Viaggio nel cinema italiano – Ettore Scola: “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” (1968)

 

 

(marino demata) Con questo film in realta’ siamo di fronte ad un nuovo capitolo della aspra (anche se spesso in toni satirici) critica del cinema italiano ai modi di essere del mondo borghese, alla sua pacchianeria, al suo essere portatori di disvalori clamorosi. E dunque non stupisce che perfino alcuni dei rappresentanti di questo mondo, nuovi arricchiti dopo poco resistibili ascese sociali,  mostrino fastidio per le ripetute ritualita’  di questo mondo come emerge nelle prime scene del film. Uno di questi esponenti, Titino (Nino Manfredi) e’ da tempo in Africa e non ha fatto piu’ ritorno e pertanto il cognato, l’editore Di Salvo (Sordi), assieme al suo segretario (Blier) pensano di recarsi in Angola sulle sue tracce. Quanto ci sia in questa iniziativa e nel relativo viaggio della volonta’ di trovare il cognato scomparso e quanto invece ci sia della volonta’ di soddisfare il desiderio di autoevasione dalle ritualita’ borghesi e’ facilmente deducibile. Ettore Scola offre un quadro magari non del tutto convincente e piu’ impegnato nelle tematiche care alla commedia all’italiana, che non  proiettato ad una analisi sociologica del mondo borghese. E tuttavia non mancano gli spunti interessanti
che ci riportano alle tematiche del  mito del buon selvaggio, alla contrapposizione (cosi’ in auge in quell’epoca nella cultura marcusiana) tra societa’ unidimensionale e natura, alla sindrome del mal d’Africa come male ma anche come terapia di fronte al male borghese. Sintomatica in tal senso la scena finale del film con l’editore Di Salvo (Alberto Sordi) fortemente tentato di ripercorrere le orme africane del cognato e restare a sua volta in Angola!

In questo quadro, di fronte ad un eccessivo “gigioneggiare” di Sordi ed alla troppo modesta presenza di Manfredi, emerge invece la grande interpretazione di B. Blier, un attore francese molto utilizzato (a giustissima ragione) da Scola ed alche da altri lungimiranti registi italiani dell’epoca come Monicelli, che hanno trovato in lui ilmeglio possibile per i ruoli generici e non protagonisti piu’ svariati, affrontati sempre con grande duttilita’ e professionalita’ (es. I compagni di Monicelli). Scola in questo film mostra di essere in una fase di transizione dalle prime commedie a quegli impegni, che, senza tradire le tematiche della commedia all’italiana, lo qualificheranno come uno dei migliori registi degli anni ’70 e ’80, con film di grande spessore tra i quali ci piace ricordare “C’eravamo tanto amati” e “La terrazza”.

Gordiano Lupi, ne “La cineteca di Caino”ci riporta una buona sintesi del fim, ricordando come “Age, Scarpelli e Scola realizzano una commedia all’italiana, on the road, esotica, girata in un’Angola ancora selvaggia, al tempo colonia portoghese, ispirandosi alla sceneggiatura del fumetto Disney Topolino e il Pippotarzan(1958) di Romano Scarpa. Sordi è l’editore romano Di Salvo, Blier è un succube segretario marchigiano, il cognato scomparso in Africa è Nino Manfredi, Zarzo è un portoghese imbroglione ma simpatico, Sebastanelli, un camionista canterino, occasionalmente attore. Francesca Romana Coluzzi si intravede per una breve sequenza, ma il cast femminile è integrato da tre presenze come Loyodice, Bettoia e Blanc, poco influenti nell’economia della storia. Scola vorrebbe protagonista Manfredi, ma l’attore ha preso altri impegni e non ha tempo da dedicare al film. Il regista decide per un’inversione di ruoli e Sordi si cala nella parte dell’editore che parte da Roma alla ricerca del cognato in fuga dalla civiltà. La trama è semplice. L’editore Di Salvo (Sordi) e il segretario (Blier) si recano in Africa per ritrovare il cognato Titino (Manfredi), che da due anni non dà notizie e ha lasciato la moglie nella più assoluta disperazione.”

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