Surrealismo cinema: “Belle de jour” (1967) di L. Bunuel – Film completo

(marino demata)   “Belle de jour” / “Bella di giorno” è uno dei film più straordinari di quel genio della cinematografia che risponde al nome di Luis Bunuel, innanzitutto perché è il capolavoro del surrealismo dell’autore, in secondo luogo perché riesce a mostrare, coi suoi meravigliosi colori, la fredda sessualità di una donna di classe, alle prese col proprio immaginario infantile, inserito perfettamente e senza stacchi all’interno della realtà. Eppure a questo film Bunuel era arrivato, dopo il successo di un film di tutt’altro registro, come “Simon nel deserto”, di cattiva voglia. Avendo in mano il romanzo “Belle de jour” di Joseph Kassel, avrebbe esclamato “Il soggetto non mi piace per niente, l’ho accettato per riuscire a fare una cosa che mi piacesse da un’altra che non mi piaceva affatto”. Il film era stato addirittura rifiutato al festival di Cannes, ma si rifece al festival di Venezia, ove vinse il Leone d’oro nel 1967. La sequenza più celebre è quella famosissima in apertura di film, cinque minuti di sequenza rivelatori dei sogni erotici di Severine (Catherine Deneuve) e della sua incapacità a relazionarsi se non con grande freddezza col marito medico e in generale col mondo circostante, con molta probabilità anche per traumi dell’infanzia. Nel famoso sogno iniziale Severine e il marito fanno una passeggiata in carrozza. Apprendiamo che si tratta di un sogno ricorrente perchè quando Severine, al risveglio, afferma “Sognavo di te, di noi due, facevamo una passeggiata in carrozza”, Bunuel fa dire al marito Pierre: “Sempre la carrozza”. Nel sogno l’atmosfera sembra idilliaca, ma ben presto uno scambio di battute fra i due coniugi fa arrabbiare Pierre che decide di infliggere a Severine una punizione, facendola frustare dai due cocchieri legata ad un albero e violentare da uno dei due, al quale Severine si abbandona colma di piacere. Vengono dunque in tal modo presentati da Bunuel, proprio nei primi minuti del film, tutti i temi del racconto: il piacere masochistico di Severine, nonché l’utilizzazione del marito come intermediario della ricerca del piacere in un altro uomo di rango sicuramente inferiore e pieno di volgarità. Severine poi ricorderà non a caso che da bambina era stata toccata e baciata da un idraulico che aveva le medesime sembianze del cocchiere. Non si tratta dell’unico sogno o comunque dell’unico prodotto dell’immaginazione: il film presenta Severine alle prese con immagini oniriche e pensieri che continuamente punteggiano la sua vita quotidiana. Tanto più quando intraprende l’esperienza di “belle de jour”, in una casa di tolleranza di classe, ove i clienti sono portati alle più svariate richieste di esperienze amorose nuove e diverse cui Severine si sottopone con curiosità ed anche con passione. In queste occasioni Bunuel riesce ad alternare sapientemente scene oniriche e immagini realistiche senza soluzione di continuità, a tal punto che a volte è difficile discernere la realtà dalla immagine onirica o dalla fantasia erotica. In ogni caso Bunel sottolinea più che mai in questo film il senso surrealistico del sogno inteso come rifugio, ma anche e soprattutto come liberazione, ove Severine, come ogni altro essere umano, esprime liberamente i suoi istinti reali. E sia il sogno che la realtà presentano una elevata dose di simbolismo che riguarda tutti gli oggetti: a partire dal suono dei campanelli, presente fin dal primo sogno della carrozza, e che sembra rimandare al suono delle campane, al fluire del tempo, e contemporaneamente sembra un segnale che avverte dell’inizio di un nuovo sogno della protagonista. Severine sente evidentemente il fascino della doppia vita che è riuscita ad organizzare e che in qualche modo crea una sorta di strana sintesi tra la sua frigidità di fondo e le suggestioni erotiche a sfondo sado-masochista. Suggestioni erotiche che rimandano esplicitamente al Marchese de Sade e che spesso restano volutamente sospese tra il mistero e l’ambiguità, come nel caso della misteriosa scatola cinese, di cui non sarà mai rivelato l’arcano. E quando il marito di Severine, Pierre, confesserà alla moglie che il suo più grande desiderio sarebbe quello di avere un figlio, questa richiesta provoca in Severine una sorta di resa dei conti interiore con se stessa e col suo proprio corpo, e il nuovo esplodere delle contraddizioni tra frigidità (mostrata soprattutto nei rapporti col marito) e sadomasochismo, tra la negazione del proprio corpo e il suo uso sfrontato nel bordello di alta classe. Uno dei film più convincenti di Catherine Deneuve, attrice utilizzata da Bunuel anche in “Tristana” e dalla quale il regista è riuscito sempre a trarre corde perfino insperate per capacità interpretativa, espressività e sfumature di non facile realizzazione data la grande complessità del personaggio. Attorno alla Deneuve ritroviamo il meglio degli attori francesi dell’eoca, da Michel Piccoli a Jean Sorel, allo straordinario Pierre Clementi, in una parte che sembra ritagliata su misura, e a cui si deve la visione integrale del film oggi. Il film è stato, malgrado lo scetticismo iniziale di Bunuel, un grande successo di critica ed anche di botteghino, visto che è stato il film di Bunel più visto in assoluto.

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