“Accendi la luce che e’ in te”: Lettera alla figlia di Martin Scorsese – La lettera di pochi giorni fa sui cambiamenti nel cinema.

(marino demata) Nel corso della lavorazione del suo ultimo attesissimo film “The wolf of Wall Street”, Martin Scorsese, sempre molto attento alle tendenze ed alle nuove problematiche del cinema si lascia andare ad una serie di importanti riflessioni sul presente e sul futuro e lo fa sotto forma di una bella e toccante lettera aperta alla propria figlia. La lettera e’ stata pubblicata solo pochi giorni fa solo sul primo numero dell’Espresso del 2014. E questa per noi amanti del cinema e’ una grande nota di merito per quel settimanale. 

Commentare e pubblicare ora questo bellissimo esempio di letteratura cinematografica ci sembra il modo migliore per concludere questa settimana in cui abbiamo parlato prevalentemente proprio di Scorsese, del suo cinema, della sua formazione cinematografica a partire soprattutto dalla da lui amatissima lezione del neo-realismo italiano. A proposito, chi tra gli amici non ha avuto ancora occasione di vedere i tre filmati dal suo documentario “Il mio viaggio in Italia”, puo’ farlo ancora perche’ essi si trovano sulla ns pagina facebook
https://www.facebook.com/cinema.rivegauche ancora situati abbastanza in alto da poterli agevolmente trovare (due versioni diverse: edizione italiane e edizione con i sottotitoli in inglese).
Nella “Lettera alla figlia” qui Scorsese parte dalla categoria del “cambiamento” come espressione piu’ caratteristica dei tempi nostri. Il cambiamento di tutto e di tutti ci investe quotidianamente con incredibile rapidita’ ed anche violenza. Esso investe anche il cinema nel bene e nel male. Un esempio di cio’ che e’ cambiato nel cinema e’ la piu’ agevole possibilita’ da parte di chiunque di fare cinema. Ovviamente questa piu’ facile possibilita’ tecnica, offerta a tutti, non viene da tutti utilizzata positivamente per fare bei prodotti, ma anche per fare lavori mediocri o decisamente modesti, il cui numero e’ proporzionalmente in crescita. A tal proposito non a caso egli dice “gli strumenti non fanno il film, tu lo fai. Chiunque può prendere una videocamera, cominciare a girare…. Fare un film – quello che hai bisogno di fare – è un’altra cosa. Non ci sono scorciatoie.”scorsese2
I cambiamenti portano con loro delle sfide che dunque occorre saper raccogliere nel miglior modo possibile e valorizzare, producendo possibilmente opere positive ed utili oltre che belle.
I tumultuosi mutamenti in questo settore (basti pensare al digitale) hanno gia’ portato in epoca abbastanza recente a raffinare la tecnica del restauro dei migliori film del passato. E il nostro Scorsese si e’ impegnato fortemente in questo e ce ne mostra esempi e cognizioni appunto nel suo documentario “Il mio viaggio in Italia” con i suoi continui filmati dal meglio del cinema italiano, da lui amatissimo e dal quale ha voluto trarre, come lascia intendere alla figlia, materiale di insegnamento su come fare grande cinema tenendo presenti appunto i classici italiani.

Ecco la Lettera alla figlia (pubblicata in Italia su L’Espresso):

Carissima Francesca,

ti scrivo la presente in relazione al futuro. Guardo a questo futuro attraverso la lente del mio mondo. La lente del cinema, che è stato il centro di quel mondo.

Negli ultimi anni ho realizzato che l’idea di cinema con la quale sono cresciuto, la stessa che trovi in tutti quei film che ti ho fatto vedere sin da quando eri piccola e che era ancora in espansione quando ho cominciato a fare film, sta scomparendo. Non mi riferisco ai film che sono già stati fatti. Parlo di quelli che verranno.

Non intendo essere disfattista. Non scrivo queste parole assecondando alcuno spirito di resa. Al contrario, ritengo che il futuro sia radioso.

Abbiamo sempre saputo che i film fossero una forma di business, e che l’arte del cinema fosse possibile proprio in virtù di questo suo allineamento a tali condizioni. Nessuno di quelli tra noi che hanno iniziato negli anni ‘60 e ‘70 coltivavano illusioni a riguardo. Sapevamo che avremmo dovuto lavorare sodo per difendere ciò che amavamo. Sapevamo pure che sarebbe potuto capitare di attraversare periodi brutti. E suppongo che, fino a un certo punto, realizzammo che ci saremmo trovati dinanzi a un tempo in cui ogni inconveniente ed ogni elemento imprevedibile all’interno del processo di un film sarebbe stato minimizzato, se non addirittura eliminato. Il più imprevedibile elemento di tutti? Il cinema. E le persone che lo fanno.

Non voglio ripetere ciò che è stato scritto e detto da molti altri prima di me in relazione ai mutamenti in questo settore, e sono rincuorato dalle eccezioni alla tendenza generale – Wes Anderson, Richard Linklater, David Fincher, Alexander Payne, i fratelli Coen, James Gray e Paul Thomas Anderson stanno riuscendo a fare i loro film, e Paul non solo è riuscito ad avere The Master in 70mm ma ha anche avuto la possibilità di farselo proiettare così in alcune città. Chiunque abbia a cuore il cinema dovrebbe esserne grato.

Inoltre sono commosso da tutti quegli artisti che riescono ad avere il proprio film in tutto il mondo, in Francia, in Corea del Sud, in Inghilterra, in Giappone, in Africa. Sta diventando sempre più difficile ma c’è chi sta riuscendo ad andare sino in fondo.

Tuttavia non credere che io sia pessimista quando avverto che l’arte del cinema e l’industria siano adesso ad un crocevia. L’intrattenimento audio-visivo e ciò che noi conoscevamo come cinema – immagini in movimento concepite da individui – sembra essersi incamminato verso differenti direzioni. In futuro è probabile che vedrai sempre meno di ciò che riconosciamo come cinema negli schermi dei multisala e sempre più in sale più piccole, online ed in spazi e circostanze che non sono in grado di prevedere.Espresso-Martin-Scorsese

Dunque perché il futuro è così radioso? Perché per la primissima volta nella storia di quest’arte i film possono seriamente essere realizzati con davvero pochi soldi. Tutto ciò era inaudito quando io stavo crescendo, ed i progetti estremamente a basso costo erano l’eccezione anziché la regola. Oggi è il contrario. Puoi avere immagini meravigliose con macchine da presa accessibili. Puoi registrare il suono. Puoi montare, mixare e correggere il colore a casa. Tutto ciò è destinato a passare.

Ma con tutta la dovuta attenzione nei riguardi dell’attrezzatura che serve a fare film e degli avanzamenti tecnologici che hanno consentito tale rivoluzione nel settore, resta una cosa importante da ricordare: gli strumenti non fanno il film, tu lo fai. Chiunque può prendere una videocamera, cominciare a girare e mettere tutto insieme con Final Cut Pro. Fare un film – quello che hai bisogno di fare – è un’altra cosa. Non ci sono scorciatoie.

Se John Cassavetes, mio amico e mentore, fosse vivo oggi farebbe certamente ricorso a tutto l’armamentario disponibile. Ma avrebbe detto le stesse cose che ha sempre detto – devi essere completamente votato al lavoro, devi dare tutto di te stesso, e devi proteggere quella scintilla che ti ha portato a fare il film da principio. Devi proteggerla con la tua stessa vita. In passato, dato che fare film era così costoso, dovevamo proteggerla dallo sfinimento e dal compromesso. In futuro dovrai impegnarti contro qualcos’altro: la tentazione di seguire la corrente e permettere al film di andare alla deriva.

Non si tratta solo di cinema. Non esistono scorciatoie per nessuna cosa. Non sto dicendo che tutto debba essere difficile. Sto dicendo che la voce che ti ha ispirato è la tua voce – è la voce interna, come dicevano i quaccheri.

Sei tu. È la verità.

Con amore,

Papà

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