altro avvenente frequentatore del lago. L’ostacolo e’ costituito dalla presenza di un amante di Michel, del quale quest’ultimo si sbarazza, assassinandolo in acqua.  Dunque il film prende una decisa virata verso il noir: il regista e’ abile in una operazione di “caricamento” della tensione per lo spettatore, utilizzando anche l’ambientazione, i colori, i toni e l’atmosfera. Non a caso prima dell’assassinio lo svolgimento era solare, l’ambiente era presentato pieno di luce e di riflessi come un bel documentario sulla natura, mentre dopo la scena dell’assassinio tutte le sequenze avvengono al tramonto o di notte, il che accentua il carattere misterioso e un po’ tetro delle rive del lago e della boscaglia circostante. E come in ogni noir che si rispetti, c’e’ anche un ispettore con impermeabile, secondo i modelli classici. Ma il ruolo e’ diverso rispetto al film classico. La mia impressione e’ che il regista assegni all’ispettore un importante compito didascalico: il personaggio infatti, nel tentativo di individuare l’assassino, scopre, anche con una certa sorpresa, il carattere impersonale dei rapporti che si svolgono sulle rive del lago, ove si muovono personaggi che si frequentano senza mai conoscersi realmente l’uno con l’altro, senza mai creare legami simpatetici, senza mai legarsi in  amicizia. L’ispettore si rende presto conto che non si tratta di omerta’ o tentativo di nascondere qualcosa l’uno dell’altro: la verita’ e’ che i frequentatori del lago trascorrono intere giornate l’uno accanto all’altro senza mai conoscersi veramente. Piu’ che il nome dell’assassino, questa e’ la vera scoperta che l’ispettore fara’, e questo sembra appunto essere la vera funzione di questo personaggio per cio’ stesso molto significativo.
In questo film Guiraudie riesce a fondere molto bene ironia e tragedia, eros e morte, erotismo e thriller. Mix gia’ tentato in altri suoi precedenti film (uno su tutti: “Le roi de l’évasion”), ma questa volta riuscito molto meglio in un’opera che comunica molto allo spettatore, esaltandone la funzione “voyeristica” che il cinema per vocazione e per struttura non puo’ non avere.
Il film, presentato al recente festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, ha avuto ampi consensi dalla critica e ha meritatamente portato a casa il premio per la migliore regia della sezione. Ma ha avuto ampi consensi anche al botteghino e non solo in Francia. 

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