“Flow. Per amore dell’acqua” – Il pluripremiato doc di Irene Salina – 12 aprile a Firenze Sala dei Marmi – Parterre – P.za della Libertà

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(marino demata) “Flow. Per amore dell’acqua” – Il pluripremiato doc di Irene Salina  sarà proiettato il 12 aprile daklle ore 16.00 a Firenze Sala dei Marmi – Parterre – P.za della Libertà, nell’ambito del secondo incontro AICS: IERI;OGGI E IL FUTURO DELLA CIVILTA’ INTORNO ALL’ACQUA.

“Thousands have lived without love, not one without water” (“A migliaia sono vissuti senza amore, nessuno vive senz’acqua”). Il film doc “Flow. Per amore dell’acqua” si apre con questa terribile frase di W. H. Auden, che ci fa Flowintendere come terribile e triste sia vivere senza amore, ma anche come terribile e impossibile vivere sen’acqua.

Presentato lo scorso anno alle Giornate del Cinema Europeo di Firenze, il film-inchiesta, premiato al Sundance film Festival del 2008 col Gran Premio della Giuria, tratta la cosiddetta “water crisis”, la crisi dell’acqua, sotto punti di vista ambientali, economici e giuridici. Bisogna dare atto a Feltrinelli editore, che ha distribuito e diffuso  il film assieme a un preziosissimo volume introdotto da Mario Sesti, inserendolo nella bellissima collana intitolata Real Cinema, di aver fatto una operazione di grande sviluppo della coscienza civile su un problema come questo, facendo conoscere quest’opera di Irene Salina veramente preziosa per le finalità che essa persegue.
Si tratta di un film coraggioso che affronta un grande problema e che si schiera apertamente (e non potrebbe essere diversamente) contro i signori dell’acqua, quelli che detengono il potere di aprire o chiudere i rubinetti, di assetare o peggio far morire di acqua inquinata centinaia di migliaia di persone.
La regista, Irene Salina sceglie la strada del documentario-verità per mostrare innanzitutto i guasti dell’attuale sistema, le atrocità cui vengono sottoposti soprattutto i Paesi del sottosviluppo, e, attraverso una serie di autorevolissimi interventi, le cause della attuale situazione di crisi internazionale di questo bene primario, e la individuazione delle sue centrali di sfruttamento.

Attraverso questo bellissimo film scopriamo che l’acqua e il suo uso sicuro ha tanti nemici, alcuni dai nomi strano o esotici. Il primo si chiama “atrazina”, un terribile erbicida ad alta tossicità il cui uso è vietato in Europa, ma non in America. Il secondo nemico si chiama il complesso delle grandi multinazionali, (come Vivendi  o Nestlè), che ispirate ed orientate solamente dalla logica del profitto a tutti costi, aspirano a mettere sempre più in commercio – e sempre più in regime di monopolio – le forniture di acqua, rendendola un bene assai più costoso e raro di quanto effettivamente già non sia diventato. Il terzo nemico è la mancanza di purezza dell’acqua stessa – anche per effetto di mancanza di veri controlli – che rendono pericolosa l’acqua del rubinetto, ma ancora di più le cosiddette acque in bottiglia. Tutto questo spiega come e perché le morti collegate all’uso di acque non sicure e non pure siano superiori a quelle determinate da altri grandi flagelli, come l’Aids o le guerre del terzo mondo. Flow2
Gli esperti e studiosi intervistati nel corso del film, da Vandana Shiva a Peter Gleick, Maude Barlow, Ashok Gadgil, Erik D. Olson, William E. Marks, Wernonah Hauter, Shri Rajendra Singh, Jim Shultz, Michel Camdessus, Tyron B. Hayes, Gérard Mestrallet, Ronnie Kasrils, David Hemson, James M. Olson, Patrick McCully, Holly Wren Spaulding, Jean-Luc Touly, ciascuno dal proprio punto di vista e dall’osservatorio particolare del proprio lavoro di ricerca, non hanno dubbi: per le cause ricordate prima, negli ultimi 50 anni siamo stati capaci di sporcare una alta percentuale di acque nel nostro pianeta, avvelenando le falde e colpendo a morte perfino il mare. Il futuro è ancora più minaccioso: se nulla cambia, se si lasceranno i signori dell’acqua ancora liberi di sfruttare questo bene primario, esso determinerà la nascita di grandi conflitti, vere e proprie guerre tra i poveri, per accedere ad una parte delle risorse idriche. Mentre va avanti al stupidità degli uomini, che preferisce acquistare l’acqua in bottiglia, meno sicura e meno controllata, di quella dei rubinetti. Come dice Zygmunt Bauman nel saggio dal titolo assai significativo “Capitalismo parassitario”, “Il capitalismo, per dirla crudamente, è un sistema parassitario. Come tutti i parassiti può prosperare per un certo flow3periodo quando trova un organismo ancora non sfruttato del quale nutrirsi. Ma non può farlo senza danneggiare l’ospite, distruggendo quindi, prima o poi, le condizioni della sua prosperità o addirittura della sua sopravvivenza”. Tesi questa non nuova, ma già espressa con chiarezza nel lontano 1913 da Rosa Luxemburg, che affermò come il capitalismo non potesse sopravvivere senza le economie non capitalistiche.
Giustamente nella stessa custodia del film+libro viene citato uno studio delle Nazioni Unite, ove si dice che “meno della metà di quanto il mondo spende per comprare acqua in bottiglia, basterebbe per dare acqua pulita a tutta l’umanità”. Sotto tale rispetto il film è non solo un grido di denuncia ma anche l’individuazione di un filone di lotta perché l’acqua divenga un bene alla portata di tutti e non controllato da poche società senza scrupoli.

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