La città dell’ArteCinema: Viaggio nel cinema italiano – Il film on-line: “Marcia nuziale” (1965) di Marco Ferreri

 

(marino demata) Spirito dissacratore e fustigatore delle logore istituzioni borghesi degli anni sessanta, il geniaccio di Marco Ferreri in questo film prende di mira in particolare il matrimonio e la famiglia: istituzioni che, private ben presto e inevitabilmente del supporto dell’amore, diventano solo involucri capaci di riprodurre stanchi rituali e scene di convivenza a base solo economica e sociale. Per dimostrare questo assunto Ferreri, secondo uno schema molto in voga in quegli anni, fa ricorso al film ad episodi: quattro storie brevi sul matrimonio e le sue varianti e miserie borghesi. La caratteristica e un po’ l’elemento unificatore delle quattro storie è la presenza costante da protagonista di Ugo Tognazzi, un attore molto utilizzato da Marco Ferreri (come del resto Marcello Mastroianni e Michel Piccoli che pure erano abituè della “scuderia” ferreriana). Ecco le quattro storie: In Prime nozze assistiamo agli assurdi  preparativi per il matrimonio di due cani ad opera dei rispettivi padroni, mentre nel secondo episodio, Il dovere coniugale, Tognazzi tenta inutilmente di avere un rapporto con la moglie, ricordandole come sia suo dovere assecondarlo. Al centro di Igiene coniugale troviamo una coppia americana che fa sesso solo il sabato pomeriggio mentre le bambine guardano la tv e che partecipa a una terapia di gruppo allo scopo di salvare il loro rapporto. Nell’ultimo episodio, La famiglia felice, ambientato nel futuro, tutti sono sposati con dei manichini, Tognazzi compreso. Alla vista, però, di un nuovo modello, dirà alla sua bambola di essere ormai “vecchia” e di non provare più nei suoi confronti alcun desiderio sessuale. Provocatore fino all’inverosimile, Ferreri in questo film, supportato dagli sceneggiatori Diego Fabbri e dal solito suo collaboratore Rafael Azcona, ritorna al grottesco che in parte aveva ereditato dalla cultura spagnola, per la quale è rimasto sempre molto sensibile (ricordiamo che gli inizi cinematografici di Marco Ferreri sono appunto spagnoli con i film “El pisito”, “Los chicos” e “El  cochecito”), unitamente al suo humor nero che non dismetterà mai, adattando il tutto ai temi della commedia all’italiana. Intendiamoci: siamo ancora nella fase iniziale della carriera artistica di Marco Ferreri, che, al contrario di altri registi italiani (pensiamo ad esempio al folgorante esordio di Marco Bellocchio con  “I pugni in tasca”) esprimerà il suo meglio attraverso una progressiva maturazione ed un affinamento del suo linguaggio cinematografico e delle sue modalità di narrazione.  E tuttavia già nelle prove nelle quali si cimenta nei primi anni sessanta (oltre a “Marcia Nuziale”, soprattutto “La donna scimmia”, “L’ape regina” e il breve “Il professore”, episodio di “Controsesso”) lascia scorgere, magari in forma più immediata e senza le venature surreali che troveremo nelle opere successive, il nucleo centrale del pensiero e dei bersagli polemici del regista. Nei quattro episodi di questo film Ferreri si afferma come critico del perbenismo familiaristico e delle convenzioni indotte dalla società borghese italiana e dalla ipocrisia della morale cattolica, che, rileva il regista, impone schemi e comportamenti dall’alto, che dovrebbero essere seguiti, ed in effetti in parte lo sono, anche quando i diretti protagonisti della storia di coppia sono ormai virtualmente fuori da essa. Fino al paradossale primo episodio, ove la morale cattolica viene decisamente messa alla berlina, allorchè un uomo e una donna, proprietari di due bassotti, decidono, in ossequio alle regole morali di non farli accoppiare fino a quando non saranno regolarmente…sposati! Ma secondo il nostro parere l’episodio che mantiene ancora oggi una sua freschezza è l’ultimo, quello futurista, col suo cupo pessimismo sul futuro del genere umano e soprattutto su quello dei rapporti di coppia, che sono ormai, in questa realtà del domani, del tutto esauriti a tal punto che a ciascun uomo non resta altro che  stare con la propria donna-manichino preferita. Ma questo non elimina gelosie, rimpianti e ripicche: il personaggio di Tognazzi invidia l’ultimo arrivato sull’isola (si tratta in realtà dell’isola di Giannutri dove è stato girato l’episodio), perchè fa l’amore con un manichino di ultimissima generazione. A nulla servono le richieste di Tognazzi per un prestito temporaneo: non gli resta altro da fare che sfogare il suo rammarico con la donna manichino in suo possesso, che, dispiaciuta, piangerà…lacrime di plastica.  

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