Paul Mazursky: morte di un regista cinefilo.

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(marino demata)  Con la morte di Paul Mazursky scompare un’altra icona del cinema anti-hollywoodiano. Al mondo di Hollywood il nostro regista rimproverava la mastodonticità e la rigidezza degli schemi e dei generi. Buon conoscitore invece del cinema europeo, ad esso ha preferito più di sovente accostarsi. E’ ad esempio trasparente ed esplicito il richiamo e l’omaggio a Federico Fellini nel suo film del 1970 “Alex in Wonderland”/”Lo strano mondo di Alex”, nel quale, con accenti autobiografici, porta sullo schermo la storia di un regista in crisi ed alla ricerca della propria strada. Il film non a caso non piacerà alla critica statunitense, ma conferma le aspirazioni di Mazursky ad ispirarsi al cinema europeo, col quale entra in reale, diretto contatto, restando legato soprattutto alla Nouvelle Vague. Diventa ben presto uno dei personaggi di spicco di quel cinema newyorkese, che annovera tra i suoi ispiratori e MAZURSKY-3-articleLargeinnovatori di quell’epoca il grande John Cassavetes, da lui diretto nella trasposizione moderna de “La tempesta” du Shakespeare.  E cinema newyorkese significa in quei tempi (siamo negli anni ’70) concentrarsi su opere più agili e appunto meno mastodontiche di quelle hollywoodiane, significa anche, per ciò che riguarda i contenuti, puntare sull’autobiografismo e sul realismo quotidiano, che porterà il nostro regista, proprio come  Cassavetes, a girare nelle strade e non negli ambienti artefatti e precostituiti realizzati negli studios. Altrettanto netto diventa in Mazursky il rifiuto del divismo e delle costruzioni letterarie, preferendo le storie di persone comuni, alle prese non con i grandi drammi, ma con le nevrosi quotidiane e le passioni che hanno come teatro le parti anche più oscure e nascoste della grande città. In questo quadro sicuramente le sue opere più significative di questo periodo sono “Harry & Tonto” del 1974, meraviglioso e tenero viaggio di un anziano abbandonato e del suo gatto lungo un’America che sa offrirsi ai suoi occhi soprattutto con la categoria della “diversità”, così tipica per quei tempi, e “Next stop Greenwich Village”/”Stop a Greenwich Village” del 1976, malinconico richiamo al celebre quartiere di New York negli anni ’50, con omaggi e MAZURSKY-2-obit-articleLargeriletture dedicate al cinema di Chaplin e di Godard.

Ma uno dei suoi film più affermati e di successo è senza alcun dubbio “An unmarried woman”/”Una donna tutta sola” del 1977, ritratto al femminile tipico degli anni ’70 di una quarantenne alla ricerca di un proprio difficoltoso equilibrio, oscillando tra solitudine, crisi di coppia e desiderio di autonomia e autoaffermazione.
Prosegue successivamente la ricerca di Mazursky all’interno del cinema europeo, che egkli ammira sempre di più, e che lo porta all’irrefrenabile desiderio di realizzare una sorta di Jules et Jim made in New York col film “Willie and Phil”, di cui va ammirato lo sforzo di servirsi di tutti i mezzi tecnici a disposizione per riportare sullo schermo gli ambienti reali.
Mazursky è stato uno dei pochi registi capaci di dirigere Woody Allen: il film “Storie di amore e infedeltà”è l’amara e ironica storia di un avvocato di successo e di una psicologa (Bette Midler), che per festeggiare il sedicesimo anno di matrimonio si recano in un grande centro commerciale per ritirare e scambiarsi i rispettivi regali, ma finiscono per restarci per l’intera giornata, il tempo per un bilancio della propria vita di coppia, per confessarsi i propri tradimenti e addirittura per maturare la improvvisa e inaspettata decisione di divorziare. Il film che non a caso si avvale dei suoni del “felliniano” Nino Rota, conquista anche alcune nominations, che si aggiungono a quelle collezionate dal nostro regista soprattutto per la bravura nello scrivere tenere sceneggiature, tante storie di gente comune.

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