“American hustle” (2013) di David O. Russell

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(bruno coppola) Gradevole commedia che ricorda da vicino La stangata, con un Paul Newman in meno e una deliziosa Amy Adams in più.Irving Rosenfeld (Christian Bale) è un abile imbroglione finanziario, incontra una donna (Amy Adams), se ne innamora e ne fa la sua complice, insieme rendono più efficace il sistema truffaldino che lui ha inventato, tutto sembra procedere a gonfie vele (compresa l’inevitabile love story, benché lui sia sposato e abbia un figlio) quando fa la sua comparsa un ambizioso agente dell’FBI che li scopre, sorprende lei con le mani nel sacco, l’arresta ma, anche perché affascinato dalla sua bellezza, la rimette in libertà e decide di utilizzare ai suoi scopi il talento criminale dei due, promettendo loro l’impunità in cambio della collaborazione.I suoi scopi consistono nell’incastrare politici e mafiosi, dimostrando la disponibilità dei primi a essere comprati e denunciando inconfutabilmente le malefatte dei secondi.Amy Adams;Jennifer Lawrence
Per conseguire lo scopo occorre costruire una trappola dentro cui far cadere gli uni e gli altri, l’esca è il buon sindaco di Camden, una città del New Jersey, amatissimo dai suoi concittadini, i pescatori sono Irving e la sua amante (ma forse ancora per poco perché lei sembra non essere indifferente alle sue avances) – complice.Ma niente è come appare, recita il sottotitolo del film, l’agente dell’FBI è spinto non dalla sete di giustizia ma da una narcisistica ambizione, la trappola diventa una scatola cinese o un sistema di specchi, chi gioca finisce per essere giocato, gli unici a uscirne indenni sono proprio i peggiori, i mafiosi.|
E’ una commedia in technicolor, un po’ nera, un po’ gialla, molto rosa, ma il tema è interessante e svolto con intelligenza e buon gusto: che cosa è vero e che cosa falso, ma soprattutto ciò che appare è reale o immaginario, artificiale, costruito, cioè falso? Naturalmente il tema non è nuovo, né privo di risvolti drammatici e inquietanti, anche se nel film sono trattati naturalmente in chiave spettacolare e ironica. Il personaggio di lei, interpretato dalla splendida Amy Adams, ad un certo punto del film, pressata dall’agente, che si è innamorato di lei e vorrebbe farla sua, esclama: “lo faremo quando tutto sarà vero, quando io sarò vera!”. E’ la metafora del film, il gioco della verità che si trasforma nel suo contrario e poi ancora nel suo contrario, in una fantasmagoria di situazioni che stimolano lo spettatore ad andare al di là del banale appiattimento sulla realtà apparente per scoprire e interpretare ciò che si nasconde sotto di essa, alla fine giungendo alla conclusione un po’ amara che ciò che si nasconde non è migliore di ciò che si mostra e che la verità non è migliore della bugia, anzi.

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