“Viaggio nel cinema italiano” – Film on line e scheda critica di “Risate di gioia” (1960) di Mario Monicelli

 

(marino demata) “ Supponevano tutti che era un film molto divertente, invece non lo era”:   cosi’ afferma Mario Monicelli in una intervista rilasciata solo pochi anni fa, nella quale egli si diffonde in una disanima lucida del film da lui girato pur moltissimi anni prima. Alle garbate proteste degli intervistatori che affermano che il film era in realta’ molto divertente, Monicelli risponde difendendo calorosamente – come sempre faceva lui – il suo punto di vista: “Non era per niente divertente….I personaggi erano tutti sfortunati!…Tutti disperati buttati allo sbando….Non era una cosa solo da ridere. C’era una sua autenticita’ malinconica….E questi due attori di Cinecitta (interpretati da Toto’ e Anna Magnani) erano scansati da tutti….Poi addirittura incontrano un mascalzone (Ben Gazzara),” che sfrutta Gioia detta Tortorella/Anna Magnani per andare a rubare in una villa. “Poi noi ci facevamo le battute, ci ridevamo sopra, pero’ non era da ridere.”  Poi Monicelli scomoda perfino Dante per dimostrare il suo assunto, ricordando che il termine Commedia deriva da lui, dal suo capolavoro immortale: ebbene anche nella Commedia di Dante si ride poco, ma si vedono persone sfortunate, sofferenti, anche se non mancano alcune parti piu’ lievi ed anche se c’e’ il lieto fine. Questo dimostra, dice Monicelli, che il termine Commedia viene ormai usato da noi impropriamente rispetto al suo significato originario.

Monicelli sottolinea giustamente l’aspetto un po crepuscolare e malinconico del film e del racconto, forse anche con una sottile venatura di insoddisfazione, anche se non manca di accennare – a parziale giustificazione e con interessantissima e lucida notazione – che in realta’ il film, con la sua crepuscolarita’ rientra nel clima proprio crepuscolare della fine di un’epoca: siamo nel 1960 e Monicelli coglie in quella data una sorta di spartiacque, la fine di un mondo per la realta’ italiana e per lo stesso cinema italiano che di li  a poco doveva cambiare registro e lo fece, aggiungiamo noi,  anche alla grande (Antonioni docet).
 “Risate di gioia”  non fu un gran successo. Monicelli veniva da due grandi film con i quali era stato osannato, riconosciuto grande regista e aveva vinto meritati premi. Mi riferisco a due gioielli della sua cinematografia: “I soliti ignoti” (1958) e ‘La grande guerra” (1959)., per il quale aveva vinto il Leone d’oro a Venezia ex equo con  “Il Generale della Rovere” di Rossellini. E fu inoltre nominato all’Oscar quale miglior film straniero. Difficile ripetersi ancora dopo due capolavori come quelli!
Monicelli non si smentisce neanche per il fatto amava lavorare con grandi attori e qui prende veramente il meglio sotto vari aspetti: individua in Toto’ luci malinconiche, (malgrado il suo “curriculum” di film quasi esclusivamente comici), capaci di rendere le varie sfaccettature  del personaggio di Umberto Pennazzuto detto Infortunio (!!!). I credo che tali corde presenti nel;la recitazione di Toto’, che saranno poi ampiamente valorizzate da Pasolini in “Uccellacci e uccellini”, Monicelli dovra’ averle notate ed ammirate in “Dov’e’ la liberta’”, piccolo gioiello in bilico tra neo-realismo e surrealismo di Roberto Rossellini del 1952. Quel tipo di recitazione di Toto’ dovrebbe averlo definitivamente convinto. Come del resto sicuramente Monicelli era stato impressionato dalla recitazione di Toto’ da lui stesso diretto nel 1951 in “Guardie e ladri”. Riteneva inoltre che fosse l’ideale partner per Anna Magnani, avendo i due lavorato lungamente insieme nel periodo dell’avanspettacolo. Ma erano passati molti anni e le strade dei due attori si erano in qualche modo divaricate. Toto’ si era dato a film nei quali veniva esaltata la sua dirompente e irresteibile comicita’, mentre Anna Magnani era stata protagonista di grandi capolavori, aveva al suo attivo anche una significativa e acclamata esperienza hollywoodiana (famosa una dichiarazione della la stampa americana: “In confronto a lei le nostre attrici sono manichini di cera paragonate ad un essere umano”), che le aveva fruttato l’Oscar quale migliore attrice nel 1955 per “La rosa tatuata” di Daniel Mann, che, come spesso accade in queste circostanze, era film di gran lunga inferiore ai grandi film girati in Italia, primo fra tutti “Roma citta’ aperta”. Comunaue e’ signifiacativo che fu la prima interprete italiana ad essere stata insignita dell’Oscar, che pero’ non ando’ a ritirare personalmente. Ebbene Anna Magnani considerava ormai Toto’ come un attore da B-movies e gli rimproverava una scelta di film non all’altezza. Insomma non era contenta della sua scelta’, della quale Monicelli era invece entusiasta (ricordiamo tra l’altro che Monicelli aveva gia’ lavorato con Toto’ non solo nel citato “Guardi e ladri” , ma anche in altri film nei quali gli aveva assegnato  ruoli piu’ spiccatamente comici come in Totò cerca casa (1949), Totò e i re di Roma (1951), Totò e le donne (1952), Totò e Carolina (1955). Difficile scalfire l’ostinatezza convinta di Monicelli! Anna Magnani dovette far buon viso a cattivo gioco, ma alla fine la convivenza  riusci’ bene: Monicelli racconta che i due attori si comportarono ottimamente, con grande professionalita’ e rispetto reciproco e trovarono anche il modo di rinnovare  una forma di sodalizio artistico che trova il suo apice nel film nella famosissima esibizione del duetto canoro denominato “Geppina Gepì”. Nella ciatta intervista Monicelli ricorda che ad un certo punto disse alla Magnani e a Toto’ che in un certo punto del film ci voleva una loro esibizione in duetto. “Insomma fate qualcosa, dopo tutto avete fatto insieme anni di avanspettacolo.”  Il regista ricorda che i due non si scomposero, si appartarono per qualche minuto e decisero il pezzo che avrebbero fatto insieme, ricordandolo perfettamente dalle serate dell’avanspettacolo di tanti anni prima.
Anna Magnani pero’, nell’accettare da Monicelli la presenza di Toto’ pretese una contropartita: a Hollywood aveva conosciuto Ben Gazzara, ne aveva ammirato le qualita’di attore emergente e lo riteneva perfetto per il ruolo del ladruncolo Lello per il quale Monicelli ancora era alla ricerca dell’attore giusto. E fu un ottimo consiglio: in effetti Ben Gazzara, che gia’ faceva parte del gruppo di attori che poi sarebbero magicamente ruotati nel cinema indipendente e di rottura del grande John Cassavetes, del quale era grande amico, si andava ritagliano a poco a poco il personaggio che lo avrebbe reso famoso soprattutto nel cassavetesiano “L’assassinio di un allibratore cinese” e nelle due interpretazioni dirette da  Peter Bogdanovich, “Saint Jack (1979) e  “…E tutti risero (They all laughed) (1981), oltre che in molti altri film, anche di nuovo in Italia: il ruolo di gangster piu’ o meno spregiudicato, un po farabutto, ma a volte non privo di indubbie qualita’ umane.  In Risate di gioia, giovanissimo quale era, fa ancora le “prove generali” e interpreta un ladruncolo, in questo caso un po farabuttello,  che vuole sfruttare la notte di Capodanno per andare a svaligiare qualche casa di ricchi proprietari. Ha bisogno di partners e non esitara’ a servirsi della malcapitata Magnani, che, ignara di tutto e scambiando l’interesse di Lello/Gazzara per simpatia o qualcosa in piu’, incorrera’ per questo in non poche traversie. Tocchera’ poi a Toto’ essere vittima, stavolta consapevole, del ladruncolo.
Secondo me si tratta di un film valido tra l’altro recentemente molto ri-apprezzato da una parte della critica, che non ha esitato, forse con qualche punta di esagerazione a definirlo “il capolavoro sottostimato di Monicelli” ), e quindi  non privo di pregi e di una sua vitalita’, anche se alcune parti e alcuni caratteri avrebbero meritato di essere meglio sviluppati. Tra l’altro il film, tratto da alcune novelle di Moravia, si e’ avvalso anche di sceneggiatori del calibro di  Suso Cecchi D’Amico, Age, Scarpelli, cioe’ tra il meglio che la piazza in Italia poteva offrire in  quel momento.  Come si diceva sopra, il film paga probabilmente pedaggio per le aspettative create dai due capolavori che Monicelli aveva appena precedentemente diretto. A parziale riparazione della “sottostima”, il film si e’ meritato il recente restauro nel 2013 da Cineteca di Bologna e Titanus in collaborazione con Rai Cinema presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. E, diciamolo, si e’ meritato anche un posto nella nostra rassegna on-line “Viaggio nel cinema italiano”.

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2 risposte a "“Viaggio nel cinema italiano” – Film on line e scheda critica di “Risate di gioia” (1960) di Mario Monicelli"

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