Film corti: “Vincent” (1982) di Tim Burton

 

(chiara novelli) All’epoca Tim Burton lavorava alla Disney che produce questo suo primo film nato da una sua poesia semi seria, riconoscendone il genio, ma non sapendo poi come sfruttarlo. Corto di animazione dove si affaccia tutto il suo mondo creativo di Burton, le sue radici, che vanno dal romanzo gotico di Poe, al cinema tedesco degli anni ’20 di cui riproduce le geometrie e il “bianco e nero” senza ombre. Da qui, disegnando, ci insegue per condurci dentro il sogno e la morte, nella doppia e insidiosa svolta psichica che, angosciosa e lieve, ci lascia sospesi come la sua bicromia senza grigi :

 

Vincent Malloy è un bravo bambino,

ha sette anni ed è assai perbenino,

per la sua età ha virtù assai rare

ma a Vincent Price vuol somigliare.

Ha un gatto, un cane ed una sorella

ma vuole soltanto una vita più bella.

In orridi antri, per meglio sognare,

con rettili e topi vorrebbe abitare.

Con loro vivrebbe incredibili orrori

sentendosi preda di ghiacci sudori,

vagare vorrebbe, in tenebra oscura

sfidando pericoli senza paura.

Con larghi sorrisi accoglie la zia

né mai vorrebbe lasciarla andar via,

immagina infatti, con grande piacere,

di farne una statua per il museo delle cere.

Sevizia ogni giorno il suo cane Abercrombie

sperando di trarne un orribile zombie,

col qual poter nella nebbia vagare

per fare poi strage di vittime ignare.

Non vuole soltanto incuter paura,

adora egualmente lettura e pittura.

Pinocchi e fatine non legge però,

lui adora soltanto i racconti di Poe.

Una notte, leggendo alla fievole luce

fece un sobbalzo a una storia si truce,

la giovane moglie che tanto adorava

giaceva ancor viva nella sua bara.

Con impeto folle si mise a scavare,

quell’orrido dubbio voleva fugare,

ma ciò che scavava scoprì che in realtà

era solo l’aiola che amava mammà.

In camera chiuso si ritrovò

e d’esser recluso si immaginò,

il solo conforto in tanto dolore

era il ritratto del grande suo amore.

Mentre languiva, angosciato e disfatto

la madre arrivò e lo colse sul fatto,

disse: “se vuoi puoi andare a giocare

fuori c’è il sole, ti devi svagare”.

 

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