“Gloria” (USA 1980) di J. Cassavetes: gangster story capovolta!

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(marino demata) Molti critici e spettatori attenti, dopo aver visto Gloria  nel 1980, pensarono in prima battuta che fosse il film della svolta di Cassavetes, e che ormai il regista avesse imboccato una strada diversa da quella dei film precedenti, con caratteristiche che smentivano il suo conclamato e costante fino a quel momento anti-hollywoodismo. Ma non era proprio cosi.
Ma procediamo con ordine. Di che si tratta? “Jack Dawn è un mafioso che non ha saputo tacere. Prima che gli arrivino in casa i killer consegna il piccolo Phil e un quaderno-memoriale alla vicina di casa, Gloria. Il rapporto tra la non più giovane Gloria e il giovanissimo Phil, rimasto ormai senza famiglia, è piuttosto difficile. Senza contare che la mafia vorrebbe mettere le mani sul quaderno lasciato da Jack. Per difendere il ragazzo, Gloria diventa un’abile pistolera e, alla fine, riesce a rifugiarsi a casa di Tony, un boss di cui era stata amante. Ma proprio lì trova ad aspettarla lo stato maggiore del clan mafioso…” gloria-1980-03-cass
La lettura della trama sembra confermare che questa volta Cassavetes si sia infilato direttamente in un film di “genere”, una gangster story con colpi di scena, inseguimenti, corse, sparatorie. E le sequenze fin dall’inizio sembrano confermare tale impressione. Inoltre il film appare subito curatissimo rispetto ai film precedenti, non si avverte l’improvvisazione che caratterizza l’intero arco dell’opera del regista e il lasciar fare agli attori appare  assai mitigato dalle   esigenze di un controllo del proprio lavoro che addirittura diventa (un po’ hollywoodianamente) meticoloso e non piu’ cosi artigianale come in passato. Si aggiunga a questo che Cassavetes ha voluto in questa occasione circondarsi di collaboratori di alta professionalita’  per cio’ che riguarda la colonna sonora (Bill Conti) e la fotografia (Fred Schuler), per confezionare un prodotto perfetto nelle sue intenzioni e negli stessi risultati.
Eppure le cose non stanno proprio cosi’: quei risultati di “cinema-contro” che nei precedenti film Cassavetes aveva raggiunto anche attraverso l’improvvisazione e la prevalenza del lavoro degli attori, qui li raggiunge preparandoli invece minuziosamente attraverso una sceneggiatura accurata ed una preparazione tutta professionalizzata. Ma, si diceva, il risultato e’ identico: la berlina delle convenzioni hollywwodiane, lo scardinamento di ogni regola, la destrutturazione dei generi tradizionali sui quali si impiantava l’intero edificio del cinema tradizionale. A tal punto che “Gloria” puo’ essere visto (ed e’ stato in effetti visto) come una sorta di parodia del genere noir-gangster, nella quale il regista non esita a sbeffeggiare tutti i sacri ingredienti del cinema tradizionale di genere. E’ cosi’ al posto di Humphrey Bogart, col suo impermeabile stretto in vita, troviamo – sacrilegio! – una donna, la scattante e vitalissima Gena Rowlands, nella parte della protagonista. E la coppia e’ completata da Phil, un bambino di 6 anni, il maschio, l’uomo che si cala nei panni del partner di Gloria. Una coppia dunque irriverente verso il cinema tradizionale, che ne fa il verso impietosamente e che non esita a configurarsi addirittura come coppia in fuga. Si perche’ l’altra caratteristica del film e’ il ritmo forsennato, senza pause e soste: il racconto e’ una continua fuga da qualcuno e da qualcosa e in particolare dai gangster che vorrebbero mettere le mani sulla documentazione nelle mani di Phil e Gloria e pertanto sui sue protagonisti in perpetua corsa in avanti. Un ritmo cosi’ forsennato non lo si era mai visto nei precedenti film di Cassavetes e questo ritmo porta al sacrificio di un aspetto sempre presente nei suoi film: l’introspezione dei personaggi, lo scavo interiore nel mondo della loro psiche: qui non c’e’ tempo. Gli avvenimenti ed il loro ritmo incalzano ed essi sono tutti consequenziali a john-cassavetes-set-of-husbands-1970quanto succede nelle scene iniziali del film, che poi costituiscono l’unico ‘fatto”, l’unico episodio del racconto, che non avra’ altre pieghe ed altre novita’ (altro elemento dissacrante), ma che costituisce la matrice di tutto lo sviluppo della storia stessa.
Cassavetes fa in modo che questa “strana coppia”, nata dall’incontro di due solitudini, giochi con la dialettica vita-morte lungo tutto l’arco del film, in una sottile reciproca  linea di confine che sembra debba spezzarsi da un momento all’altro. Il teatro di questa dialettica e’ la citta’ caotica, sporca, terreno di dominio dei gangster e della malavita, un sistema con regole ferree dalle quali non si puo’ ‘sgarrare”, pena la persecuzione e la morte. Gloria lo sa bene e accetta il gioco, che rischia presto di divenire un gioco al massacro, pur di difendere il “suo uomo”, dopo che questi, malgrado le riluttanze iniziali, la ha conquistata.
Con questi ingredienti Cassavetes costruisce due ore e piu’ di cinema di altissimo livello, ma tutto rigorosamente “cassavetesiano”, malgrado le apparenze, come si diceva. Il film fu premiato a Venezia col Leon d’Oro ed ebbe numerosi altri riconoscimenti, come la nomination all’;Oscar per Gena Rowlands quale migliore attrice protagonista.

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