“Miele” di Valeria Golino, 5 motivi per vedere il film – lunedi 03 febbraio ore 20.30 Firenze – Circolo Arci Boncinelli

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LUNEDì 3 FEBBRAIO ORE 20.30 

al Circolo ARCI Piero Boncinelli-via di Ripoli,209 – Firenze
RIVE GAUCHE-ARTECINEMA
e
La citta’ di Murex
presentano il film“MIELE”di VALERIA GOLINO (2013)

"Miele" di Valeria Golino, 5 motivi per vedere il film

Jasmine Trinca in “Miele” (Bim Distribuzione)
(simona santoni – panorama)  1) L’eutanasia affrontata senza giudizio. Dopo Amour di Michael Haneke e Bella addormentata di Marco Bellocchio anche Valeria Golino “osa” trattare una tematica coraggiosa e ostica come quella dell’eutanasia. Lo fa tramite la figura di Miele (Jasmine Trinca), una ragazza che ha scelto come lavoro quello – per niente legale in Italia – di aiutare le persone malate e sofferenti a morire. La Golino filma però senza alcun intento ideologico, senza dare risposte e senza cercare confronti coi due illustri predecessori, trovando una strada totalmente sua. “Quando ho saputo che Haneke e Bellocchio stavano scrivendo i loro film e che sarebbero usciti prima del mio, mi sono sentita schiacciata“, racconta Valeria con umiltà e ironia. “Abbiamo cercato di finirlo il prima possibile“, scherza Scamarcio, che è anche autore di qualche secondo di girato, tramite la sua D5. E ancora Valeria: “Ho visto i loro film solo dopo il montaggio di Miele. Avevo l’apprensione di essere condizionata“.

2) Jasmine Trinca, de nuevo tu. L’abbiamo appena vista in Un giorno devi andare di Giorgio Diritti, e ora Jasmine torna con un nuovo ruolo da piena protagonista. È lei che riempie ogni respiro, ogni bracciata nel mare di Fregene, ogni sguardo di Miele. L’attrice è in pieno splendore artistico, solida e capace di reggere tutto un film sulle sue spalle, di un’intensità convincente, che solo talvolta rischia però di strabordare. “È l’età della maturità, scavalcati ormai i 32 (compiuti lo scorso 24 aprile,ndr): s’è svegliata la Trinca“, scherza lei amabilmente.

3) Il maestro Carlo Cecchi. A rompere la routine di “angelo della morte” di Miele entra un ingegnere cinico e riservato, che ha bisogno dell’aiuto di lei per morire. Vuole farla finita però non perché malato, solo perché ha perso ogni interesse per la vita. Lo interpreta uno dei migliori attori di teatro nostrani, Carlo Cecchi, che dà al suo personaggio charme, distacco, sagacia, inafferrabilità… “Carlo Cecchi è stata la prima scelta“, racconta la Golino. “Mi interessavano la sua reticenza, la sua leggerezza, la sua presenza comunque giovanile“.

4) A 46 anni il coraggio di un esordio. “Dopo il corto, era un’esigenza realizzare un film da regista“, dice Valeria Golino, che ha trovato nel romanzo A nome tuo di Mauro Covacich la storia da raccontare. Una storia agrodolce e difficile, che potrebbe rischiare di strizzare l’occhio all’emotività, di spingere troppo sul dramma, di sollecitare intenzionalmente le lacrime. Valeria invece non lo fa, anche ben consigliata dal suo staff: “Il direttore della fotografia, l’ungherese Gergely Poharnok, mi ha suggerito di evitare sequenze di sogno: gli unici momenti in cui Miele ricorda la madre sono legati al bianco della neve“. La tematica dell’eutanasia può essere sabbia mobile in Italia, ma Valeria non ha paura: “Non temo reazioni politiche o della stampa sull’eutanasia, temo anzi che non ce ne siano. Ben venga se Miele servisse a parlarne“. Valeria è anche autrice della sceneggiatura, insieme a Francesca Marciano e Valia Santella. Rimettersi in gioco a 46 anni, cercando anche una cifra autoriale, è una scelta di tutto rispetto.

5) Colonna sonora e immagini. Le inquadrature sono ricercate, tra giochi di specchi, vetri, corridoi (è avvolgente il gioco labiale, di sguardi e di mani tra Miele e il ragazzo della discoteca interpretato da Gianluca De Gennaro). Le musiche che accompagnano il film sono un puzzle intrigante, dalla superbaIo sono il vento eseguita da Marino Marini alla chanson francese Les Sabots D’Helene di Georges Brassens ai ritmi elettro-pop di Found out eseguita da Caribou. “Non volevo una colonna sonora di commento al film, non volevo essere io a suggerire la commozione“, racconta la regista. “Ho inserito musiche che mi piacevano, che mi ha fatto sentire Riccardo o amici. Io sono il vento l’ho ascoltata a casa della mia sceneggiatrice. (Nothing but) flowers dei Talking Heads è l’unica già presente nel libro“. Scamarcio aggiunge: “Tonadillas di Granados la voleva usare Sergio Rubini nel finale del filmColpo d’occhio: gli abbiamo chiesto di usarla“.

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