“Fergus O’Connell dentista in Patagonia” (Arg. 1889) di Carlos Sorin

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(marino demata) Possono accadere in determinate persone improvvise crisi di coscienza o strane folgorazioni che inducono a scelte di vita che potrebbero apparire stranissime, se non fossero sorrette da una sorta di sacro afflato quasi missionario. E’ il caso raccontato dal film argentino di Carlos Sorin, Fergus O’Connell dentista in Patagonia (ma in originale molto più semplicemente “Eversmile, New Jersey”), da noi scelto come secondo titolo della rassegna “America Latina ieri ed oggi”, che narra di un dentista di New York, di origine irlandese, all’inizio di una promettente carriera, e improvvisamente  preso da una specie di utopia, ispiratagli dalla Fondazione Dubois per lo sviluppo della coscienza dentale, che lo spinge a  lasciare moglie e carriera per avventurarsi in Patagonia a curare gratuitamente la povera gente.

In effetti noi europei, e in particolare italiani, siamo sempre restii a cambiamenti radicali o più in generale siamo generalmente pigri a qualsiasi tipo di mutamento. Non è così in altre realtà, come gli USA, ove i cambiamenti di residenza e di Stato nel corso della vita di una persona sono frequentissimi, accompagnati spesso a cambiamenti nel tipo di lavoro, nello stile di vita, ecc. Tutto con la massima naturalezza. Eppure, anche in un contesto simile, la scelta di Fergus appare abbastanza inconsueta e degna di essere rivisitata e descritta da un regista argentino come Sorin.Fergus3
Perché il giovane dentista si ritiene una sorta di missionario, che su una moto sgangherata non esita a percorrere la Patagonia in lungo e in largo a distribuire spazzolini da denti assieme ad una più salda coscienza dentaria di quanto non possano avere le popolazioni locali, in realtà alle prese con seri problemi di sopravvivenza che fanno passare in secondo piano le carie, le irritazioni alle gengive, i mal di denti anche più acuti. Pertanto le preoccupazioni e la “missione” di Fergus appaiono sproporzionate di fronte alle problematiche reali delle popolazioni locali: e in realktà il film si gioca proprio su questa sproporzione che crea situazioni grottesche. Sarà l’incontro con una regazza del luogo, Estela, promessa sposa ad un individuo repellente, a dare una svolta al viaggio di Fergus ed allo stesso film: dopo una serie di vicissitudini, Fergus, in preda allo sconforto alla notizia di essere stato abbandonato dalla moglie newyorkese e dalla stessa fondazione che aveva ispirato la sua “missione”, viene in pratica salvato dall’amore di Estela, che riesce a dare un senso alla vita ed al lungo viaggio del “dentista missionario”.
Film dunque inconsueto e a tratti bizzarro, questo road movie girato nelle polverose terre della Patagonia, ci mostra ancora una volta il buon talento di Carlos Sorin, non disgiunto da una capacità di lasciarci intravedere, nelle pieghe del racconto, “la libertà, la repressione, l’arroganza dei potenti, lo stato di degrado nel quale versano larghe fasce della popolazione del suo Paese.” Sorin non è stato certo un regista molto prolifico e non così acclamato come alcuni “mostri sacri “ nel suo Paese, primo fra tutti Solanas, ma ci piace ricordarlo per un film come “La película del rey”, un film su …un film impossibile da girare, sempre ambientato in Patagonia, ove un giovane regista s’intestardisce a mettere sullo schermo la storia di Orélie Antoine de Tounnens, un avventuriero francese che nel 1860 marciò verso l’estremo sud dell’America Latina, autoproclamandosi re di Araucania e Patagonia, e fergus2concludendo miseramente in manicomio la propria folle impresa.
Per ritornare a Fergus O’Connell, esso  rimane a sua volta un film  godibile anche per la ottima colonna sonora di Carlos Franzelli e la fotografia e i bei colori tra i quali prevalgono le tonalità più accese di rosso. Ma il vero mattatore del film è lui, il protagonista, Daniel Day-Lewis, già qui, un anno prima dell’Oscar, veramente ispirato e in stato di grazia, a reggere tutto il peso di un film che a quanto pare egli stesso ha voluto fare a tutti i costi, vincendo anche questa scommessa. Ricordiamo che prima di questo film, l’attore si era già misurato con personaggi complessi e con film di grande valore, come My Beautiful Laundrette, Camera con vista, L’insostenibile leggerezza dell’essere e che subito dopo aver girato in Patagonia si misurerà con quello che diventerà uno dei capisaldi della sua carriera artistica, “Il mio piede sinistro”, per il quale vincerà il primo dei suoi tre Oscar quale migliore attore protagonista.

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