La città dell’ArteCinema: “Opening night” / “La sera della prima” (1977) di J. Cassavetes

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(marino demata)  Sembrava del tutto naturale che prima o poi Cassavetes dovesse cimentarsi col mondo del teatro e girare un film su quell’ambiente. Ci riesce nel 1977 con Opening night/La sera della prima, dando vita ad un dramma ancora una volta fatto su misura per Gena Rowlands, nei panni di un’attrice che vive una grave crisi esistenziale, non riuscendo ad immedesimarsi nel ruolo della protagonista della commedia che sta interpretando. Inoltre l’attrice, Myrtle, è rimasta profondamente scossa dalla improvvisa morte di una sua fan, e non trova altro rimedio a questa situazione che nell’alcol e nelle sigarette.
Naturale, dicevamo, che si cimentasse col mondo del teatro perchè dopo tutto l’intera sua filmografia ha avuto come scenario l’ideale teatro della vita e come materia il rapporto realtà-finzione. D’altra parte un film come “L’assassinio di un allibratore cinese” esplicitamente si svolge in gran parte sul piccolo e squallido teatrino del locale di strep-tease, ove il protagonista, Cosmo Vitelli, puo’ sfogare la sua vena istrionica, che non viene mai meno, neppure Laseradellaprima2quando scende dal palcoscenico e si imbatte nel non dissimile scenario della vita, in un continuo spostamento dal piano del teatro a quello della realtà. Ed è appunto quanto accade, in maniera “istituzionalizzata” in “Opening night”, ove Cassavetes non si lascia sfuggire l’occasione per tracciare un confine molto labile e incerto tra la vita e la finzione teatrale, ove l’una rimanda continuamente all’altra, in un gioco di specchi senza fine, ove il dramma dell’attrice, Myrtle, dapprima sottovalutato dal resto della compagnia, in realtà non è altro che il dramma della protagonista della commedia teatrale, dal titolo significativo, “The second woman”. E dunque riuscirà Myrtle a superare il grave momento di crisi ed a indossare i panni di una nuova donna, una nuova se stessa, o della seconda donna, secondo la traccia indicata dal titolo della commedia?
Tra l’altro l’ambientazione nel mondo del teatro, le dinamiche che si sviluppano all’interno della compagnia di attori, consentono a Cassavetes di portare avanti quella metafora sul proprio cinema e sul lavoro degli attori che è sicuramente una delle cifre stilistiche più caratterizzanti il suo cinema. Cosa altro è infatti il lavoro che nel film viene svolto sugli attori della compagnia teatrale se non una riproduzione del lavoro – di cui tante volte il regista ci ha parlato – che Cassavetes svolge in ogni film sugli attori? Quel “dietro le quinte” che negli altri film ogni spettatore poteva intuire, qui è l’esplicito e manifesto lavoro del regista teatrale sugli attori stessi., sulla loro fragilità psichica (soprattutto in Myrtle), o, come è stato affermato, anche sulla loro fragilità fisica, professionale ed umana.

Rispetto ad altri film di Cassavetes qui troviamo un elemento di novità che è anche uno sbilanciamento sul terreno Laeradellaprima1dell’inconscio e della psicologia, uno scavo o scandaglio che va in profondità e per il  quale il regista non sembra provare alcun disagio o imbarazzo, malgrado la novità del tema. Non è un caso che il personaggio di Myrtle è stato più volte paragonato a quello di Liv Ullman nel bergmaniano “Persona”: un paragone assai impegnativo verso quel capolavoro di Bergman nel quale la protagonista, anch’lei attrice teatrale, vive una scissione e lacerazione profonda che le impedirà di portare avanti fino in fondo la recitazione di Elettra, a causa del suo disagio verso il mondo e le sue atrocità. Il dramma di Myrtle è meno radicale e più circoscritto all’ambiente teatrale, ma non per questo più facile da risolvere, dietro le quinte o sul proscenio. Ritorna alla mente – lo hanno citato molti ciritici – il dramma che si manifesta in un altro film sul teatro, “All about Eve”/Eva contro Eva” di Mankiewicz, non a caso preso a modello e citato, assieme a “La sera della prima”, da Pedro Almodovar in “Todo sobra mi madre”, che anzi quasi integralmente riproduce nel suo film la stessa scena dell’incidente mortale che tanto sconvolge il già fragile equilibrio di Myrtle.
Ritroviamo tra gli attori del film di Cassavetes quel Ben Gazzara che, dismessi i panni di Cosmo Vitelli, interpreta nel modo migliore possibile il ruolo del regista dello spettacolo, offrendo una interpretazione veramente rimarchevole.

Un film insomma sempre in bilico tra vita e arte, tra realtà e teatro (o finzione in genere), che è un film anche sulla solitudine talvolta disperata, talvolta toccante, di chi non riesce ad arrendersi alla realtà dei fatti e continua a rifugiarsi nel proprio universo.

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