La città dell’ArteCinema – Viaggio nel cinema muto on-line: “Metropolis” (1925) di Fritz Lang – Edizione restaurata con musiche di Moroder

(chiara novelli)  Germania 1925-26, 1927, 166m a 22 fps, 128m a 22 fps nell’edizione restaurata. Regia: Fritz Lang. Produzione: Erich Pommer per UFA. Sceneggiatura: Thea von Harbou. Fotografia: Karl Freund, Günther Rittau. Effetti speciali: Eugen Schüfftan.  Scenografia: Otto Hunte, Erich Kettelhut, Karl Vollbrecht. Costumi: Aenne Willkomm. Musica: Gottfried Huppertz.

Interpreti e personaggi: Brigitte Helm (Maria/il robot), Alfred Abel (Johann Fredersen), Gustav Fröhlich (Freder), Rudolf Klein-Rogge (Rotwang), Heinrich George (Grot), Fritz Rasp (uomo magro), Theodor Loos (Josaphat), Erwin Biswanger (Georg), Olaf Storm (Jan), Hanns Leo Reich (Marinus), Heinrich Gotho (maestro di cerimonie), Margarete Lanner.

Con Metropolis  siamo in una città del futuro, caratterizzata da un forte sviluppo tecnologico e da una netta contrapposizione tra la classe dei lavoratori e quella dei milionari. Ma i lavoratori, sottoposti a un regime duro, vivono nei sotterranei e sono guidati da Johann Fredersen, che dall’alto della grande torre controlla le attività produttive. Un giorno, suo figlio Freder vede casualmente emergere dalle profondità di Metropolis un gruppo di bambini poveri accompagnati da una giovane donna, Maria. Colpito dalla miseria dei ragazzi e dalla bellezza della donna, Freder penetra nei sotterranei, scopre lo spazio della fabbrica e decide di scambiare la propria vita con quella di un operaio. Nelle catacombe, il livello più profondo della città, Freder incontra Maria, che ispira negli operai una moralità cristiana. I due giovani si innamorano. Intanto Fredersen si reca dallo scienziato Rotwang, che ha costruito un robot capace di agire, e gli suggerisce di rapire Maria per dare al robot le sue fattezze, costruendo così un doppio diabolico. Dopo la trasformazione, Freder sorprenderà il padre con la falsa Maria rimanenedone traumatizzato, tanto che, nel delirio della febbre, Maria gli apparirà come un’immagine del peccato. Il robot intanto aizza alla rivolta gli operai tanto che i lavoratori distruggeranno le macchine e provocheranno l’inondazione della città. Freder libererà la vera Maria e, insieme, salveranno i bambini dalla catastrofe, assistendo agli operai che cattureranno il robot e lo bruceranno come, un tempo,facevano delle streghe. Ci sarà quindi un duello finale catarsi e nemesi volta a sancire  l’accordo tra la tecnocrazia e i lavoratori. Chiave centrale del film la si sintetizza nell’aforisma del film: “Mediatore tra il cervello e le mani dev’essere il cuore”.

Con Metropolis siamo di fronte al massimo sforzo produttivo che l’industria cinematografica tedescaaffronta in un nodo storico essenziale, quello degli effetti disumani dell’industralizzazione, proponendo una ricomposizione simbolica del conflitto tra tecnologia e lavoro, tra padroni e operai. Una grande esperienza di messa in scena, che punta a sviluppare e a valorizzare tutte le potenzialità tecniche, formali ed emozionali del cinema. Fritz Lang realizza uno spazio complesso e spettacolare che garantisce una sorta di monumentalizzazione degli scenari, delle situazioni e degli eventi dove le scenografie non solo disegnano la metropoli del futuro, con riferimenti a New York e all’architettura utopica del futurismo e dell’espressionismo, ma costituiscono una sintesi di particolare suggestione con l’architettura e l’arte europea che va da Bruegel al Jugendstil per passare dall’arte meccanomorfa fino alla Bauhaus. Lo spazio di Lang, realizzato anche grazie a una tecnica di effetti speciali inventata da Schüfftan, dove il regista delinea il mondo delle macchine con una forza espressiva nuova e, al tempo stesso, sviluppa le potenzialità comunicative e formali della messa in scena cinematografica, lavorando sulla composizione visiva e sui ritmi.

Le configurazioni visive puntano a costruire strutture geometriche, in cui la varietà degli elementi è ricondotta a un principio formale. Dove è possibile, inoltre, Lang tende a ricondurre gli spazi e le inquadrature a una struttura simmetrica, in cui distribuzione degli operai, in particolare, assume configurazioni che riflettono il modo d’essere dei lavoratori e la loro funzione sociale e politica. All’inizio essi sono disposti a rettangolo e procedono con grande lentezza, attestando così la durezza del lavoro cui sono costretti. Durante la rivolta si dispongono in maniera caotica e magmatica, per sottolineare la mancanza di finalità costruttive della ribellione. Infine, mentre si apprestano ad un accordo con l’industriale, si sistemano ordinatamente a cuneo, come una struttura geometrica definita e operante, capace di svolgere un ruolo sociale attivo e produttivo. Sono questi modelli di forte figurazione del visibile che distaccano nettamente Lang dall’espressionismo e sottolineano la sua intenzione di inscrivere le idee nella composizione visiva. Tali scelte registiche riflettono non solo un’affermazione della centralità della messa in scena come processo figurativo forte, ma anche una volontà di stile e un’idea di forma filmica estremamente rigorose. Come hanno detto variamente critici e cineasti legati alla Nouvelle Vague, da Truffaut a Rivette, Lang rappresenta l’idea stessa di regia al massimo grado. Al contrario la struttura narrativa e l’orizzonte immaginario del film sono stati spesso criticati in quanto semplicistici. Ma se l’assunto ideologico appare approssimativo e superficiale, altri elementi invece attivano un percorso semantico complesso e una serie di interrelazioni latenti molteplici, che aprono alla ricchezza delle significazioni. L’assunto ideologico del film, di impianto cristiano-conservatore, è invero attraversato da una serie di riferimenti che rinviano all’orizzonte della mitologia, della magia e dell’esoterismo, costituendo un tessuto simbolico di indubbia complessità.

La storia di Metropolis è anche l’avventura di una distruzione e di un importante restauro. La prima versione del film, infatti, venne ritirata dall’UFA e sostituita con una accorciata di circa 900 metri (poi ulteriormente ridotta), mentre le copie del film sparivano durante le catastrofi storiche della Germania. Il lavoro di restauro del Münchner Filmmuseum, sotto la guida di Enno Patalas, ha consentito la ricostruzione di una copia di circa 3.200 metri, che ha reintegrato molte delle procedure compositive più complesse elaborate da Lang.

Tra le opere simbolo del cinema espressionista, è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner e Guerre stellari. Fu proiettato per la prima volta il 10 gennaio 1927 all’Ufa-Palast am Zoo di Berlino.

L’ispirazione per Metropolis deriva da un’esperienza personale di Lang. Mentre stava arrivando negli Stati Uniti per la prima di I Nibelunghi, Lang rimase colpito e impressionato dalla vista notturna di New York e del suo skyline.
La produzione impegnò la troupe per diciannove mesi: trecentodieci giorni di riprese e sessanta notti furono necessarie per produrre 600.000 metri di pellicola. Erich Pommer e la casa di produzione UFA non badarono a spese per la lavorazione, assoldando 36.000 comparse. La lavorazione si protrasse dal 22 maggio 1925 al 30 ottobre 1926. Vennero girati 620.000 metri di negativo, e impiegati (secondo la pubblicità) 8 attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 750 bambini, 100 uomini di colore, 3.500 paia di scarpe speciali, 50 automobili. L’investimento superò i 5 milioni di marchi tedeschi di allora. Queste spese non vennero coperte dagli introiti della pubblicazione, tanto che la UFA andò in bancarotta: Alfred Hugenberg, editore e membro del Partito Nazista, comprò la Universum Film trasformandola in parte nella macchina propagandistica del nazismo.
La sceneggiatura di Metropolis fu scritta da Fritz Lang e sua moglie, Thea von Harbou, un’attrice tedesca. Essa deriva da un romanzo scritto dalla Harbou al solo scopo di essere utilizzato per una pellicola. Il romanzo uscì in serie sul periodico Das Illustrierte Blatt. La Harbou e Lang collaborarono dunque alla sceneggiatura derivata dal romanzo, e molti originali parti di trama e punti tematici, inclusi la maggior parte dei riferimenti alla magia e all’occulto presenti nel romanzo, furono rimossi. La sceneggiatura fu più volte riscritta, e ad un certo punto contenne un finale dove Freder avrebbe volato verso le stelle; questo elemento narrativo diventerà più tardi la base di un altro film di Lang, Woman in the Moon. Nonostante la reputazione ottenuta negli anni successivi, Metropolis fu fortemente criticato da alcuni critici nel periodo della sua uscita. Il critico del New York Times Mordaunt Hall lo definì «a technical marvel with feet of clay» («una meraviglia tecnologica con i piedi di argilla»), H. G. Wells lo definì «the silliest film» («il film più sciocco»), mentre Luis Buñuel lo definì «retorico, banale, intriso di romanticismo superato». Adolf Hitler amava Metropolis e lo considerava uno dei suoi film preferiti, come altre opere di Lang. Il film non ebbe grande successo in Europa, ma negli Stati Uniti, al Rialto di New York, alla prima nazionale si presentarono oltre 10.000 persone.
Il valore culturale e tecnico del film lo ha portato ad essere stato il primo film inserito nel registro Memoria del mondo, un progetto dell’Unesco nato nel 1992 per salvaguardare le opere documentarie più importanti dell’umanità.

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