“Una moglie” (1974) di J. Cassavetes – Lunedi 17 febbraio a Firenze Circolo Arci Boncinelli

Una moglie

(marino demata) Abbiamo voluto iniziare il ciclo retrospettivo di 5 film di John Cassavetes con “A Woman Under the Influence”/“Una moglie”,  senza rispettare l’ordine cronologico delle sue opere. Perche’? Perche’ ci e’ sembrato giusto offrire subito allo spettatore che si accosta a questa retrospettiva il mondo piu’ complesso e piu’ innovativo di questo geniale regista.

John Cassavetes, dopo aver sperimentato un nuovo modo di fare cinema con “Shadow”/”Ombre”, era andato avanti facendo marciare insieme innovazioni di contenuto delle sue opere (che tanto dovevano dis-piacere al cinema holliwoodiano) con le sperimentazioni di carattere tecnico, che in lui non sono mai vezzi o ricercatezze, ma ricerca dei modi piu’ giusti e piu’ rivoluzionari per far vivere nel miglior modo possibile le novita’ di contenuto.UNa moglie2
Nel caso di “Una moglie” l’innovazione di contenuto e’ costituita da un soggetto che mette a nudo un dramma familiare visto dal suo interno e vissuto con gli occhi della protagonista (una stupefacente Gena Rowlands, candidata all’Oscar per questo film). Un punto di vista che gia’ riconverte e rivoluziona di 180 gradi quanto imposto dai canoni di Hollywood, ove la follia e’ quasi sempre oggetto e mai soggetto (a meno che non ci sia il riscatto finale!). Mabel e’ “strana”, non si adatta ai canoni consueti di una famiglia “normale”, e’ come se non volesse essere normale. C’e’ in lei il rifiuto di una vita votata alle mediocrita’ e al piu’ bieco conformismo. Mabel sente dentro di se che qualcosa non va nella vita che gli e’ stata propinata e, mancando di una profonda consapevolezza e coscienza, non puo’ andare oltre la “negazione”, il rifiuto istintivo e l’essere “strana” , come la definiscono il marito e gli altri parenti e amici. Cassavetes a sua volta rifiuta di offrirci con Mabel l’ennesimo dramma psicologico borghese di cui sono pieni depositi degli studios di Hollywood, e a scanso di equivoci ambienta il dramma in una famiglia operaia, nove il marito (Peter Falk), tornando a casa dopo il lavoro, ha l’aspettativa quotidiana di trovare conforto in una moglie “in ordine” fisico e mentale e invece avra’ a che fare con lo “strano” che e’ in Mabel. Questa scelta di Cassavetes ci da gia’ il senso della innovazione e della propria ribellione ai canoni Hollywoodiani: l’essere “strani” non e’ una prerogativa piccolo-borghese da curare casomai con l’aiuto di un costoso “strizzacervelli”. Mabel e’ la moglie di un operaio ed e’ una casalinga  e questo rende il suo dramma piu’ intenso e piu’ palpabile. Perche’ essa e’ piena di dubbi, vorrebbe accontentare il marito e i parenti, ma proprio non ce la fa, la sua follia e’ il dubbio, e’ la mancanza di quelle certezze che invece marito e parenti sfoggiano ogni momento, quasi sfidando le sue stranezze. Una moglie 3
In questo modo Cassavetes riesce a portarci all’interno di una dialettica che piano piano sembra rovesciarsi: i dubbi di Mabel diventano presto i dubbi dello spettatore. E cioe’ : ma e’ proprio cosi’ strana e anormale Mabel? Dove sta la follia? Nelle incrollabili certeze del marito, Nick, e degli altri parenti, o nei dubbi che affliggono Mabel e che le impediscono una mediocrissima normalita? Potremmo sicuramente generalizzare e fare di questa trama e di questa drammatica storia il simbolo dell’intero cinema di Cassavetes, e cosi’ si capira’ meglio perche’ lo abbiamo scelto come film iniziale della retrospettiva.
Si perche’ e’ tutto il cinema di Cassavetes ad essere un racconto di follia, come unico mezzo per strappare se stessi, i suoi personaggi, alla “normalita’, a quello standard canonico imposto dalla vita borghese (e dai canoni hollywoodiani).  Ma per fare questo i suoi personaggi devono mettersi a nudo, devono mostrare le proprie fragilita’ di anti-eroi, di veri esseri umani in carne ed ossa, all’interno di un tessuto sociale e familiare comune e ordinario, come potrebbe essere quello di chiunque di noi, o del nostro vicino, o del nostro compagno di lavoro. Mabel, come gli altri personaggi di Cassavetes, e’ parte di una poetica che sarebbe semplicistico riassumere come “poetica dei vinti della vita” o degli sconfitti. E’ qualcosa di piu’ complesso. Il mondo di Cassavetes e’ un mondo di anime ferite e le ferite sono procurate da quelli che vengono considerati i capisaldi essenziali del mondo borghese: la societa’, la famiglia, il perbenismo. Chi osa mettere in dubbio questi valori, chi si ribella ad essi, non puo’ che procurarsi ferite laceranti che lasceranno il segno per sempre, perche’ quelle “sacre istituzioni” non perdonano chi si ribella ad esse.
Si parlava prima delle innovazioni tecniche e stilistiche, e che esse non sono un vezzo registico. La lezione di Cassavetes e’ una moglie 4quella di piegare tecnica e innovazioni alle esigenze del racconto: tutto deve essere funzionale a rendere la storia, il film, in dramma in esso raccontato, piu’ vero, piu’ credibile, piu’ vicino alla sensibilita’ dello spettatore.  Solo a questo serve la macchina a mano o la pellicola a volte sgranata e sfocata: una ricerca stilistica che ‘e innovazione perche’ le sue storie e il suo cinema sono nate e si sono sviluppate sotto il segno del piu’ rivoluzionario espressionismo formale, perche’ si tratta di storie di “strani” che hanno bisogno di essere mostrate in modo speciale e di cui lo spettatore si deve impossessare col piu’ ampio coinvolgimento possibile. Partendo dallo sguardo e coinvolgendo tutto se stessi nel mondo che Cassavetes ci vuole non solo descrivere, ma farci vivere. Profondamente.

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