“Uomini contro” (1970) di F. Rosi – La guerra: chi è il nemico?

uomini contro 4

(Uomini contro sarà proiettato mercoledi 5 novembre ore 21.00 a Firenze, Sala dei Marmi al Parterre di P.za della Libertà – Presentato da Rive Gauche-ArteCinema e Quartiere 2 per il ciclo “Storie di cinema intorno alla Grande Guerra”)

(marino demata) Uomini contro di Francesco Rosi è stato spesso considerato l’equivalente italiano di “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick, paragone non irriverente, se si considerano le intenzioni del regista napoletano, i bersagli polemici da lui indicati, la sorte e il destino che ebbe il film. In entrambi i film assistiamo al paranoico esercizio del potere da parte dei generali, in entrambi i film viene messa in luce l’impotenza e delle truppe di fronte agli ordini insensati e la loro impossibilità di una qualsiasi difesa. In particolare Rosi fa direttamente suo il concetto già espresso da Kubrick che qui, così come nel caso del fronte francese in Orizzonti di gloria, non è la follia o la paranoia dei generali ad essere sul banco degli imputati, ma la guerra in sé stessa. Paranoia e insensatezza in realtà sono le logiche conseguenze della guerra, che, rispetto alla vita normale della società, si incarica di esasperare tutti i conflitti, radicalizzandoli in veri conflitti di classe, Uomini_contro 1tra i potenti, che in situazione di guerra diventano ancora più potenti e senza controllo, e i contadini e i proletari, che rispetto alle possibilità di protesta e di far valere i propri diritti in situazioni normali, in uno stato di guerra diventano una massa inerme e senza alcuna voce in capitolo. Insomma la guerra ha il magico effetto di far diventare i potenti più potenti e i deboli più impotenti fino a non contare assolutamente nulla.
Proprio a causa di questo concetto base che viene implicitamente fatto emergere da Kubrick nella sua straordinaria opera e che viene in maniera ancora più diretta e senza mezzi termini messa in luce da Rosi, i due film ebbero destini abbastanza paralleli. Uomini contro ebbe la ferma opposizione dei Governi dell’epoca a tal punto che regista e produttori decisero di girarlo in Jugoslavia. Successivamente alla sua uscita il film fu più volte sequestrato dalle sale cinematografiche ove si proiettava, col pretesto di telefonate minatorie e per evitare incidenti. Il film fu anche interdetto in Francia perché la storia e l’ambientazione ricordavano troppo da vicino le vicende narrate in Orizzonti di Gloria, per le quali il film rimase bloccato per quasi 20 anni prima di poter essere visto dai francesi.
Tratto dal romanzo di Lussu, Un anno sull’altipiano, il film si concentra innanzitutto sulla caparbietà del generale Leone, magistralmente interpretato da Alain Cuny, intenzionato a difendere strenuamente il Monte Fior, obiettivo di scarsa rilevanza strategica, anche a costo di mandare al massacro i suoi uomini. Il modo di esercitare il potere da parte del generale Leone e gli ordini insensati e disumani esasperano e indignano quella frangia di intellettuali che stanno nel mezzo, tra i potenti e i contadini e proletari che subiscono il potere: si tratta di tenenti e colonnelli, quegli ufficiali sui quali il film si sofferma particolarmente (mentre “La grande guerra” era più spostato dal punto di vista dei soldati) che non Uomini_Contro2esitano a denunziare le aberrazioni del comando, la logica perversa della guerra, lo sfruttamento a cui sono sottoposte le truppe stesse. Tra questi spicca la forte personalità del tenente Ottolenghi, di idee socialiste, (un Gian Maria Volontè perfettamente nella parte e artefice di un’altra interpretazione memorabile), che disgustato dell’accanimento e del disprezzo dei generali non esita ad esortare le truppe a sparare contro i superiori, indicando in una sequenza memorabile il generale colpevole di tanti massacri: “Ecco là il nemico: è alle spalle. Soldati, alzatevi! E spariamo là.” E in un’altra occasione, preso dalla esasperazione, urlerà: “Basta con questa guerra di morti di fame contro morti di fame!”. I rapporti tra Rosi e Volontè furono ottimi, tanto che il regista volle Volontè come protagonista di tutti e quattro i film da lui girati successivamente a “Uomini contro”. Alla morte di Volontè Rosi lo definì, parafrasando il titolo del suo film, “un attore contro”, a voler non tanto indicare la spigolosità del carattere dell’attore, quanto la caparbia passionalità con la quale Volontè era in grado di interpretare personaggi scomodi e spesso antagonisti della società italiana, all’interno di quel filone di cinema politico che ebbe in Rosi appunto uno dei suoi più convinti assertori.
Altro personaggio chiave tra gli ufficiali è il tenente Sassu (notare la consonanza con l’autore del romanzo, Lussu). Un ufficiale entrato nell’esercito con entusiasmo, da interventista, ma che ben presto resterà disgustato della guerra e dei suoi meccanismi perversi. Egli non può fare a meno che i suoi uomini si ribellino contro l’inutile strage. Il personaggio è interpretato da quel Mark Frechette, che forse chi ha seguito le nostre rassegne lungo il corso del 2014 potrebbe ricordare: si tratta del protagonista di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, sua prima esperienza cinematografica, dopo essere stato scoperto per puro caso in strada da un collaboratore di Antonioni, il quale rimase poi molto soddisfatto della sua interpretazione, che dette all’attore una certa notorietà, tanto da essere scritturato in due film italiani, tra i quali appunto “Uomini contro”. Frechette donò i proventi di Zabriskie Point alla comune di cui faceva parte. Successivamente, con altri uomini contro 3compagni della comune tentò una rapina in banca: uno dei complici fu ucciso dalla polizia e Frechette fu condannato al carcere, dove motì giovanissimo in circostanze poco chiare. Nel film di Rosi anche Frechette risulta perfettamente in parte: memorabili le tappe del passaggio dall’entusiasmo interventista, alla constatazione dei mali della guerra e dei loschi guadagni che sulla guerra e sulla pelle dei soldati fanno gli speculatori, gli unici a guadagnarci veramente: “Avete visto le scarpe distribuite l’altro giorno ai soldati? Cartone! Gli speculatori fanno i soldi sulla nostra pelle e il governo li protegge: E noi per questa Italia stiamo combattendo.”
Per ritornare a Francesco Rosi e al rapporto col romanzo, quest’ultimo ha avuto a dichiarare: “Mi ha attirato, nel libro di Lussu, la scoperta di come la guerra non fosse tanto contro il nemico, quanto all’interno delle trincee tra due classi completamente diverse, contadini e borghesi. Questi contadini che non avevano privilegi da difendere, subivano la guerra come una calamità naturale, senza parteciparvi. La Grande Guerra non è stata una guerra di popolo. Ecco perché io l’ho presentata in maniera così dura: volevo farne sentire l’orrore fisico.” Con queste premesse Rosi riesce ad arrivare ad uno stile essenziale e limpido, esaltato dalla bella fotografia di Pasqualino De Santis, con scene di grande efficacia e intensità, come quella della fucilazione dei ribelli con le bare già pronte ad accogliere i loro corpi morti. Si tratta dunque di un grande film, di elevata compattezza narrativa, preceduto da attenti e approfonditi studi da parte del regista e degli sceneggiatori di atti ufficiali dei tribunali militari ed altre fonti storiografiche di primissima mano. Film amatissimo dal suo regista, “Uomini contro” è rimasto .un classico dell’antimilitarismo nella storia del cinema, assieme agli altri film della nostra rassegna “Storie di cinema intorno alla grande guerra”. Dopo il grande successo de “La grande guerra” di Monicelli di 10 anni prima, “Uomini contro” ha avuto il merito di aver definitivamente modificato l’idea della guerra e in particolare della prima guerra mondiale nell’immaginario collettivo rispetto all’idea che il fascismo aveva trasmesso alle generazioni immediatamente successive.

 

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