“Orizzonti di gloria” (1957) di S. Kubrick – Il più grande film antimilitarista della storia del cinema

Orizzonti di gloria.3

(marino demata) Quarto film di Stanley Kubrick, realizzato quando ancora non aveva maturata la decisione di lasciare definitivamente gli Stati Uniti, cosa che gli riuscirà di fare pochi anni dopo, ed esattamente dopo aver ultimato le riprese del film successivo, Spartacus, Orizzonti di gloria  / Path of glory rappresenta il primo di una lunga serie di capolavori del regista. Film sulla guerra, film antimilitarista per eccellenza, eppure in questo schema Kubrick riesce a stravolgere completamente le regole del genere cinematografico. Infatti la prima e più importante notazione è data dal fatto che si tratta di un film sulla guerra nel quale lo spettatore vede un solo esercito: il nemico non c’è, è come se non ci fosse, non viene mai inquadrato né filmato, perché esso non è essenziale all’assunto che il film vuole narrare e dimostrare. L’intera azione e la sua dialettica infatti si svolgono all’interno dell’esercito francese nel pieno della prima guerra mondiale, ove lo Stato maggiore, fatto di generali la cui ambizione è pari alla loro incoscienza, disumanità ed insipienza, decide improvvisamente una azione militare contro una postazione tedesca praticamente irraggiungibile ed inespugnabile, destinata inevitabilmente al Orizzonti di gloria.4fallimento e al sacrificio di un numero elevatissimo di vite umane. Si tratta di una delle pagine più orribilmente buie del primo conflitto mondiale e Kubrick ritrae impietosamente tanto il dramma dei soldati mandati al massacro, quanto il cinico gioco dei generali francesi, che portano avanti il folle progetto solo per la loro ambizione. E a tal proposito Kubrick studia ogni sequenza ed ogni inquadratura che viene finalizzata a dare allo spettatore l’immagine del dramma che si va consumando. Famosissimo tra l’altro il piano sequenza iniziale del film, con la camera che scorre lungo la trincea francese a riprendere i soldati con la loro stanchezza e spossatezza dipinta sui volti. Per questi motivi il film fu vietato in Francia e sbloccato solo molti anni dopo, nel 1975, allorché fu concesso il permesso per la proiezione. Stessa sorte ebbe il film di Francesco Rosi, “Uomini contro”, che ebbe distribuzione travagliatissima in Francia proprio perché trattava di una storia che aveva molti risvolti in comune. E inoltre, naturalmente non fu possibile girare in Francia questo film, come in un primo momento Kubrick avrebbe voluto: le riprese furono realizzate in Germania, in Baviera.
Partner ideale di Kubrick in questo film fu Kirk Douglas, la cui interpretazione del colonnello Dax viene unanimemente considerata la sua migliore in senso assoluto, interprete principale del film, ma anche co-produttore assieme allo stesso Kubrick e alla United Artists. Ci sarà una seconda esperienza artistica comune tra Douglas e Kubrick col film successivo, Orizzonti di gloria7Spartacus, di valore però nettamente inferiore ad Orizzonti di gloria. Finanziando ed interpretando questi due film Douglas voleva porsi all’attenzione del mondo del cinema per le sue idee antimilitariste e decisamente democratiche, quasi a voler sfidare quell’ala repubblicana e patriottica hollywoodiana, che aveva il suo alfiere in John Wayne e il suo epicentro in film come Alamo e Fort Apache.
Tratto dall’omonimo romanzo di Humphrey Cobb, Orizzonti di gloria sposta rispetto al libro l’attenzione dello spettatore non più sul dramma dei tre soldati che saranno sorteggiati per essere fucilati per codardia, quasi per riaffermare da parte dei generali la giustezza della loro scelta, il cui mancato successo viene attribuito alla mancanza di coraggio dei soldati, ma sulla dialettica perversa tra la massa dei soldati inermi e passivi di fronte agli ordini insensati dei generali, e il gioco dei generali stessi, intenti a servirsi degli uomini dell’esercito come pedine per accrescere il loro potere, dare sfogo alle loro ambizioni personali. In questo quadro Kubrick non se la sente di risparmiare nessuno: anche la Chiesa viene da lui messa sotto accusa per avere il sacerdote operato una sorta di violenza spirituale benedicendo dei soldato mandati al patibolo anche chi rifiutava di essere benedetto!
Ne viene fuori un capolavoro unico nella storia del cinema, nel quale moltissimi sarebbero gli aspetti da rimarcare: ne scegliamo due che ci sembrano tra i più notevoli.
Innanzitutto il film descrive la storia con l’intento di creare un senso di disaggio e raccapriccio nello spettatore, ma la storia stessa viene portata avanti non in maniera asettica, perché Kubrick accompagna le drammatiche sequenze del film col suoOrizzonti di gloria5 senso dell’ironia e del grottesco e con accenti decisamente satirici e caustici, molto accentuati rispetto al libro stesso. Sul banco degli imputati non sono soltanto i generali e la loro ottusa logica di potere, ma dietro di loro c’è la critica allo Stato, che è una delle costanti dei film di Kubrick, e la condanna verso i governi la cui capacità di condizionamento non può non terrorizzare un’anima libertaria come la sua, che non a caso farà dire in Orizzonti di gloria al Colonnello Dax/Douglas “Il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”. Ebbene questa carica satirco-ironica che pervade il film, trova il suo culmine nella bellissima scena finale, da molti interpretata liricamente e umanisticamente, ma in realtà da leggere proprio con quel senso del grottesco che pervade l’intero film: dopo l’esecuzione dei loro tre compagni innocenti, i soldati si mettono ad ascoltare in rapito silenzio una canzone sentimentale da parte di una cantante tedesca. Si tratta di una nota di amara ironia con la quale si conclude un film nel quale la buffoneria, congiunta alla cialtroneria, è presente ovunque ed in particolare modo nelle scene che riguardano il comando francese.
La seconda importante notazione sulla quale vale la pena di intervenire è il carattere marcatamente classista che Kubrick conferisce all’intero impianto del film, fin nella diversa collocazione spaziale nella quale sono situati soldati e generali. Lo stato maggiore, i generali, sono ospitati in un sontuoso castello dalle camere larghissime, con le pareti piene di grandi dipinti del tardo diciassettesimo secolo e dei primi del ‘700, che ossessioneranno Kubrick a tal punto che in un modo o nell’altro saranno presenti in tutti i suoi film successivi. I generali sono fisicamente distaccati più di quanto non sembri dalle luride trincee che ospitano i soldati: essi costituiscono la classe “bene”, gli aristocratici, inviati dallo Stato a vincere la guerra, costi quel che costi. Mentre la massa dei soldati che vivono in trincea costituiscono il proletariato, un insieme di uomini che deve solo subire ed obbedire, “the children”, come lo staff dei generali li chiamano di spregiativamente. In mezzo ai due mondi c’è il Colonnello Dax, soldato leale, discreto avvocato, ma come intrappolato nell’organizzazione militare. Dunque tre forze opposte, il Colonnello Dax, i Generali e le truppe occupano due spazi, due aree di attività entro le quali si svolgono la struttura narrativa e il ritmo del film. Nella loro fredda ed elegante abitazione i generali giocano una partita di brutalità e di cinismo senza pari, mentre le truppe ignare di tutto sono situate in in uno spazio orrendo, in squallide trincee: l’intera narrazione si svolge tra questi due spazi, senza che , volutamente, Kubrick dia alcuna indicazione che qualcos’altro esista da qualche parte, e senza che ci sia alcuna esplicita connessione tra questi due spazi, che risultano essere due mondi chiusi, impenetrabili , isolati l’uno all’altro. E’ vero che ad un certo punto il Generale MIfreau visita le trincee e il Colonnello Dax viene chiamato al castello, ma entrambi sono fuori posto in quegli spazi. Quegli spazi non sono il loro mondo.
In definitiva Kubrick con questo film ci da un raro esempio di impietosa analisi del cinismo brutale delle autorità militari, delle loro velleità, di cui si nutre il conflitto di classe con l’esercito dei diseredati, della povera gente. Un grande film in cui la follia dei generali non viene vista come dato eccezionale che impronta di sé un episodio particolare della grande guerra, ma come una conseguenza normale e inevitabile che deriva dalla logica della guerra stessa, che accentua le divisioni di classe, che rende i potenti più potenti e i poveri più poveri ed impotenti. Ecco perché non è l’ordine per la folle azione militare senza alcuna possibilità di successo ad essere sul banco degli imputati. Kubrick non punta l’indice contro la follia del comando, ma contro la guerra in se stessa, contro la sua stessa essenza e la sua logica perversa.
Nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry, National Film Preservation Board, della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

 

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2 risposte a "“Orizzonti di gloria” (1957) di S. Kubrick – Il più grande film antimilitarista della storia del cinema"

  1. Non penso che la scena finale sia grottesca ,mi sembra invece che sottolinei comportamenti e emozioni che non hanno spazio nelle trincee o negli stati maggiori. Ma che lo hanno nella natura umana

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