Lezione su PASOLINI al Gabinetto G.P. Vieusseux a Firenze

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(marino demata)  A conclusione di un ciclo di conferenze sulla letteratura italiana, si è svolta ieri, nella sala Vieusseux di Palazzo Strozzi l’attesa lezione su Pier Paolo Pasolini. L’affollato e attento uditorio ha dapprima ascoltato l’introduzione della Dr.sa Gloria Manghetti, Direttore del Gabinetto G.P. Vieusseux, che ha ricordato come la lezione su Pasolini sia momento conclusivo di un ciclo di incontri molto significativo e qualificante e quindi si è soffermata sulla ricchezza del patrimonio di scritti, immagini, disegni, sceneggiature, saggi, corrispondenze e quant’altro prodotto dall’ assiduo e quotidiano lavoro di Pasolini, acquisito appunto al Gabinetto Vieusseux fin dal 1988 e che oggi rappresenta una immensa raccolta di quanto prodotto nel “Laboratorio” pasoliniano, passaggio ineludibile per chi voglia approfondire i più vari aspetti del ricchissimo mondo di una delle voci alte della cultura della seconda metà del ‘900. Del resto la stessa bellissima mostra “Pasolini – Roma”, attualmente visibile al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale a Roma (e fra qualche mese a Berlino), che abbiamo avuto il piacere di visitare con grande emozione, si giova in gran parte del materiale custodito dal Gabinetto Vieusseux.

Il prof. Franco Zabagli, che si è occupato per primo dell’ordinamento e schedatura del materiale pervenuto al Gabinetto Vieusseu, nella sua relazione ha avuto il grande pregio di esporre, nel tempo breve proprio di una lezione, un affresco completo delle caratteristiche salienti del pensiero e dell’opera di Pasolini, riuscendo a coniugare la necessaria sintesi con la sottolineatura di alcuni aspetti apparsi meritevoli di segnalazione, che certamente PasoliniVieusseau2potranno essere e saranno oggetto di ulteriori approfondimenti. Mi riferisco innanzitutto alla precisazione dell’ ampiezza dell’opera pasoliniana, che già ora, ha ricordato il relatore, occupa 10 volumi della bella collana de “I Meridiani “ di Mondadori. All’interno di questa grande mole di produzione dal “Laboratorio” pasoliniano, il prof. Zabagli ha individuato nell’ attività poetica uno dei nuclei essenziali dell’opera  pasoliniana, che informa di sé in qualche modo ogni altro aspetto e attività. Non potevano mancare, nel corso della lezione, cenni biografici relativi allo sviluppo della personalità del Poeta, con particolare riferimento al conflitto col padre che non esiterà a mettere a nudo nel Prologo dell’Edipo Re (“Il bambino del prologo sono io, suo padre è mio padre, ufficiale di fanteria, e la madre, una maestra, è mia madre. Racconto la mia vita, mitizzata naturalmente, resa epica dalla leggenda di Edipo”, dirà successivamente parlando del suo film), al rapporto con la poesia del Pascoli, oggetto della sua tesi di Laurea all’Università di Bologna, e con cui il prof. Zabagli ha messo in luce indubbie consonanze, all’amore per gli umili che spinse Pasolini fino alla organizzazione di una scuola per contadini che in qualche modo sembra preludere alle modalità della Scuola di Barbiana, al suo orgoglio di fronte ai lusinghieri giudizi di Contini delle sue poesie dialettali, fino ad arrivare alla denunzia del 1949 ed al viaggio a Roma con la madre. Una svolta, il viaggio a Roma, che sarà la premessa dell’ enorme ricchezza dell’ attività che seguirà, tutta improntata, secondo Zabagli, alla categoria della “contraddizione”, cosa che informerà le opere, ma soprattutto la sua esistenza. Non sono mancati, nel corso della lezione, accenni all’ attività cinematografica di Pasolini, dalle prime collaborazioni con altri registi, tra i quali Bolognini e Fellini, al suo primo lavoro dietro la macchina da presa con “Accattone”, di cui condividiamo sicuramente il giudizio del prof. Zabagli di opera capace di superare i canoni del Neo-realismo per il disperato sforzo di ricerca della verità operato dal regista, alla sottolineatura dell’importanza “poetica” delle sceneggiature pasoliniane, che diventano con lui un vero e propri genere letterario a sé.
Merita infine ricordare il giudizio espresso dal prof. Zabagli nel corso della lezione di Pasolini in quanto “vate di un mondo popolare che perde gradatamente autenticità” (ricordiamo che a più riprese Pasolini denunzierà l’appiattimento operato dal neo-capitalismo e dalla TV, fino ad una sorta di omologazione di stili e gusti di vita tra tutte le classi sociali).
Si è trattato di un’ iniziativa, quella del Vieusseaux, veramente stimolante e ricca, che ci ha ricordato l’immenso patrimonio che rappresenta Pasolini nella cultura italiana e come, alla vigilia del 40’ anniversario della sua tragica morte, che ricorderemo nel 2015, sia fondamentale individuare alcune linee di ricerca e di approfondimento che possano, in quella occasione, fare andare avanti ulteriormente la riflessione su vari aspetti del suo pensiero e della sua opera.

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