“Pasolini Roma” – Al Palazzo delle Esposizioni a Roma Pasolini “Come in un film di Godard”

 Pasolini- UCCELLACCI UCCELLINI - TOTO' E PASOLINI DURANTE UNA PAUSA

 

(marino demata)  Pasolini Roma: abbiamo visto finalmente una mostra interamente dedicata a Pier Paolo Pasolini al   Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale a Roma. Si tratta innanzitutto di una mostra che ha come tema centrale il contrastato rapporto tra Pasolini e la città di Roma. La mostra è come un film, diviso in sei sezioni scandite nell’ ordine cronologico di altrettanti periodi nei quali sono stati suddivisi i 25 anni di permanenza nella capitale: un biopic pieno di inediti che illustrano il senso di questo rapporto in una storia che si snoda dal 1950, allorchè Pasolini arrivò nella capitale assieme alla mamma malata, fino alla tragica morte del 1975. Moltissimi gli aspetti toccati e molti gli inediti. Moltissimi gli elementi che impressionano: le foto di Pasolini davanti alla corte in alcuni dei svariati processi che dovette subire in particolare per il contenuto della sua attivita’ cinematografica, ma non solo, l’incredibile, PasoliniBettilunghissimo pannello con l’elenco delle decine e decine di procedimenti penali (confesso di non aver mai visto niente di simile), alcuni con accuse veramente incredibilmente assurde.
La mostra ha il merito di mostrarci l’intero spettro delle poliedriche attività di Pasolini, dalla musica alla pittura (sono in mostra anche i suoi numerosi dipinti, tra i quali egli aveva i suoi favoriti!), agli omaggi ai suoi pittori preferiti, omaggi che spesso si traducevano in alrrettante poesie, le poesie appunto  e i romanzi, il cinema, gli incontri e gli interessanti rapporti con l’inero mondo della cultura romana di quel tempo. Di particolare interesse il rapporto col mondo del cinema: prima di iniziare a girare i suoi film Pasolini collabora con numerosi registi, da Fellini a Bolognini, e assiste con cura Bernardo Bertolucci, col quale avrà uno specialissimo rapporto, alle prese col suo  esordio tutt “pasoliniano”  col film “La comare secca”.
Tra i tanti temi, ne scegliamo uno tipicamente cinematografico, col qual però Pasolini riesce a coniugare cinema e poesia: il suo rapporto con la Nouvelle Vague, conosciuta attraverso la mediazione di Bernardo Bertolucci, che per primo lo portò in una sala cinematografica ove si proiettava un film di Godard. Pasolini ne rimase deluso, ma in seguito ammise di non aver apprezzato quel film perchè lo aveva visto con gli occhi di un borgataro. 
Pasolini ne fecer ammenda e scrisse una poesia intitolata “Come in un film di Godard”.  E non a caso la mostra espone anche una serie di foto a fianco di Bertolucci e Godard!PasoliniDavoli

Come in un film di Godard:  solo
In una macchina che corre per le autostrade
Del Neo-capitalismo latino – di ritorno dall’aeroporto –
[là è rimasto Moravia, puro fra le sue valige]
solo, “pilotando la sua Alfa Romeo”
in un sole irriferibile in rime
non elegiache, perché celestiale
il più bel sole dell’anno –
come in un film di Godard:
sotto quel sole che si svenava immobile
unico,
il canale del porto di Fiumicino
una barca a motore che rientrava inosservata
i marinai napoletani coperti di cenci di lana
un incidente stradale, con poca folla intorno…

come in un film di Godard – riscoperta
del romanticismo in sede
di neocapitalistico cinismo, e crudeltà –
al volante
per la strada di Fiumicino,
ed ecco il castello (che dolce
mistero, per lo sceneggiatore francese,
nel turbato sole senza fine, secolare,

questo bestione papalino, coi suoi merli,
sulle siepi e i filari della brutta campagna
dei contadini servi)…

sono come un gatto bruciato vivo,
pestato dal copertone di un autotreno,
impiccato da ragazzi a un fico,

ma ancora almeno con sei
delle sue sette vite,
come un serpe ridotto a poltiglia di sangue
un’anguilla mezza mangiata

le guance cave sotto gli occhi abbattuti,
i capelli orrendamente diradati sul cranio
le braccia dimagrite come quelle di un bambino
un gatto che non crepa, Belmondo
che “al volante della sua Alfa Romeo”
nella logica del montaggio narcisistico
si stacca dal tempo, e v’inserisce
Se stesso:
in immagini che nulla hanno a che fare
con la noia delle ore in fila…
col lento risplendere a morte del pomeriggio…

La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi.

E questo bestione papalino, non privo
di grazia – il ricordo
delle rustiche concessioni padronali,
innocenti in fondo, com’erano innocenti
le rassegnazioni dei servi –
nel sole che fu,
nei secoli,
per migliaia di meriggi, qui, il solo ospite,

questo bestione papalino, merlato
accucciato tra pioppeti di maremma,
campi di cocomeri, argini,

questo bestione papalino blindato
da contrafforti del dolce color arancio
di Roma, screpolati
come costruzioni di etruschi o romani,
sta per non poter più essere compreso.

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