“Viaggio nel cinema italiano”: “Era notte a Roma” (1960) di Roberto Rossellini

(Tiziano Costantini in filmfilm.it) Netto il riferimento a Roma Città Aperta, rimarcato anche dal titolo, quasi a puntualizzare la volontaria opposizione tra i due.
Era Notte a Roma si svolge totalmente al buio, eccezion fatta per alcune scene, mentre il film citato in precedenza si svolge alla luce del giorno; ciò è come se Rossellini volesse mostrarci il suo crescente pessimismo di fronte alle condizioni dell’Italia, e alle speranze dell’immediato dopoguerra, che sono poi venute meno. Quanto appena affermato risulta inconfutabile dalla rivisitazione degli eventi storici, ovvero dal fatto che l’arrivo degli alleati nella capitale viene proposto nella notte, nonostante nella realtà ciò sia avvenuto in pieno giorno.

Esperia è la protagonista femminile al centro del film, e il suo personaggio non è più onesto come quello che interpretava Anna Magnani, ma usa sotterfugi, tradimenti e finzioni. Nonostante questo i suoi sentimenti sono autentici, e ne è la prova il fatto che il regista non calchi troppo la mano su tali accenti negativi, cercando di mostrarci maggiormente gli aspetti positivi della donna.
Le condizioni imposte dal caso faranno sì che Esperia si ritrovi, quasi forzatamente, ad accogliere in casa tre prigionieri evasi dai lager, e i primi attimi di diffidenza e paura da parte della donna, lasceranno posto a sintomi di solidarietà, collaborazione e amicizia, come effetti di una guerra che divide ma al tempo stesso unisce chi è nella disgrazia, pur con costumi, idee e culture diverse; tale elemento viene sottolineato spesso dalla difficoltà di comprensione tra i vari personaggi.

Da rilevare che questo è in assoluto il primo film in cui viene utilizzato lo zoom, il che è apprezzabile per un miglior montaggio e per uno scorrimento molto più fluido che, senza l’uso degli stacchi a cui si era sempre fatto riferimento, garantisce anche una buona scioltezza narrativa.
Sebbene gli effetti scenici ne beneficino nel complesso, le costruzioni artificiose superano questi fattori, non garantendo uno spiccato realismo, come le premesse potevano far presupporre, cadendo invece troppo spesso su particolari poco rilevanti al fine del tema.
Troppa finzione ed un eccessiva cura di minuzie spegne la dinamicità che gli elementi visivi avrebbero avallato.

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