“Il capitale umano” (2014) di Paolo Virzi’

Il capitale umano

(bruno coppola) Accade invariabilmente: un film (o un libro) propone artisticamente, cioè in una proiezione fantasmatica, la visione di uno squarcio di realtà cittadina, regionale, nazionale, sforzandosi di andare al di là del banale rispecchiamento dell’apparente e dello scontato o al di qua dell’altrettanto – spesso, troppo spesso – banale affabulazione fantastica, cercando di capire, di analizzare, di rappresentare l’ineffabile delle situazioni e dei comportamenti, l’invisibile della storia e della realtà, creando fantasmi poetici, scolpendo tipi umani… ed ecco che l’imbecille di turno salta su e, con fare paternalistico o intimidatorio, comunque irrazionale e reazionario, ammonisce che “quella rappresentata non è tutta la realtà”, oppure addirittura che “è diffamatoria, denigratrice”, ecc.

E’ accaduto innumerevoli volte con la Sicilia, con Napoli, con la Lucania, ora accade con la Brianza: il film di Virzì diffamerebbe le anime belle, denigrerebbe un’intera provincia del bel paese, ne mostrerebbe lati in realtà inesistenti o marginali, insomma offenderebbe l’anima del popolo.

Non vale neppure la pena di replicare nel merito.

Il film di Virzì è un gran bel film, duro, spietato, interpretato in maniera magistrale da un gruppo di grandi attori.

Narra di un paese (il paesaggio scheletrito e ghiacciato è altamente simbolico) e di una comunità di persone che vivono all’insegna del danaro e del potere, senza scrupoli, senza pudore, senza pietà. E’ proprio il personaggio meno negativo, più innocente e tenero (e qui sta la bravura e l’onestà intellettuale del regista), che investe e uccide un ciclista senza soccorrerlo, ingoiato dalla paura per la sua vita già segnata dalla precarietà, dalla marginalità e dall’autolesionismo. Tutt’intorno a lui si scatenano le passioni del paese, tra tentativi di protezione familistica, silenzi e connivenze. Alla fine è il personaggio più laido di tutti che ristabil_capitale_umano2lisce la verità, non per amor del vero, ma per poterci speculare, incurante perfino dei sentimenti della figlia, innamorata del ragazzo che ha commesso il reato, ostinata nella sua omertosa reticenza.

E’ un film duro e forte che apre uno scenario tremendo non sulla vita della Brianza (magari si potesse pensare che solo in quell’angolo di mondo gli uomini sono così meschini, ignobili e corrotti!) ma sulla vita

in generale e sullo stato di salute della società degli uomini, le cui relazioni sono ridotte a scambi di merci, ad ambizioni sbagliate, a una proterva difesa di se stessi a scapito di tutti gli altri, a un arrabattarsi con l’unico scopo di fare affari e aumentare potere e peso sociale, a una corsa insensata verso il nulla e la morte.

Che gli uomini non siano completamente buoni e completamente cattivi, ma grigi, sospesi nel limbo di una quasi vita e di una quasi morte, lo sappiamo già tutti o almeno lo intuiamo, ma che siano (diventati?) così tristi, disumani, feroci? La storia è il decadimento dell’essere, dicono i reazionari, il cosiddetto progresso è in realtà un regresso, la storia consista tout court in un irreversibile avvicinamento al non-essere, qualche volta sorge il dubbio che abbiano ragione loro. Ma c’è mai stato un momento di pienezza dell’essere dal quale, come per un processo di entropia, ci siamo distaccati fino a perderla e dimenticarla del tutto? Un paradiso terrestre a cui il peccato originale ci ha strappato?

Un laico non può aderire a una simile teoria, la ragione finita e umana, nella quale si riconosce, non gli permette di rifugiarsi nella trascendenza e nella metafisica. Può pensare allora che sia la particolare storia nella quale ci ritroviamo, questa nostra storia, che conduce inevitabilmente al disastro di un vivere senza amore, onestà, sincerità, coraggio, dignità. E in questo caso è possibile ipotizzare un’altra strada, un’altra direzione in cui incamminarci, prima che sia troppo tardi? Anche l’utopia essendo un’insopportabile forma di metafisica della storia, si potrebbe almeno cercare di vivere come se fosse realmente possibile, sarebbe una scommessa, solo una scommessa, ma in caso di perdita non avremmo perso realmente nulla e in caso di vincita avremmo guadagnato la felicità. 

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