20 anni senza Gian Maria: “Il terrorista” (1963) di Gianfranco De Bosio – Film completo

(cliccare sull’immagine per vedere l’intero film)

(marino demata)  Prima di iniziare a parlare di questo bel film che ha come protagonista assoluto Gian Maria Volontè, desideriamo rispondere a molti che ci hanno scritto chiedendoci del film precedente (Le quattro giornate di Napoli) quando e dove sarebbe stato proiettato. Vogliamo ribadire che questa è una rassegna on-line che noi offriamo, corredata di scheda critica, a chi ci segue sul nostro blog e sulle nostre pagine Facebok e altri network. In altri termini il film si vede subito per intero cliccando sull’immagine che appare nella parte superiore dell’articolo (l’unica immagine visibile). Anche per chi riceve la nota via email vale lo stesso discorso: basta cliccare sull’immagine riferita al film per vederlo immediatamente per intero grazie a YouTube.

Dunque come secondo film del ciclo “20 anni senza GuanMaria” abbiamo scelto una pellicola poco nota, ma di rara bellezza, “Il terrorista” del regista GianfrancoDe Bosio, molto impegnato per la verità come regista teatrale e diciamo pure che si nota nel corso del film per la propensione al dialogo lungo e articolato, comunque non improprio per illustrare le varie posizioni in campo all’interno dello schieramento politico che compone le varie anime dela Resistenza, da quella più attendista e diplomatica (dal Partito Libeale alla DC), a quella più radicale e più propensa all’azione (la sinistra e in particolare appunto il Partito d’Azione). E al partito d’Azione fa riferimento il protagonista del film, interpretato da un già straordinario Volontè, se si pensa che siamo appena nel 1963 quando è stato girato questo film, appena un anno dopo “Le 4 giornate di Napoli” e il nostro attore interpreta il ruolo calandosi nel personaggio con già consumata e straordinaria maestria, ampiamente riconosciutagli dalla critica.
L’azione si svolge a Venezia, una città raramente utilizzata per film del genere, nel 1943, allorché Renato Braschi, detto l’Ingegnere (Volontè), esponente del Partito d’Azione e punto di riferimento dell’anima azionista della Resistenza politica veneta, sceglie di continuare le sue azioni di sabotaggio contro i fascisti nonostante gli inviti dei superiori alla prudenza e alla sospensione degli attentati. L’attentato dinamitardo che viene organizzato, naturalmente non in modo solitario, ma col coordinamento della sinistra dello schieramento resistenziale, colpisce proprio il comando tedesco a Venezia e innesca, come sempre in questi casi, una dura rappresaglia contro la popolazione civile con la solita regola di 10 italiani per ogni tedesco ucciso, con l’intento di creare odio della popolazione verso gli autori degli attentati, responsabili in ultima istanza della rappresaglia.
In questo film le discussioni tra le varie anime del Comitato di Liberazione Nazionele, ovvero le varie anime della Resistenza cui si faceva cenno sopra, costituiscono sicuramente la parte teorica attraverso la quale il regista vuole farci conoscere le varie posizioni, con l’intento di arrivare ad un punto di coagulo comune che è la liberazione di Venezia e dell’Italia dai tedeschi e dai fascisti. Ma sicuramente la parte più spettacolare è offerta dalla attività del protagonista, che nella sua attenzione alla propria incolumità e alla ricerca di una sua agibilità politica e personale, deve necessariamente lasciarsi andare ad un peregrinare solitario e carico di sospetti verso tutti, anche per la mancanza alla base di una reale formazione personale e politica in tal senso. A spingerlo in realtà è una sincera tensione morale e indignazione verso le condizioni di asservimento del Paese ai tedeschi e ai loro servi fascisti. Una tensione morale naturalmente non isolata e personale, ma che accomuna una intera anima della Resistenza, convinta che le azioni vadano proseguite per smuovere le acque, per creare condizioni di instabilità e di scompiglio nelle file tedesche, malgrado le rappresaglie, e soprattutto per evitare quella stagnazione e il non far niente, dietro le quali componenti prosperano il qualunquismo e il reazionarismo.
Dunque un bel film e un già starordinario Volontè, come si diceva. Alcune curiosità: il film è stato prodotto dal critico Tullio Kezich, co-sceneggiato da Luigi Squarzina. Tra gli attori (oltre a Volontè troviamo Philippe Leroy, Anouk Aimèe e Giulio Bosetti) è presente anche una giovanissima Raffella Carrà.
Il film ha avuto un nuovo momento di celebrità nel 2007, allorchè Nanni Moretti, nell’ambito del Torino Film Festival, di cui è direttore, ha invitato il regista Gianfranco De Bosio a commentare la visione del film, tratto tra l’atro da vicende realmente accadute, di cui il De Bosio è stato testimone e diretto interprete. Il regista infatti aveva conosciuto di persona l’Ingegnere, il cui ruolo ha, con scelta felicissima, deciso di affidare a Gian Maria Volontè. Davanti ad una platea attenta e con la sapiente guida di Nanni Moretti, che ha non poco contribuito a far conoscere al pubblico le varie posizioni e soprattutto la realtà e il contrastato destino del Partito d’Azione, in parte confluito poi nel PCI, De Bosio ricorda: “Il film ha un valore di testimonianza e anche tutti i dialoghi devono essere ascoltati con il senno di poi. Noi girammo quel film vent’anni dopo quegli avvenimenti. Dopo la guerra non avrei mai potuto raccontare in questo modo quella pagina così drammatica della mia storia personale. E’ un film che mi commuove sempre perché quello era il mio comandante. Egli lavorava come ingegnere a Padova, non a Venezia come nel film, ma come si vede nel film utopisticamente voleva un attentato al giorno: la tendenza era quella che ‘Non dovevamo dare requie al nemico’. Era un uomo valoroso, un membro del partito d’azione”.
De Bosio amò Volontè: “Si pensò a Salerno ma dopo il film dei fratelli Taviani (Un uomo da bruciare) la scelta fu inevitabile e ricadde su questo attore molto rigoroso, che letta la sceneggiatura non ebbe dubbi. “Volontè entrò così profondamente nella psicologia del mio comandante, entrò nella sua pelle, a tratti mi sembra proprio di rivedere lui…”

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