“Wrong rosary” (2009), film mai circolato in Italia, questa sera al Giardino del Cenacolo di San Salvi a Firenze

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(marino demata) Una “prima visione” di grande interesse questa sera al Giardino del Cenacolo di San Salvi a Firenze. Un film turco snobbato dalla grande distribuzione, che avremo l’occasione e la fortuna di vedere in lingua originale sottotitolata in italiano. Eppure la serena bellezza del film Wrong Rosary dell’esordiente regista turco Mahmut Fazil Coskun e il successo riscosso in alcuni importanti festival europei (primo premio al Festival di Rotterdam del 2009), stanno a testimoniare di uno stato di grazia di quello che potremmo definire il Nuovo cinema turco, che sta producendo veramente in questi ultimi anni bei film ed interessanti filmmakers.
Non è stato sempre così in quel Paese. Fin dagli inizi della sua storia, la cinematografia turca ha patito due aspetti molto negativi: la dipendenza da altre cinematografie europee (soprattutto quella francese), e lunghi periodi di oppressione censoria. Entrambi questi fattori hanno impedito o ritardato uno sviluppo originale e proprio di una cinematografia locale con una propria vera identità. Se si fa wrong rosaryeccezione di grandi e isolate personalità di registi come Ertgrul, direttore di ben 36 film tra il 1919 e il 1953, tra i quali il suo capolavoro, Le strade di Istanbul (1931), non si registrano altre personalità capaci di imprimere al cinema turco strade proprie ed originali impostazioni. Eppure nel 1948 un provvedimento governativo di grande rilievo riduce drasticamente le tasse sulla produzione locale di film dal 70 al 20%, creando indubbiamente le condizioni per lo sviluppo di una industria cinematografica autoctona. Il provvedimento produsse i suoi effetti sulla quantità delle pellicole prodotte quindi anche sullo sviluppo dell’industria cinematografica: la Turchia divenne il secondo paese dell’area del Mediterraneo orientale, dietro solo all’Egitto, per produzione di film, arrivando alla cifra di 550 pellicole prodotte nel decennio successivo alla legge di detassazione. Ma alla quantità non corrisponde un qualità ed originalità del prodotto finito. La tendenza è quella di prendere sempre come modelli le produzioni dell’Europa Occidentale (abbiamo perfino un filone di film del genere “spaghetti western” turchi in questo periodo!), piuttosto che battere strade originali e legate alla realtà del Paese. Bisognerà aspettare l’inizio degli anni ’70 per vedere qualcosa di nuovo e di originale, allorchè l’ondata delle nuove cinematografie contestatrici dei sistemi produttivi industriali si abbatterà (nel senso positivo del termine) anche sulla Tirchia, producendo effetti così innovativi da potersi parlare di New Turkish Cinema. Nascono film di indubbio interesse non solo strettamente cinematografico,m ma anche politico e sociale, che,malgrado le strette maglie della censura, vengono acclamate nel Paese, soprattutto nei ceti più sensibili al rinnovamento e al superamento di tradizioni e valori sentiti come sorpassati. Opere come quelle del regista Ylmaz Guney (“Hope”, “The elegy”, “Pain”), tutte degli inizi degli annio ’70, furono acclamate come veri  propri manifesti rivoluzionari del cambiamento, a dispetto delle cautele censorie del regime, che però riuscì ad isolare questo fenomeno e ad impedire in seguito lo sviluppo di altre regie antagoniste. wrong rosary2
Più recentemente, agli inizi del nuovo secolo, lo sviluppo di  co-produzioni con altri Paesi e l’allentarsi delle maglie della censura, hanno riportato in Turchia tutte le possibilità e le condizioni per lo sviluppo di una cinematografia originale e indipendente, sempre più attenta ai problemi del Paese e comunque tendente a portare sullo schermo storie originali collegate alla propria realtà. Nascono così film di indubbio interesse e bellezza, tra i quali citiamo “The photopgraph” (2001) di Kazim Oz, sul conflitto Turco-Curdo, e “Takva” di Ozer Kiziltan (2006). Una nuova leva di registi dunque, tra i quali spicca il nome di Nuri Bilge Ceylan, forse il migliore e più conosciuto di questa nuova generazione internazionale, che,  col suo stile documentaristico minimalista, è stato a ragione paragonato al regista ioraniano Abbas Kiarostami.
In questo contesto di irresistibili istanze di rinnovamento e di contemporanea riscoperta della realtà locale, si è sviluppato molto recentemente una nuova leva di interessantissimi registi che hanno portato il cinema turco sulla ribalta internazionale. Wrong Rosary (2009) è appunto uno dei prodotti più lineari e limpidi di questa nuova tendenza. Si tratta di un dramma romantico interamente ambientato in una magica Istanbul, resa ancora più magica da una pregevole fotografia e da preziose inquadrature E nella magia di quella città, crocevia tra Europa e Asia, crogiuolo di razze, religioni usi e costumi diversi ed ormai ben reciprocamente tollerati ed accolti, può succedere veramente di tutto. Anche che il fato si diverta a mettere come vicini di casa nel quartiere di Galati due persone dal temperamento molto simile (tratto distintivo fondamentale: la timidezza!) , ma dal differentissimo background religioso ed educativo. Lui, Musa, devoto Musulmano, diventa il Muezzin di una importante Moschea della città, lei, Clara, impegnata nella locale Chiese cattolica con l’idea di farsi prima o poi suora. Non a caso il titolo del film, Wrong rosary simboleggia la possibile confusione che l’amore possa far nascere anche tra due temperamenti religiosi diversi, superando i confini di due religioni così differenti (il riferimento è ad una scena in cui Musa, il Muezin, si confonde e dice le preghiere tenendo in mano non il “rosario” musulmano, ma la corona del rosario cattolico datogli dalla sua vicina). Tra i due nasce simpatia, tenerezza e amore. Il tutto mai dichiarato, ma fatto di sguardi, di attenzioni, di attese, di piccole occasioni colte: il tutto descritto da una regia attenta anche ai particolari con grande delicatezza e discrezione, per rendere appieno il carattere dei personaggi. Alla fine scopriamo che l’ostacolo maggiore all’amore dei due protagonisti non è, come qualcuno avrebbe potuto prevedere, il differente background religioso e culturale, ma più semplicemente i carattere e la ritrosia dei due, la loro profonda timidezza e riservatezza, che li rendono così uguali, ma anche così impossibilitati entrambi all’amore che pure coltivano dentro di loro.
Il regista, Coskun, alla sua opera prima, è stato molto bravo a rendere queste atmosfere tenui e delicate, nonché a delineare un personaggio chiave nella storia come il libraio, cultore di libri musulmani antichi, Yakup, che sarà in grado di facilitare la conoscenza reciproca tra i due protagonisti. Un esordio fortunato e positivo.

Il film non è mai circolato in Italia e viene portato per la prima volta all’attenzione del pubblico della rassegna cinematografica estiva organizzata da noi di Rive Gauche – Arte Cinema grazie anche alla preziosa collaborazione di Cinemanemico

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