20 anni senza Gian Maria: “Banditi a Milano” (1968) di C. Lizzani – Film completo

(per vedere l’intero film cliccare sull’immagine)

(marino demata) Dopo la positiva esperienza di “Svegliati e uccidi” Volontè si ritrova di nuovo diretto da Carlo Lizzani, da lui molto stimato, in quello che possiamo considerare uno dei capolavori interpretativi dell’attore: “Banditi a Milano”.   E per inciso l’intesa tra regista e attore porterà pochi mesi dopo Volontè a lavorare ancora per la terza volta con Lizzani nel film “L’amante di Gramigna”. ”Banditi a Milano narra la storia della banda Cavellero e in particolare si sofferma sulla rapina all’agenzia del Banco di Napoli del settembre 1967, allorchè Cavallero e i suoi complici seminarono il terrore per le vie di Milano attraverso violenti scontri a fuoco con la polizia.
Filo conduttore del film è l’immaginaria intervista al commissario Basevi, interpretato da un ispirato Tomas Milian, che tratteggia i cambiamenti avvenuti nella malavita lombarda dopo il boom economico, fondati su una nuova tecnica di taglieggiamenti, estorsioni, violenze. In tal modo Lizzani, attraverso numerosi flashback, ripercorre la nascita, lo sviluppo e le gesta della banda Cavallero, nata con l’idea di finanziare una rivoluzione proletaria, che nulla avesse a che vedere con il mondo della malavita.
Il film fu definito un “instant movie” perché girato appena sette mesi dopo i fatti della rapina alla agenzia del Banco di Napoli, con la sua tragica scia di sangue innocente, e rende conto con dovizia di particolari delle sequenze che caratterizzano l’inseguimento della polizia nei confronti dei banditi, della efferatezza della reazione dei banditi stessi, fino alle tragiche sequenze che culmineranno poi con la cattura dei banditi.
Più che perfetta l’interpretazione di Gian Maria Volontè, Piemontese di origine, riesce a conferire al torinese Cavallero quelle sfumature e quei passaggi che danno al personaggio una altissima credibilità, attraverso “la conoscenza dei modi di dire, delle piccole retoriche quotidiane, dei ritegni e delle smorte galanterie della periferia torinese”. Rapinatori in trasferta, quelli della banda Cavallero fanno principalmente di Milano il loro teatro di azione, preferendo poi ritornare a Torino per far disperdere le proprie tracce, riprendendo la vita normale temporaneamente abbandonata. E in questo quadro Lizzani ci offre una dimensione del tutto particolare e unica di Milano, che, come sottolinea Aldo Scagnetti su Paese Sera, “appare infatti come dotata di una dimensione metafisica, doviziosa dell’arcana malinconia dei luoghi gremiti di gente in cui si intrecciano diversi e contraddittori destini.” Insmma Milano non è solo il teatro delle gesta della banda, ma la vera e propria “geometria del crimine”, con la contrapposizione tra chi seraficamente è dedito alle solite incombenze di tutti i giorni e chi invece si sente spavaldamente padrone della situazione e cerca di trarne il massimo profitto possibile.
Con questo film Lizzani riemerge nei modi del neo-realismo, da lui frequentati fin dai tempi della sua notevole opera Achtung! Banditi! (1951) e mai del tutto abbandonati. Straordinariamente positivo in questo film è l’alternarsi del piano documentaristico e realistico (la situazione di Milano, i cambiamenti sostanziali nella malavita) con quello narrativo, ove domina incontrastata l’interpretazione di Volontè, che non a caso per questo film conquista un Globo d’oro dell’Associazione Stampa Estera e una Grolla d’oro come migliore attore.
Il ritmo serrato, l’azione senza pause, la tensione drammatica fanno di “Banditi a Milano” un film quasi perfetto, punto di riferimento di un genere che si svilupperà di li a poco, quello cosidetto “poliziottesco”, che dal film di Lizzani riprenderà alcuni aspetti fondamentali che ritroveremo in tanti film, come l’inseguimento tra le auto della polizia e i banditi.
Da rimarcare infine la bella colonna musicale di Luis Bacalov.

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