Ancora su “Nebraska” (2013) di Alexander Payne

Nebraska poster
(marino demata) Attraversare tre Stati del Mid-West Americano, dal Montana al Nebraska, per uno totale di 900 miglia di viaggio in auto per convincere il proprio padre che la lettera ricevuta che comunica la vincita di un premio milionario in realta’ e’ solo una truffa. L’ostinazione del vecchio Woody Grant, che non si spaventerebbe neppure di percorrere a piedi le 900 miglia che lo separano dallo sperato premio milionario,

convincono alla fine il figlio David ad accompagnarlo in auto, contro il parere della madre. Nasce cosi’ l’occasione per costruire da parte del regista Alexander Payne un delizioso road movie lungo i deserti degli Stati del nord-ovest dell’America piu’ immobile e conservatrice, simbolicamente rappresentata dalla brutta e minuscola cittadina di Hawthorne, in mezzo al deserto, ovvero al centro del nulla, da dove sembra che i due protagonisti continuamente vadano via, mentre in realta’ continuano ad esser li oppure continuano a ritornarvi incessantemente. Quando finalmente arriveranno a Lincoln per reclamare il premio milionario e Woody si rendera’ conto che si e’ trattato proprio di una truffa di carattere pubblicitario, la strada del ritorno verra’ intrapresa senza tristezza ne’ malinconia: in realta’ i nostri due eroi, padre e figlio, tornano con un grande premio di consolazione: la consapevolezza di aver trascorso finalmente e dopo tanti anni qualche giornata insieme, essersi parlati, Nebraska-0conosciuti, aver appreso l’uno dell’altro. Si, tutto questo puo’ sembrare una esagerazione solo per chi ha poca conoscenza di come si vive nei remoti Stati attraversati dai nostri due eroi, quale e’ il rapporto interpersonale all’interno delle famiglie-tipo, di cosa si nutre la vita di relazione. In questo quadro non e’ affatto una stranezza che un figlio sappia poco o niente del passato del proprio padre, se non che ha fatto la guerra di Corea, e che un padre non sappia quasi nulla del proprio figlio. Si perche’ li’ e’ possibile che un padre e un figlio non si scambino mai la parola, non si siano mai scambiati un bacio nella loro vita! Li’ il deserto sembra circondare ,fisicamente e non solo,ogni uomo, ogni essere e privarlo della possibilita’ di un vero rapporto con l’altro. Sara’ dunque il viaggio a colmare le desertiche distanze tra padre e figlio e a determinare un vero inizio di conoscenza reciproca.
Vero road-movie, Nebraska diventa subito un film-viaggio di formazione di una graduale consapevolezza dell’altro da se’, che pure sembrava all’inizio impresa difficile, impossibile. La formazione di una consapevolezza da parte di uomini “duri’ che in realta’ mettono a nudo tutte le loro fragilita’ e pezzi consistenti di vera umanita’, celati una intera vita sotto una scorza artificiale e nascosti all’interno di un nudo deserto. Un padre apparentemente sicuro di se’ che in realta’ piu’ che alla ricerca della sua presunta vincita milionaria e’ alla ricerca di uno scopo che gli tenga occupato quello che rimarra’ della sua vita, ed un figlio totalmente insicuro (vediamo all’inizio che non sa come comportarsi con la sua ormai quasi ex-compagna perche’ non sa neppure decifrare  i propri sentimenti), che e’ alla ricerca di qualche certezza, di qualche punto di riferimento meno precario di quelli finora ricevuti.
E’ il quarto film di Payne girato nel suo Stato natale del Nebraska ed e’ soprattutto il primo film del nostro regista girato per scelta stilistica in un bianco e nero straordinariamente bello, dai contorni sfumati e quasi colorati, ove le lunghe ombre dei tramonti nel deserto sembrano trovare nuova inaspettata colorazione, pur attraverso la semplicita’ stilistica e tecnica di una camera digitale e di lenti anamorfiche, Si tratta di un film che, pur ricorrendo ad un genere e ad un tema al quale il cinema nebraska1americano (e la letteratura americana) ha fatto spesso riferimento, si fa molto apprezzare per il modo col quale sa entrare nella mentalita’ dei personaggi, didascalicamente emblematici come si diceva sopra, e per il modo col quale ci fa partecipare alla trasformazione delle loro coscienze.
Gli attori sono in stato di grazia: Bruce Dern lo conosciamo da decenni: attore non protagonista di decine di film dagli anni ’70 in poi, arriva ad una prova da grande protagonista e certamente la supera con maestria; il figlio, Will Forte, rappresenta una rivelazione ed una piacevole sorpresa. Penso che ne risentiremo parlare.
Di Payne abbiamo gia’ visto in passato piccoli gioielli come “Sideways”, “Citizen Ruth” e il recente e apprezzato “The Descendants” (“Paradiso amaro”). Nebraska rappresenta sicuramente un prodotto maturo e un passo importante nella sua carriera di regista talentuoso tra i piu’ interessanti dell’ultima leva. E non mi sembra un caso che sia  uno dei pochissimi registi dell’ultima leva citati da Martin Scorsese nella recente lettera alla figlia sulla innovazione e sul futuro.