“Lucy” (2014): E’ tornato Besson!

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(marino demata)  Dopo la parentesi di appena un anno fa con l’incursione nel “grottesco” con lo sgangherato “The family” con Robert De Niro, Luc Besson rtorna alla regia impegnata ricorrendo ad una storia da lui stesso scritta, “Lucy”, e, come ci dice, meditata da tempo, tutta impostata secondo i canoni della fantascienza. Ma come spesso accade nei film di fantascienza, si parte da un assunto scientificamente vero o quanto meno verosimile, per poi imbastire su questo lo svolgimento fantastico del genere sci-fi. E l’assunto vero da cui prendere le mosse è che l’uomo utilizza solo una piccola parte delle capacità e potenzialità offerte dal cervello umano: si cerca anche di percentualizzare questa parte utilizzata nel 10%, cifra chiaramente approssimativa e arbitraria perché per individuare tale percentuale bisognerebbe avere la piena cognizione del tutto, del 100%, cosa evidentemente impossibile visto che la cognizione del tutto utilizzabile del cervello è preclusa a priori.Lucy2
Partendo dunque da questo assunto, il film si sviluppa basandosi sulla realizzazione di una ipotesi: cosa potrebbe accadere in un essere umano se improvvisamente la percentuale di utilizzazione del cervello per un qualsiasi motivo si elevasse in percentuale? Di quali miracoli o cose inusuali sarebbe capace quest’essere, rispetto agli altri esseri umani? E’ quello che accade a Lucy (Scarlett Johansson), studentessa a Taipei, allorché viene catturata da una banda di malavitosi decisi ad esportare in Europa una nuova potentissima droga, di cui un considerevole quantitativo viene posto nel suo stomaco e dallo stomaco entra accidentalmente in circolo nel suo organismo dopo una violenta colluttazione con uno dei suoi carcerieri.
Gli effetti nell’organismo della ragazza sono inaspettati e riguardano proprio la sua improvvisa capacità all’utilizzo di percentuali sempre più alte del cervello, ben oltre la soglia del 10%, in un crescendo di sviluppo delle proprie capacità, che la rendono invincibile, che coinvolgono la possibilità di entrare in contatto con le altre menti umane e di controllarle, e di entrare in contatto col resto della natura e della materia fino ad avvicinarsi inesorabilmente al fatidico 100% e al sapere assoluto.
Grazie allo sviluppo di questa storia Luc Besson crea un altro personaggio femminile forte, che ben si affianca ai suoi predecessori. Lucy è un po’ figlia di Nikita, l’eroina dell’omonimo film del 1990 interpretata dalla bella Anne Parillaud, ma ricorda anche Mathilda, interpretata nel 1994 dalla giovanissima Natalie Portman nel film Leon, la quale, forte e dura dopo aver perso i propri genitori all’età di 12 anni, si ritrova a convivere con un killer professionista, Leon (Jean Reno), in unaLucy 3 convivenza eterogenea dagli esiti imprevisti nei quali consiste la bellezza del film (ormai di culto). Ma Lucy è anche figlia di altri personaggi femminili di Besson, sempre caratterizzati dalla forza e dalla risolutezza dei propri caratteri, attraverso i quali il regista sembra voler irridere alla classica definizione di “sesso debole” applicata alle donne. Ci riferiamo al personaggio di Leeloo interpretata da Milla Jovovich ne “Il Quinto Elemento”, ed anche a
Rie Rassmussen del più recente “Angel-A”. Tutte donne forti e risolute,m che hanno come caratteristica comune la capacità di accrescere la loro forza in virtù dello svolgimento degli eventi che accadono loro.
In questa galleria di personaggi femminili Lucy non solo non sfigura, ma assume connotati di primissimo piano, tanto da sconvolgere le certezze di un grande scienziato (Morgan Freeman), che è uno dei fautori della teoria della sotto-utilizzazione del cervello umano, al quale non a caso si rivolgerà Lucy.
Un discorso a parte merita Scarlett Johansson , che da un po di tempo viene utilizzata da vari registi in parti che la allontanano dall’identità di un vero e proprio essere umano e dalla sua autentica femminilità. Sembra passato un secolo allorchè, nel 2001, quasi al debutto, l’attrice viene utilizzata dai fratelli Coen nel bellissimo “L’uomo che non c’era” (“The man who wasn’t there”) nel ruolo dellla giovanissima Birdy Abundas (nome e cognome sembrano non casuali), capace di sedurre, fino alle conseguenze più disastrose, il povero barbiere di provincia Ed Crane (Billy Bob Thornton). Sembra un secolo perché nelle ultime tre pellicole girate i tre registi sembra abbiano fatto a gara a farle perdere appunto ogni sembianza umana e così si è passati da “Her” del talentuosissimo Spike Jonze, ove la Johansson presta solo la voce ad un software, a “Under the skin” del grafico virtuoso Jonathan Glazer, ove l’att rice interpreta una aliena piovuta da un altro pianeta incarnata nel corpo di una donna terrestre, fino all’attuale “Lucy” di Besson , ove l’attrice solo dopo poche scene Lucy 4assume le sembianze ultra-umane a cui si accennava.
Per Besson si è trattato di un ritorno trionfale perché negli USA il film ha spopolato al botteghino. Questo non deve stupire: Besson viene considerato regista di culto ed sicuramente è il più americano dei registi francesi, avendo svolto proprio negli USA un attento tirocinio che gli ha fatto capire gusti e tendenze del pubblico. E in questo film utilizza inoltre abbondantemente gli effetti speciali , soprattutto nelle parti nelle quali costruisce con abilità le metafore luminose e spesso fantasmagoriche dell’attività del cervello. E non sa rinunciare neppure alla spettacolarità di un inseguimento in auto contro mano nella centralissima Rue de Rivoli a Parigi! Effetti e tipologie di scene nei quali riesce a dare quel qualcosa in più di fronte al quale noi europei, più presi dalla storia e dai suoi risvolti, restiamo abbastanza indifferenti, ma che piacciono molto al pubblico d’oltreoceano.

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