20 anni senza Gian Maria: “I 7 fratelli Cervi” (1968) di G. Puccini – Film completo

(marino demata) L’opera più impegnativa di Gianni Puccini, I sette fratelli Cervi, è stata anche purtroppo l’ultima: il regista infatti morì per un infarto poche settimane dopo la fine delle riprese del film. Puccini aveva svolto un ruolo non secondario nella cultura italiana del dopo-guerra, collaborando con Alicata, Giuseppe De Santis e Luchino Visconti, per il quale partecipò alla sceneggiatura di Ossessione. Prima de “I sette fratelli Cervi”, aveva lavorato come regista di alcuni film, nei i quali si distingue per il garbo col quale affronta problematiche di costume della società italiana del dopoguerra. La prova più impegnativa resta “I sette fratelli Cervi”, questo affresco contadino-resistenziale, per il quale riesce a mettere insieme uno stuolo di attori di primissimo piano, non solo Volontè nella parte del protagonista, Aldo Cervi, il più consapevole e impegnato dei sette fratelli, ma anche altri attori del calibro di Riccardo Cucciolla (che lavorerà ancora a fianco di Volontè nel bellissimo Sacco e Vanzetti”), Serge Reggiani, Lisa Gastoni, Andrea Checchi, Renzo Montagnani, Carla Gravina, e altri ancora.
Puccini sceglie un taglio del film incentrato sulla vicenda umana e politica della famiglia Cervi, impegnata quasi esclusivamente nella propria attività contadina fino all’inizio delle vicende raccontate. Questo consente al regista di poter narrare le vicende umane ed interiori dei componenti della famiglia, che porteranno allo sviluppo e alla crescita della coscienza civile e politica dei sette fratelli, all’impegno prima genericamente libertario e antifascista, poi sempre più consapevolmente legato alla lotta armata contro fascisti e tedeschi. In questo senso il film assume in molti passaggi il carattere di film di formazione, entro il quale si staglia la figura Aldo Cervi, interpretata da Volontè con la solita maestria non disgiunta dalla passionalità legata al personaggio che egli sentiva particolarmente. Aldo Cervi è il primo dei fratelli a maturare una piena coscienza politica, alla cui crescita contribuiscono anche episodi significativi del suo passato. In tal senso Puccini ricorre al più semplice ma anche più efficace espediente narrativo, quello di inframmezzare la narrazione del presente con numerosi flashback che hanno come tema esclusivo appunto episodi della vita passata di Aldo Cervi/Volontè, capaci di incidere profondamente nella formazione civile e politica del protagonista. In tal senso risulta molto ben risuscito il flashback relativo al periodo del carcere con i primi contatti del protagonista con gli oppositori al fascismo, le diffidenze, i successivi patti di amicizia e di reciproca stima, la militanza politica, il contatto e l’amicizia col militante antifascista Ferrari (Serge Reggiani), che lo introduce alle letture e alle idee comuniste. Gradatamente Aldo convincerà tutti i fratelli ad imboccare la strada della opposizione al fascismo e della lotta armata, facendo del nucleo della famiglia Cervi quello che dispregiativamente sarà chiamata la “banda Cervi”, interamente poi distrutta dai nazifascisti con la fucilazione di tutti i suoi membri, in quello che rappresenta un degli episodi più eroici, ma anche più atroci, della storia della Resistenza italiana.
L’altro aspetto positivo del film di Puccini è rappresentato dal modo lucido col quale viene descritta la civilità contadina che ruota intorno ai fratelli Cervi. Anzi il primo nascere di una coscienza sociale e politica si nutre proprio delle lotte contadine, per la revisione dei patti agrari e per lo spostamento dei rapporti di forza tra padronato agrario e coloro che la terra la lavorano a favore di questi ultimi. In tal senso il film rappresenta anche un bel documento di realtà contadina, delle lotte per la terra, della militanza nelle organizzazioni dei contadini in lotta per rivedere i patti agrari ed i rapporti di forza.
Il film si giova anche della partecipazione alla sceneggiatura di un “mostro sacro” del cinema italiano, come Cesare Zavattini.
E infine una curiosità: l’aiuto regista del film è Gianni Amelio. Si tratta del primo contatto di quest’ultimo con Gian Maria Volontè e personalmente non so come sia andato tale prima conoscenza e confesso che la cosa mi incuriosisce, visto che i due si ritroveranno di fronte, regista e attore, nel film “Porte aperte” del 1990 e il rapporto sarà fin dall’inizio della lavorazione del film estremamente tormentato e burrascoso. I due decisamente non andarono d’accordo, ma anzi furono protagonisti, nel corso della lavorazione, di scontri molto duri, a tal punto che, alla morte improvvisa di Volontè, Gianni Amelio nn potè fare a meno di affermare: “Con Gian Maria c’è stato un amore non corrisposto. Aveva un carattere aspro. Non mi amava: accettò il film “Porte aperte” perché voleva interpretare il libro di Sciascia. Sul set litigammo molto e fu durissimo, ma se oggi sono un regista “forte” lo debbo a lui e alle risse verbali”

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