Monicelli: “Il film LA GRANDE GUERRA non è come io lo avrei voluto….”

monicelli

MERCOLEDI 22 OTTOBRE ALLE ORE 21.00 ALLA SALA DEI MARMI DEL PARTERRE DI PIAZZA DELLA LIBERTA’ A FIRENZE IL FILM “LA GRANDE GUERRA” DI M. MONICELLI APRE IL CICLO DI 8 CAPOLAVORI SUL TEMA “STORIE DI CINEMA INTORNO ALLA GRANDE GUERRA. ABBIAMO RIASCOLTATO LE DICHIARAZIONE DI MONICELLI DEL 2002 A COMMENTO DEI PROBLEMI CHE SUSCITO’ LA LAVORAZIONE DEL FILM, COSI’ COME LUI LO AVEVA CONCEPITO E LO AVREBBE VOLUTO.

(marino demata) Nel 2002, ripercorrendo le fasi che hanno portato alla realizzazione del film “La grande guerra”, Monicelli confessa di non aver avuto originariamente l’dea di mettere insieme due grandi attori come Sordi e Gassman, anzi di avere visto questa eventualità come un fatto negativo, anche se poi sarà smentito dai fatti e dal clamoroso e vincente successo di quella strana coppia. Il dato negativo secondo Monicelli consisteva nel fatto che la presenze di due attori già all’epoca molto affermati avrebbe stravolto le intenzioni del regista di voler girare un film corale piuttosto che incentrato su due personaggi principali. Infatti Sordi era diventato negli anni precedenti un attore comico di grande richiamo e Gassman, soprattutto con “I soliti ignoti” diretto dallo stesso Monicelli, era diventato un attore popolare molto amato dal pubblico. L’dea di metterli insieme dunque, che si rivelò un’idea fortemente vincente, inizialmente sbalestrò il regista, come lui stesso ebbe a confessare, non facendogli fare esattamente il film che avrebbe voluto fare: egli voleva grandeguerraprevalentemente far vedere la guerra come scenario di miseria, di fame, di ignoranza, di presunzione da parte dei comandi, privi di ogni reale capacità di direzione nei confronto di un popolo di 4 o 5 milioni di ingenui analfabeti (l’Italia aveva il 70% di analfabetismo!), sradicati dalle proprie regioni di origine, dalla Sicilia come dal Veneto stesso, senza sapere bene a fare che, tenuti in condizioni terribili, malissimo equipaggiati per mesi ed anni. Ecco, nelle intenzioni di Monicelli questo bisognava soprattutto vedere nel film se voleva veramente essere utile ed avere una funzione di demistificazione dal mito dell’eroismo consapevole nella grande guerra. Monicelli era cosciente delle grandi difficoltà nel portare avanti questa operazione storico-culturale che voleva dire contrastare decisamente l’enfasi e la retorica con la quale il fascismo aveva presentato quella guerra, i sui eroismi, le sue “bellezze”. Monicelli voleva rovesciare con grande coraggio questa visione come un guanto e far vedere che le cose stavano esattamente al contrario: bisognava smitizzare tutta l’impalcatura ideologica creata dal fascismo e per fare questo era necessaria una grande, coraggiosa battaglia. In questo Monicelli trovò in De Laurentis un produttore all’epoca giovane e coraggioso al quale era riuscito a far comprendere il senso dell’operazione che egli voleva portare avanti, per fare un film non solo di demistificazione e antiretorico, ma che allo stesso tempo avesse in se elementi realistici di oggettivo umorismo che le stesse situazioni e la compresenza di soldati provenienti dalle più disparate zone di Italia, che si esprimevamo in modi così diversi, inevitabilmente suscitavano. Dopo tutto, dice Monicelli, si tratta di giovani, anche se mandati li al fronte per una missione tragica (ne morirono ben 600.000), la loro gioventù, la loro spensieratezza, la loro voglia di vivere, doveva emergere di tanto in tanto nel film ed anzi infornare di sé tanti momenti ed episodi del racconto. Monicelli usa l’efficace espressione “fare del film un grande pentolone” ove ci fossero tutti questi elementi così disparati che effettivamente erano presenti in quegli episodi che coinvolsero una intera generazione di ragazzi. Insomma come si è detto, un film veramenre corale. Ma la presenza d Sordi e Gassman, dice Monicelli con tono un po recriminatorio, ha spostato il monicelli-presenta-le-rose-del-deserto-75767film su un altro binario deviandolo soprattutto sulle vicende dei due personaggi. Non è andata dunque come io volevo, ma alla fine, ammette il regista, è andata bene, perché così come è diventato, il film è stato un grande successo e ha vinto il Leone d’oro a Venezia. Ma anche la presenza dei due grandi attori ha creato altri nuovi problemi, perché Monicelli continuava a voler fare un film irriverentemente divertente, e questo non era del tutto consentito dai canoni tradizionali del film comico, che ne vennero profondamente stravolti e molti tabù dovevano essere rimessi rivoluzionariamente in discussione. Intanto si stravolgeva la regola principale dei film comici: il lieto fine. Non era mai esistito fino ad allora un fim comico senza lieto fine. In nessuna parte del mondo. Nella Grande guerra invece non solo assistiamo ai massacri delle azioni di guerra, ma anche addirittura alla fucilazione finale dei due protagonisti. E anche questo – ricorda Monicelli – ha suscitato grandissime dscussioni già a livello del gruppo degli sceneggiatori (lo stesso Monicelli, Age e Scarpelli). Fortunatamente quella era anche l’epoca di grandi produttori illuminati, come De Laurentis, Ponti, Cristaldi, coi quali si poteva discutere e nel caso portare avanti messaggi fortemente innovativi, che non trovavano preconcette opposizioni. Ma le opposizioni ci furono da parte dell’ambiente esterno, della cultura scolastica e uffciale, che aveva ben capito dove Monicellie i sui collaboratori volevamo andare a parare e si oppose con tutte le proprie forze al film, affinchè non avesse luce. Dopo tutto, ricorda Monicelli, noi (il regista assieme a Age e Scarpelli, Sordi e Gassman, eravamp considerati i rappresentanti della Comedia all’italiana e da noi ci si attendeva un prodotto che rientrasse proprio in quei canoni e non li stravolgesse palesemente come è poi avvenuto. Monicelli contesta, come ha fatto in molte altre occasioni il concetto di Commedia all’itaiana come qualcosa che avesse il solo compito di far ridere. Al contrario egli ritiene, rifacendosi al significato storico antico e dantesco di “commedia”, che essa dovesse contenere momenti drammatici e addirittura tragici. E’ questo che caratterizza la commedia all’italiana, e la fa diversa dagli altri tipi di commedia. Come quella francese ad esempio, che è molto spiritosa ed elegante, o quella inglese che va spesso sopra le righe e tocca anche momemti surreali, oppure quella americana degli anni ’30 e ’40, molto autentica e veritiera. Invece qui in Italia, ricorda Moni celli, restano tutti esterefatti ancora oggi che noi si faccia ridere anche con la fame, la miseria, la malattia, la morte, la vecchiaia. Questa è la vera commedia all’italiana. E le sue origini vanno rinvenute in Boccaccio, Machiaveli, la commedia dell’arte, ecc, insomma in una tradizione culturale tutta italiana. Jn sintesi la vera caratteristica della Commedia all’italiana è quella di voler far ridere su argomenti che in sé non sarebbero assolutamente divertenti.
In breve l’argomento è drammatico, è tragico, come non può che essere la guerra, il modo come è trattato è comico, è da commedia. Noi l’abbiamo sempre intesa così, ma ora si trattava di far digerire questi concetti applicati a tre durissimi anni di guerra, di sofferenze, di stenti, di privazioni. Si trattava di un modo veramente innovativo e “dissacratorio in sé”di trattare l’argomento. La grandezza di Monicelli fu quella di averne fin dal primo momento la piena consapevolezza: lui sapeva cosa era in gioco, sapeva dove voleva andare, cosa voleva dimostrare, anche se questo gli sarebbe costata l’opposizione di molti temporanei nemici, pronti poi a salire successivamente sul carro del vincitore, quando fu chiaro che la sa operazione culturale aveva fatto veramente centro.

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