A Scandicci, in una fredda serata, coi filmati di Allende, Fidel e Rossellini

(marino Demata) In una serata caratterizzata da un vento veramente gelido, abbiamo onorato, assieme a Giulia Spagnesi  del Centro Studi per l’America Latina, e a Chiara Novelli, l’impegno di proiettare filmati su Salvador Allende e di dibattere della situazione cilena alla Festa Democratica di Scandicci alla quale eravamo invitati. Abbiamo scelto la classica e intramontabile intervista di Rossellini al Presidente cileno di fresca elezione, ma abbiamo anche voluto far precedere l’intervista con un breve filmato tratto dal bellissimo documentario “Un grande uomo”, di cui proponiamo qui un estratto.

Perché? Perché la parte del filmato che abbiamo scelto di presentare illustrava, pur nella sua sintesi,  tre momenti molto significativi della purtroppo breve storia della Presidenza Allende:

– L’arrivo di Fidel Castro a Santiago e il comizio con Allende. Abbiamo potuto rivedere un Fidel 45enne in gran forma, che era al suo primo viaggio  in America Latina a ricambiare la visita del suo amico e ammiratore Allende. Nel documentario Fidel definisce di grande portata politica e storica quello che è accaduto in Chile, la prima rivoluzione democratica verso il socialismo, e ripete due volte con grande enfasi il termine “inusual”a proposito di tale avvenimento. Va detto che saranno successivamente numerosi i viaggi di Fidel in altri Paesi dell’America Latina, occasionati dalle elezione di Capi di Sato o di Governo ispirati al rinnovamento. Anche in Argentina la fine del periodo buio delle dittature, col ritorno alla pratica delle elezioni democratiche e la vittoria di Kerschner nel 2003, vede la presenza di Fidel, in quel caso invecchiato naturalmente rispetto a 33 anni prima, ma sempre in grado di incantare le folle, dall’atrio della Università a Recoleta, con un discorso in  gran parte incentrato sulla figura di Che Guevara.
– Il nobile discorso di Allende all’ONU del 1972, con il coraggioso attacco al potere delle multinazionali nel proprio Paese, capaci di sottrarre consistenti e decisive fette di reddito al proprio popolo a vantaggio del grande capitale internazionale:  Ricordiamo le sue parole:”Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati. Questi subiscono interferenze nelle decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l’interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede. La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell’umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti.”
– La nuova vittoria elettorale di Unidad Popular che sventerà il tentativo della destra cilena, foraggiata da milioni di dollari americani,  di mettere in stato di accusa il governo Allende ed ottenerne la destituzione per via legale. Vittoria tanto più significativa perchè ottenuta in un clima di scontro violento voluto dalla destra, che spuntava al successo dello sciopero dei camionisti che aveva in parte messo  in ginocchio il Paese, ma non ne aveva tuttavia bloccata la produzione, soprattutto per merito di una matura classe operaia, che non ha mai abbandonato Allende e il suo programma.

 

Siamo passati poi alla ormai celebre intervista di Rossellini. A meno di 2 mesi dalle elezioni del settembre 1970, nel novembre dello stesso anno, Allende decide di aderire all’invito di Roberto Rossellini a rilasciare una lunga intervista.  Va detto subito che il merito del filmato è di farci ammirare, seduti nello stesso salotto di casa Allende,  due grandi personaggi accomunati da una grande passione rivoluzionaria e democratica. Per questo motivo l’0intervista si trasforma in un dialogo appassionato, dominato dalla ricchezza di pensiero e da contenuti politici, sociali ed economici di fortissimo spessore.

Allende conosceva personalmente il figlio di Roberto, Renzo Rossellini, che era stato anche più volte da lui nelle settimane precedenti per organizzare l’intervista stessa , che lo stesso Allende  alla fine era contento di rilasciare per illustrare e divulgare il proprio programma, più volte deformato dalla opposizione anche attraverso i media. In realtà ad una precisa domanda di Rossellini sulle ragioni di un successo così travolgente senza che quasi stampa e televisioni si fossero mai occupati di Unidad Popular, Allende spiega che il percorso che fin dalle precedenti lotte elettorali ha portato al successo si basato sui rapporti con unità di base di lavoratori, di contadini, di impiegati, di categorie per le quali ha contato molto il rapporto diretto, la fiducia reciproca, la solidarietà. Tutto questo ha pagato meglio di tanta propaganda televisiva e/o giornalistica. E tuttavia proprio con l’intervista di Rossellini, Allende ammette che si tratta ora di integrare la metodologia usata fino a quel momento con  un uso ragionato dei media, per far conoscere meglio al Paese i programmi del Governo.
L’intervista, che ha ricevuto la supervisone di Emidio Greco, fu acquistata dalla Rai che la mandò in onda solo dopo il colpo di Stato di Pinochet col titolo LA FORZA E LA RAGIONE.

Recentemente è stato completato un paziente lavoro di restauro dell’intervista stessa , che viene ora messa in vendita in DVD assieme ad altro materiale di grande interesse.
Nell’incipit dell’intervista Allende, incalzato dalle domande di Rossellini, mai banali ma sempre politicamente significative, parla delle sue origini intellettuali e politiche, degli studi e della pratica della Medicina, dell’aver fondato il partito socialista a Valparaiso, dell’importanza dell’alleanza di tutte le forze di sinistra per battere la destra.
Allende, incalzato da Rossellini,  non manca di lanciare una nota polemica contro l’ingerenza dgli USA nell’America Latina, un’ingerenza che si trasforma sempre in sfruttamento. Ma contemporaneamente il Presidente cileno si mostra attento a non confondere il Governo USA con il popolo degli USA, i suoi intellettuali e lavoratori, dei quali  riconosce la grande positività e prospettiva.
Allende descrive le riforme che vuole realizzare per trasformare il Chile in una nazione libera e capace di risolvere i gravi problemi sociali interni, la miseria, lo sfruttamento delle multinazionali. C’è fiducia: A volte la ragione vince sulla forze.
Nella serata non poteva mancare un accenno a Berlinguer, di cui si celebrano in questi giorni i 30m anni dalla morte. Questo perché, lo ricordiamo, egli  si ispira proprio ai fatti cileni e in particolare dal golpe di Pinochet per elaborare e divulgare la propria appassionata teoria del Compromesso storico: i fatti cileni gli avranno insegnato che non si può pensare di vincere e soprattutto trasformare un Paese avendo contro quasi la metà della popolazione e dei suoi rappresentanti politici. Occorre un compromesso di alto profilo (storico) con la parte più sinceramente sensibile e moderata del Paese (in Italia la DC di Zaccagnini e di Moro), che va coinvolta, nel rispetto dei propri ideali e della propria matrice politica e religiosa, nell’opera di trasformazione del Paese, che solo così potrà mettersi al riparo da guerre civili e da ingerenze straniere che si troverebbero di fronte ad uno sbarramento largo ed invalicabile.
Sappiamo che la storia italiana ha in gran parte vanificata l’intuizione di Berlinguer, qualunque sia il giudizio teorico che se ne voglia dare: la sconfitta della sinistra DC al congresso successivo all’elaborazione del Compromesso Storico, il rapimento e la morte di Moro, lo svilupparsi del fenomeno terroristico sono stati eventi troppo importanti e decisamente antagonisti al pensiero di Berlinguer, perché esso potesse concretamente realizzarsi.

 

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