“El viaje” / “Il viaggio” (1993) di Fernando Solanas: Inizia il ciclo di film sull’America Latina – Firenze Circolo vie Nuove – 9 aprile 2014

ElViaje

(marino demata) Da una collaborazione tra il Centro studi America Latina, Rive Gauche-ArteCinema e Circolo vie Nuove, inizia il 9 aprile 2014 ore 21.00 a Firenze, Circolo vie Nuove, via Giannotti, 13, l’atteso ciclo di film sull’America Latina, col capolavoro di Fernando Solanas “El viaje”.

A Fernando Ezequiel “Pino” Solanas l’Argentina è debitrice della svolta che ha portato il grande cinema di impegno civile in quel Paese. Fino a quel momento (ci riferiamo alla fine degli anni ’60), anche per ragioni politiche e censorie, il cinema in Argentina aveva avuto una vita molto stentata. Infatti sotto il potere di Peron (1946-55) il cinema era caduto sotto il controllo del “Sottosegretariato per la informazione e la stampa”, che esercitava la censura ufficiale di tutti i media: il che naturalmente aveva un effetto veramente deleterio sulla industria locale del cinema, con ricadute assolutamente negative al box office. Solo alla fine degli anni ’50 si assiste ad un certo revival delle fortune del cinema nazionale, con l’autore più celebrato , Leopoldo Torre Nilsson, venuto alla ribalta Fernando solanas2internazionale soprattutto col suo film più celebrato, “la casa del angel” (1957). Con questo film ed anche con i suoi film successivi, Torre Nilsson portò avanti una serrata critica ai valori borghesi presenti in Argentina. La strada era stata aperta: dopo Nilsson, soprattutto Fernando Birri raggiunse il successo con il film del 1958 “Tire diè” (“Throuw us a dime”) realizzato sotto gli auspici dell’appena nato “Istituto de Cinematografia at the Universidad de Litoral in Santa Fe”. Sono evidenti nel film di Birri le forti influenze del Neo-realismo italiano, tanto che il suo film venne considerato il primo vero documentario sociale, anticipatore del cinema radicale degli anni ’70 e ’80. Birri si incaricò anche di teorizzare, attraverso una serie di saggi critici, tra i quali ricordiamo “Cinema and underdevelopment”, del 1967, il concetto di un cinema sociale e alternativo, impegnato contro le condizioni di sottosviluppo post-coloniale e di povertà. Stava nascendo il concetto e la corrente del “Terzo cinema”, di cui analisi e obiettivi furono portati al massimo della chiarezza e della diffusione con il saggio scritto da Fernando Solanas, con la preziosa collaborazione di Octavio Getino, “Verso un Terzo Cinema”, intendendo con questa espressione un cinema nuovo e “terzo”, rispetto a quello classico – prevalentemente di evasione – hollywoodiano, e a quello europeo, essenzialmente considerato cinema di autore.

Per gli autori del saggio, il Terzo cinema doveva essere uno strumento di lotta contro le vittime del neo-liberismo economico e non un mezzo di arricchimento personale o di successo. Il cinema doveva essere una esperienza liberatoria collettiva che parte dal regista, che coinvolge tutti gli operatori del film ed arriva fino allo spettatore.  Il prodotto più maturo e consapevole di questa teorizzazione fu il film doc “La hora de los hornos” (L’ora dei forni), del 1968, dedicato a Che Guevara
. Tuttavia alla fine degli anni ’70 la censura in Argentina divenne più opprimente e Solanas, assieme ad altri registi e uomini di cinema fu costretto ad emigrare a Parigi. Altri autori, rimasti in Argentina, furono “blacklisted” e perseguitati. Ritornato in Argentina Solanas continuò la sua battaglia contro il potere di Menem, riuscendo a stento a scampare ad un attentato e poi contro il Presidente Fernando de la Rua. Il bellissimo ed esplicito film doc “Diario del saccheggio”, presentato al Festival di Berlino del 2004, ove il regista fu premiato con l’Orso d’Oro alla carriera, è una grande e documentatissima denuncia contro il saccheggio avvenuto in Argentina in nome di un neo-liberismo sfrenato che ha in pratica svenduto tutti i beni e i servizi presenti sul territorio alle rapaci multinazionali, determinando un peggioramento dei servizi e delle condizioni di vita e un incremento incredibile della Fernando Solanas (7)disoccupazione.
Solanas precedentemente aveva girato Tangos, nel 1985, con la collaborazione di Astor Piazzolla per le musiche e con la voce di Catrlos Gardel. Il film ottenne premi a Venezia e in altri Festival. Subito dopo, nel 1988, con “Sur”, sempre con la collaborazione di Piazzolla, ottenne il premio per la migliore regia al Festival di Cannes.
Oppresso in un collegio in Patagonia, il giovane Martin Nunca, stanco del rapporto molto conflittuale ocn la madre e il patrigno, scappa di casa e risale tutto il Sudamerica verso la Bolivia, alla ricerca del padre, dissidente politico e disegnatore di fumetti che non vede da 10 anni. Utilizzando tutti mezzi di locomozione, dalla bicicletta, ai suoi  piedi, in treno, barca, Martin attraversa buona parte del continente, fino a ritrovare il padre in Messico. Sio tratta di uno splendido e inusuale road-movie, attraverso il quale il ragazzo conquista gradatamente la consapevolezza di se stesso, e la propria profonda auto scoperta attraverso la visione di un altro da sé, che i suoi occhi vedono come visionario, fantastico, allucinato: di fronte agli occhi del ragazzo, proveniente dalla profonda Patagonia (“il culo del mondo”), si apre lo scenario terrificante di Paesi, in primis l’Argentina, ridotti allo stremo dai Governi corrotti e proni alle richieste delle multinazionali e degli Statu “che contano”.  Le grandi bellezze del continente Latino-Americano, sulle quali pure Solanas si sofferma, l’ospitalità e la generosità delle persone, stridono con le condizioni con le quali è stato ridotto il popolo e il paesaggio, alla mercè di avventurieri senza scrupoli. El viaje è soprattutto viaggio di formazione, di raggiungimento di una maturità e di una consapevolezza, che vorrebbero simboleggiare una auspicabile e più incisiva crescita della coscienza delle intere popolazioni di questa parte del Mondo, che seocndo Solanas meritava ben altro destino.
El viaje è anche un omaggio alla cultura dei fumetti di stampo latino, l’historieta, oltre che alla musica argentina: per questi due obiettivi Solanas si è servito delle tavole a colori del maestro del fumetto Alberto Breccia (con un sentito omaggio a Héctor Oesterheld, il grande sceneggiatore argentino ucciso con i suoi familiari durante la durissima dittatura militare di Jorge Rafael Videla), e la meravigliosa colonna sonora, di cui è anche coautore, realizzata da Astor Piazzolla – a cui il film è dedicato.

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