Hannibal di Ridley Scott (1999)

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“Quanto tempo può nascondersi un uomo prima di tornare a fare ciò che meglio gli riesce?”.

 

annibal(chiaranovelli)Tratto dalla saga dei romanzi di Thomas Harris, da cui lo straordinario “Il silenzio degl’innocenti” (1994), ritroviamo sempre con Anthony Hopkins-Hannibal Lecter che è riuscito a sfuggire alla sorveglianza del manicomio criminale di Baltimora ed è arrivato a Firenze, si nasconde sotto il nome di Prof. Fell, acculturato bibiofilo. han01Nel corso della sua latitanza, ha potuto apprezzare i piaceri dell’arte, ma l’agente federale Clarice Starling( non più Jodie Foster, ma Julienne Moore), sospesa dall’incarico per aver ucciso cinque persone in una sola azione, non si è certo dimenticata di lui.Hannibal-2001-anthony-hopkins-julianne-moore Nel sequel troviamo anche il personaggio di Mason Verger, sua antica vittima orrendamente sfigurata( Gary Oldman) che mette su di lui una taglia di tre milioni di dollari e  riesce ad attirarlo in una trappola usando come esca proprio la stessa Clarice. Di lui già sospetterà presto l’ispettore Pazzi (Giancarlo Giannini).Hannibal-2001-Giancarlo Giannini-Inspecter-Pazzi

Il confronto con “Il silenzo degli Innocenti” è impossibile: non perchè forma e contenuto di questo film siano peggiori ma perchè si tratta di due approcci completamente opposti, infatti il film di Jonathan Demme era una sottile psicoanalisi del lato oscuro del comportamento umano, gotico americano, consapevole che l’incubo può generarsi dall’infanzia e poi giacere sotterraneo, pronto a riemergere al primo fattore di crisi dell’età adulta.  Invece il film di Scott diventa un impattante mercato di immagine e di umorismo nero, effetti speciali alla Peter Jackson e ammiccanti sottintesi. In qualche modo, Lecter e Clarice continuano a vivere una loro “storia d’amore” competitiva e morbosa, qui, però, diventa tutto fin troppo esplicita: anche perché all’inizio Scott ci illude, per poi invece ricondurre la vicenda nell’ottica del “Cannibale” e questo è il difetto del regista inglese, ossia l’ essersi limitato a dirigere l’episodio di una serie, senza impossessarsi di quegli elementi che potevano trasformare la saga tratta dai romanzi di Thomas Harris in un film personale. Ovviamente ha grande mestiere, soprattutto nelle scene d’azione; ma altrettanto ovviamente gioca d’astuzia, sfiorando la confezione stilisticamente troppo perfetta che non fa paura, non inquieta, ma finisce per essere un “film d’attore”, dominato da un Hopkins consumato e sornione, che ha trasformato un mostro in un eroe barocco e moralista dei nostri tempi, con un suo personale e distorto senso di giustizia.Hannibal I valori aggiunti di questa produzione sono certamente la location – i vari centri artistici, il ponte vecchio – la maggiore energia figurativa di Scott rispetto al più “intimista” predecessore, e perché no, il quanto di italianità con la bravura di Giannini e l’appeal di Francesca Neri nel ruolo di sua moglie.

Barocco invece che stilizzato, moralista invece che amorale, estetizzante invece che disperatamente (quasi proletariamente) spoglio. E anche (purtroppo) perso dietro suggestioni da città d’arte (Firenze), orrori da cultura dantesca, morbidezze di gusto europeo. Così “Hannibal” secondo Ridley Scott, messo di fronte a “Il silenzio degli innocenti”, il ruvido “gotico americano” di Jonathan Demme. Altra scuola, quella di Demme, altra profonda volontà disturbante, altra – autentica – consapevolezza dell’incubo che può generarsi dall’infanzia e poi giacere là, sotterraneo, per riemergere in età adulta.

Che il cuore delle avventure di Lecter e Clarice sia la storia d’amore tra Lecter e Clarice era chiaro fin dal film di Demme. Il difetto di Ridley Scott è di essersi limitato a dirigere un pezzo di una serie, senza impossessarsi di quegli elementi che potevano trasformare la saga di Harris in un film personale

.Thomas-harris

L’autore statunitense Thomas Harris, padre di Hannibal Lecter, ha scritto “Hannibal Rising”, nuovo capitolo della saga dedicata al cannibale.
Il testo è stato scritto quasi in contemporanea alla sceneggiatura di “Young Hannibal: Behind the Mask”, titolo di lavorazione con il quale è stato completato il film tratto dall’ultima avventura letteraria del 2007, dove l’rgomento di film e libro è la crescita di Lecter, dall’infanzia in Lituania con i tragici avvenimenti della seconda guerra mondiale, all’adolescenza a Parigi, l’arrivo negli Stati Uniti.

         

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