“Prisoners” (2013) di Denis Villeneuve – Dopo “La donna che canta” un altro film interessante!

Prisoners2

“Prisoners” (2013) di Denis Villeneuve  –  Denis Villeneuve e’ il talentuoso regista franco-canadese che ha firmato due anni fa “La donna che canta”, il film che presentiamo questa sera e domani sera a Firenze per il ciclo sull’emigrazione. E’ nelle sale in tutt’Italia quest’altro bel film messo a segno Villeneuve, che ribadisce la buona tradizione e l’ottimo momento del cinema Canadese del Quebec, di lingua francese.

(bruno coppola)  E’ un film ben fatto, questo si può dire, poco altro però si può aggiungere. Villeneuve, il regista, ce la mette tutta, anzi ci mette di tutto, per confezionare un buon prodotto, un thriller avvincente e mozzafiato e, tutto sommato, non si può dire che abbia del tutto fallito, ma neppure che abbia realizzato un capolavoro, un thriller è veramente bello quando la trama è sorretta da una logica inconfutabile, quando c’è sempre una ragione per ogni singolo passaggio, movimento, interiore o esteriore che sia, qui invece sia i movimenti esteriori (gli avvenimenti che si succedono), sia quelli interiori (psicologici), lasciano molto a desiderare in quanto a rigore.

Prisoners1

Scompaiono due bambine misteriosamente, mentre giocano nelle vi-cinanze di un camper abitato da un minorato (“ha l’età mentale di un bambino di dieci anni, dice il poliziotto che conduce le indagini, non può aver organizzato un rapimento”), il padre di una delle due bambi-ne non si rassegna alla sua innocenza, e, quando il disgraziato viene ri-lasciato per assenza di prove, lo sequestra e lo tortura per farlo confessare, intanto il poliziotto prosegue le sue indagini, come si dice, in tutte le direzioni senza scoprire granchè, poi una serie di colpi di scena, alcuni ben costruiti, molti gratuiti e forzati, conducono il film, che dura due ore e mezza, alla scontata, lieta (si fa per dire, visto che i morti e le scene macabre non mancano) conclusione.

Prisoners 3

Abbondano le citazioni da altri films, alcune evidentemente volute e consapevoli, come quelle da “Cane di paglia” (il minorato braccato), “Psyco” (la follia omicida), “Il silenzio degli innocenti” (il rapimento), altre probabilmente non volute e non consapevoli come quella dal no-stro “Il borghese piccolo piccolo” (sequestro e tortura), ancor più ab-bondano gli accorgimenti narrativi: uno dei personaggi principali du-plicato nel suo “doppio”, la vecchia pazza e criminale, il poliziotto pie-no di buona volontà ma decisamente inetto, il padre torturatore e fascista, le cui azioni sono difficilmente giustificabili dal legittimo dolore (il dolore vero conduce più credibilmente alla pietà che non alla cru-deltà e alla spietatezza), l’altro padre passivo e inconsistente, incapace di assumere una posizione indipendente e autonoma, semplice “spalla” del primo, le due madri tratteggiate in maniera non indimenticabi-le: “tipi” umani che dovrebbero descrivere e rappresentare le profon-dità della coscienza e i suoi sconvolgimenti ma che si presentano ba-

nali stereotipi, privi di autenticità e di tensione, non riescono a deter-minare nessuna identificazione da parte dello spettatore, la suspence è garantita dalla successione affannosa e affannata degli avvenimenti, si poteva fare molto di più e di meglio.

RELATED ARTICLES
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...