“Viaggio nel cinema italiano” – I film on-line: “Libera, amore mio” (1973) di Mauro Bolognini

 

(marino demata)  Mauro Bolognini (1922-2001) Iniziò la sua esperienza come autore tardo-neorealista girando Gli innamorati (1955) e Giovani mariti (1957). L´incontro con Pasolini, che collaboro’ con lui per alcuni film,  ridefinì i parametri della sua arte che trovano espressione in La notte brava (1959), Il bell´Antonio (1960), La giornata balorda (1960). In particolare per “Il bell’Antonio” la collaborazione fra Bolognini e Pasolini fu molto stretta. Lavorò molto sulla trasposizione di opere letterarie con risultati alterni sfiorando spesso il calligrafismo come in Senilità (1962), Agostino (1962), Bubù(1971), Per le antiche scale (1975), L´eredità Ferramonti (1976). Con Metello (1971), dal romanzo di Vasco Pratolini, raggiunse un buon equilibrio narrativo ed espresse la sua opera migliore. Tra gli altri suoi film si ricordano: Imputazione di omicidio per uno studente (1972),Fatti di gente per bene (1974), Libera, amore mio (1973), La storia vera della Signora dalle camelie (1981), La Venexiana (1986), Mosca addio (1987) e La villa del venerdì (1991). Negli anni Novanta si è dedicato alla regia di opere liriche.

“Libera, amore mio” e’ stato un film a lungo ingiustamente  sottovalutato rispetto ad altri film di tema resistenziale. E invece, a rivederlo dopo anni, conserva una sua freschezza e modernita’ di toni magari sconosciute ad altri film piu’ celebrati e meglio ricordati. E’ la storia di una anarchica (una splendida Claudia Cardinale veramente ben calata nella sua parte), segnata da episodi negativi relativi al padre anarchico perseguitato dai fascisti, che porta avanti la sua battaglia privata contro gli abusi del regime, trovandosi spesso incautamente nei guai, ma senza mai tirarsi indietro.  Tra l’altro Libera aveva partecipato attivamente alla Resistenza aiutando molti fuggitivi e rischiando di persona. Sara’ a sua volta condannata al confino ad Ustica (proprio come era accaduto al padre) ove il fedelissimo compagno, il sarto Matteo (un ispirato Bruno Cirino), decise di sposarla, dopo aver pienamente  maturato la propria coscienza democratica. Caduto il fascismo, Libera saluta con gioia la libertà, ma quando va a chiedere una nuova casa al commissariato alloggi scopre che ne è responsabile proprio l’ex fascista che l’ha perseguitata.
Ancora un finale (anzi in questo caso un pre-finale) che indugia polemicamente sul tema del riciclaggio di loschi figuri del fascismo all’interno del nuovo assetto democratico dell’Italia, proprio come in “La lunga notte del ’43” di Florestano Vancini, ma forse con un piglio ulteriormente polemico e protestatario. Non a caso il film di Bolognini fu osteggiato per questo motivo da una parte della  sinistra ufficiale, oltre che naturalmente dalla destra e perciò ebbe serie vicissitudini con la censura “ideologica”, che ne impedì e poi ritardò di circa due anni l’uscita nelle sale dal 1973 al 1975.  Si può giudicare come uno dei film più politici di Bolognini e certamente una delle opere più consapevoli del regista pistoiese, che non indietreggia di fronte ad una analisi anche scomoda e impopolare del trapasso dal regime fascista a quello democratico, con tutte le contraddizioni che ne derivano.
La rivalutazione di questo film risale al 1999, allorchè la pellicola fu completamente recuperata e tale operazione fu accompagnata dalla pubblicazione, a cura di Pier Marco De Santi, di un volume monografico interamente dedicato al film. La successiva fondazione del “Centro Mauro Bolognini” ha portato, nel 2010 ad una giornata di celebrazione del Regista con la proiezione di un suo film, e la scelta è caduta proprio su “Libera, amore mio”, nel quadro di un ripensamento collettivo di quest’opera decisamente da rivalutare. Tale rivalutazione è tutt’ora in atto e la nostra scelta di offrirla ai nostri amici in occasione della odierna ricorrenza del 25 aprile, nel quadro della rassegna di film on-line, “Viaggio nel cinema italiano”, in cui è da tempo impegnata la nostra organizzazione “Rive Gauche-ArteCinema” vuole contribuire a tale rivalutazione, dando ragione alla entusiastica accoglienza che diede a questo film un grande del cinema italiano, Luchino Visconti, che, dopo aver visto il film, scrisse così a Bolognini:
“Caro Mauro ieri ho avuto il privilegio di vedere con Franco Cristaldi et Claudia il tuo Libera amore mio stop Sento il bisogno irresistibile di dirti quanto il film mi sia piaciuto et quanto lo trovi bello impegnato forte et valido stop Sarebbe un vero delitto se questo film non dovesse uscire at parte il tuo merito per aver girato impeccabilmente una storia così affascinante et convincente non est bisogno di aggiungere la perfettissima ambientazione di Piero come sempre meravigliosa stop Aggiungo l’interpretazione di Claudia di primissimo ordine come non l’ho mai veduta stop Sono veramente entusiasta et commosso di questo tuo lavoro et ti abbraccio Luchino”

Telegramma di Luchino Visconti a Mauro Bolognini del 24 Febbraio 1975 (in BERENICE, Bolognini – Percorsi della memoria, Pistoia, Comune di Pistoia – Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, 1993, p. 28)

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