“L’assassinio di un allibratore cinese” (1976) di J. Cassavetes – Venerdi 7 marzo 20.30 a Firenze Circolo Boncinelli

L'assassinio di un allibratore2

 

(marino demata) “The killing of a Chinese booking”/”L’assassinio di un allibratore cinese” fu realizzato da Cassavetes subito dopo il grande successo di “Una moglie”, nel 1976. Il protagonista Cosmo Vitelli (interpretato da Ben Gazzara presente praticamente in tutte le inquadrature del film), fondatore, direttore e, conseguentemente, padrone del “Crazy Horse West”, è felice perché ha finito di pagare l’ultima rata agli strozzini che gli hanno prestato il denaro per realizzare il suo sogno. Accompagnato da tre delle sue ragazze si reca in una casa da gioco dove, nel corso di una sfortunata partita, perde 23 mila dollari. L’uomo è convinto di riuscire a pagare il debito con gli introiti del locale, ma non sa che e’ caduto nelle mani di un boss della mafia e che per pagare il suo debito dovra’ trasformarsi in un killer e uccidere un boss rivale della mafia cinese.

Il film, accolto con freddezza dalla critica e dal pubblico, e’ stato considerato di “genere”. Ma a quale “genere” si fa qui riferimento? Un poliziesco?  Un noir? Un gangster movie? Un melodramma?  In realta’, come per tutti i film di Cassavetes, e’ difficile trovare delle etichette e dopo tutto la rigida separazione dei “generi” e’proprio tipica di quei canoni hollywoodiani di cui il cinema rivoluzionario di Cassavetes voleva sbarazzarsi. In verita’ “L’assassinio di un allibratore cinese” è tutti i generi citati messi assieme, perche’ Cassavetes, da grande anarchico del cinema quale e’, mescola i generi per realizzare un’opera sperimentale e anticonvenzionale , perfettamente coerente con la sua idea di cinema indipendente, libera cioè da ogni hollywoodiano schema precostituito.L'assassinio di un allibratore3
Per questi motivi “L’asssassinio di un allibratore cinese” e’ il piu’ cassavetesiano dei film di Cassavetes: il regista aveva gia’ piu’ volte sottolineato che il suo cinema non si caratterizzava tanto per la plausibilita’ delle storie raccontate e neppure per la capacita’ di tratteggiare un determinato mondo, quanto piuttosto per la verita’ e la genuinita’ dei personaggi/attori, ai quali spesso concede anche il beneficio dell’improvvisazione. Ed e’ per questo che il film si identifica non tanto con la torbida storia “di genere” (anzi “di generi”), quanto con la bellezza del suo personaggio principale, Cosmo Vitelli, magistralmente interpretato da uno dei fedelissimi del “clan Cassavetes”, Ben Gazzara, attore estroverso e geniale, insuperabile di fronte alla macchina da presa dell’amico Cassavetes.  Cosmo Vitelli/Gazzara diventa nel film l’anti-eroe sfortunato che, proprio nel momento nel quale crede di aver risolto tutti i suoi problemi e le sue pendenze, si mette di nuovo nei guai a causa del suo vizio, il gioco di azzardo. Un punto debole che scalfisce in modo irreparabile la figura che in precedenza Cosmo era riuscito a costruire di se stesso, quello di brillante uomo di spettacolo, creatore di piccole star da spogliarello, padrone, impresario, pappone  e regista ad un tempo di un piccolo mondo del quale si sente padrone e che interpreta in maniera sfacciata e a sua volta anticonvenzionale, senza preoccuparsi minimamente di quello che pensa o dice la gente di lui.
Questo modo di interpretare il potere senza alcuna discrezione, questo “buttare in faccia” alla gente la propria superiorita’ sociale ed economica, i propri vizi e le proprie nefandezze, impunite in quanto segni di un potere che non si osera’ toccare, viene richiamato da uno studioso di Cassavetes, Sergio Arecco, che non esita giustamente a fare ricorso a tale proposito alla categoria dell”’Ubuismo”, e cioe’ al termine/concetto coniato da Foucault, che si riferiva a “Ubu roi” di Alfred Jarry, per caratterizzare la sovranità sfacciatamente oscena/stravagante di un potere decadente, come novita’ storica di tempi recenti, in contrapposizione al senso di intoccabile dignita’ con i quali invece amavano presentarsi i capi di regimi totalitari. Certo vengono un po’ i brividi a pensare come nel 1976 Cassavetes abbia costruito un figura e un personaggio che preannunzia, nelle modalita’ del potere, non solo Berlusconi, ma anche l’indonesiano Anwar Congo, come ricorda giustamente il filosofo L'assassinio di un allibratore4contemporaneo
Slavoj Žižek in “Vivere alla fine dei tempi”. Anwar Congo non ha esitato a girare un film assieme ai suoi amici e complici di efferate nefandezze, gangster e assassini responsabili della uccisione  nel 1966 di circa 2,5 milioni di presunti simpatizzanti comunisti. Ebbene l’ubuismo di Anwar Congo, come quello di Cosmo Vitelli (e quello piu’ casereccio di Berlusconi, con le sue ostentazioni pubbliche di oscenita’ private), consiste nel rifiutare ogni tentativo di occultare la verita’ storica e i crimini commessi, ma al contrario ostentarli come segni del proprio potere.  Zizek ricorda addirittura che in Indonesia “gli assassini millantano apertamente i dettagli dei loro massacri. Nell’ottobre del 2007, la televisione statale indonesiana produsse un talk show che esaltava Anwar e i suoi amici; nel mezzo dello show, dopo che Anwar dice che i loro omicidi erano ispirati da film di gangster, la raggiante presentatrice si volta verso la telecamera e dice: «Stupefacente! Un grande applauso per Anwar Congo!». Quando chiede a Anwar se teme la vendetta dei parenti delle vittime, lui risponde: «Non possono. Appena alzano la testa li annientiamo!». Il pubblico in studio esplode in applausi esuberanti” (S. Zizek: op. cit.)
Ebbene, nel suo piccolo impero, anche il Cosmo Vitelli di Cassavetes si caratterizza per la capacita’ di teatralizzare la propria esistenza, col gusto della provocazione e dell’anticonvenzionalismo, anche se poi la sua ribellione alle ferree regole della malavita non gli dara’ scampo.
Si diceva: “sottovalutato da critica e pubblico” dopo il successo di “Una moglie”.  In realta’ “L’assassinio di un allibratore cinese” rappresenta uno dei punti piu’ alti della “poetica” cassavetesiana e uno dei suoi film piu’ belli e piu’ “suoi”. Si perche’ tra l’altro Cosmo Vitelli e’ uno di quei personaggi che piu’ somigliano al suo creatore/regista: Cosmo si oppone alle regole della malavita proprio come Cassavetes fa dell’opposizione al cinema tradizionale ed hollywoodiano uno dei suoi principi di vita e di lavoro. Dunque Cosmo/Ben Gazzara e’ l’alter ego di Cassavetes, e “ciò che rende il personaggio di Cosmo – santo e farabutto insieme – così commovente è la relazione col suo alter ego rappresentato dal regista: il prode impresario e figura paterna di un collettivo sgangherato (la troupe di Cassavetes?) deve compromettere i suoi valori per mandare avanti la piccola famiglia” (Jonathan Rosenbaum).L'assassinio di un allibratore5
Cassavetes dovette spiegare esplicitamente tutto questo all’amico Ben Gazzara, al quale inizialmente non piaceva affatto il personaggio che Cassavetes gli voleva fare interpretare.  E allora Cassavetes spiego’ all’amico attore che i gangster nel film erano la metafora di coloro che cercano costantemente di rubare o rovinare i sogni delle persone per bene. Ad un certo punto Cassavetes comincio’ ad urlare con l’amico/attore e Gazzara ando’ oltre la stessa metafora usata dal regista, perche’ comprese che in realta’ il personaggio di Cosmo Vitelli rappresentava appunto John Cassavetes  e che il film era una metafora della possibile rovina dei sogni del regista.
il film e’ arrivato in Italia in una edizione mutilatissima di soli 85 minuti dei 130 originari: questa edizione italiana risulta per molti versi assolutamente incomprensibile ed ha privato il nostro pubblico per molti anni di un autentico gioiello, una delle pietre miliari della storia del cinema indipendente e anticonvenzionale.
E’ anche attraverso questo film che la personalita’ di John Cassavetes nella storia della innovazione nel cinema si staglia prepotentemente con la sua originalita. Il critico Guido Fink ebbe a chiedere ad Al Ruban, a sua volta amico di Cassavetes e anch’egli attore in “L’assassinio di un allibratore cinese”, se “alcuni dei nuovi registi di Hollywood – i fratelli Coen, Ferrara e Tarantino possono essere considerati suoi continuatori”. Al Ruban gli rispose: “Prima di quelli che ha citato aggiungerei John Sayles, Woody Allen e Martin Scorsese. E quest’ultimo no ha esitato a riconoscere apertamente il suo debito verso John Cassavetes.


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