20 anni senza Gian Maria: “Svegliati e uccidi” (1967) di C. Lizzani – Film completo

(per vedere l’intero film cliccare sull’immagine)

(marino demata) Il terzo film che presentiamo per la rassegna “20 anni senza Gian Maria” rappresenta un bellissimo esempio di quel filone collegato ai banditi e alla “mala” degli anni 60 e 70, del quale il cinema italiano si è spesso interessato con successo. Si tratta di “Svegliati e uccidi”, film impreziosito dall’ottima regia di Carlo Lizzani, che diverrà presto uno specialista del filone gangster e con lo stesso Gian Maria Volontè girerà due anni dopo “Banditi a Milano”. “Svegliati e uccidi” è un film del 1967: avevamo lasciato Volontè nel 1963 col film “Il terrorista” di Gianfranco De Bosio e in questo lasso di tempo la popolarità del nostro attore fa un notevole balzo in avanti grazie alla partecipazione in un ruolo di primo piano (da vero “cattivo”) nei primi due film di Sergio Leone con Clint Eastwood, “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più”.
Anche nel film che presentiamo oggi Volontè non incarna il ruolo del protagonista, ma quello, che ricorrerà ancora in altre pellicole, del commissario milanese di polizia, alla spietata caccia al bandito di turno, che nella fattispecie è il famoso rapinatore Luciano Lutring, le cui memorie ispireranno in seguito anche il regista francese Josè Giovanni per il film Lo Zingaro, ove Lutring sarà interpretato da Alain Delon. Soprannominato il solista del mitra, per l’abtudine a portare il mitra nascosto in una custodia di violino, Lutring divenne famoso negli anni 50 e 60 per una serie di rapine soprattutto a gioiellerie, delle quali la più memorabile fu sicuramente quella a via Montenapoleone, per la quale si mobiliteranno le polizie italiana e quella francese. Il personaggio del bandito viene interpretato dall’attore austriaco Robert Hoffmann, che sa conferire al protagonista quella carica adrenalinica, ma anche quel senso di incertezza e precarietà che la sceneggiatura di Carlo Lizzani e Ugo Pirro hanno voluto conferire al personaggio reale, in un certo senso ridimensionandolo ma anche umanizzandolo. Le cronache ci dicono che una volta catturato in Francia Lutring fu condannato a 22 anni di carcere, dei quali scontò i primi dodici per poi, caso più unico che raro, fruire della grazia di ben due Presidenti della Repubblica, quello italiano e quello francese. Uscito di prigione l’ex bandito si dedicò alla pittura e alla scrittura soprattutto delle proprie memorie, abbandonando definitivamente la via del crimine.
In questo film Volontè è un commissario di polizia puntiglioso e scrupoloso, che vive la caccia al bandito con senso tattico straordinario, imbastendo una trama che immancabilmente dovrà portare al prestigioso risultato finale, grazie anche alla collaborazione della moglie di Lutring, una Lisa Gastoni in stato di grazia, certamente in uno dei personaggi meglio riusciti della sua carriera.

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