“Hemingway – Le avventure di un giovane” (1962) di M. Ritt

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(marino demata) Quarto appuntamento per il ciclo “Storie di cinema intorno alla grande guerra”, per il quale assistiamo alle esperienze belliche (ma prima ancora alle avventure giovanili) del grande Hemingway. Il film fu difretto da Martin Ritt, che fu uno di quei registi che legò la sua fama soprattutto alla ottima capacità di dirigere gli attori anche di un certo richiamo e di farli crescere dando loro nuove capacità espressive e recitative. E’ il caso soprattutto di Paul Newman, che diresse in molte pellicole e col quale stabilì un ottimo rapporto di lavoro/amicizia. Non è un caso se la definitiva consacrazione di Paul Newman avvenne dopo il film di Ritt La lunga estate calda del 1958 e proseguì anche con altre opere del regista.
Ritt fa parte di quella corrente liberal presente tra i registi americani, e questo lo portò a trattare con coraggio anche di tematiche sulle quali solitamente l’establishment di Hollywood non si cimentava, come i conflitti interni al proprio Paese, ad esempio i conflitti razziali e legati alle diversità e le lotte sociali.le_avventure-20080617020303-33432-899d649b7a5e3a573ecc0b9067b76927
Queste caratteristiche del regista e la notorietà delle sue idee liberal molto spinte gli procurarono molti fastidi nel periodo del maccartismo: Ritt fu accusato di simpatie filocomuniste e posto nelle cosidette liste nere e, come per tutti coloro che si trovarono in queste condizioni, cominciò ad essere difficile per lui continuare a lavorare con regolarità. Tuttavia alla fine Martin Ritt riuscì a cavarsela senza dover ricorrere a sotterfugi e soprattutto senza dover fuggire dall’America, come capiterà ad altri blacklisted, primo fra tutti Joseph Losey. Film come The spy who came in from the cold (1965; La spia che venne dal freddo), rivisitazione del genere Spionaggio, e poi Hombre (1967), “western crepuscolare e fortemente ‘politico’”, con lo stesso Paul Newman e poi The Molly Maguires (1970; I cospiratori), lavoro complesso e molto ben impostato, fino a Sounder (1972), mai uscito in Italia, sul tema della mancata integrazione razziale negli USA, costituiscono tutti insieme sicuramente la stagione migliore del cinema di Ritt, quella più creativa e più impegnata. Una menzione particolare merita Il Prestanome (The front), ove Ritt volle Woody Allen quale protagonista principale e nel quale ripercorre le tristi problematiche legate al periodo della caccia alle streghe, con un taglio fortemente autobiografico e drammatico, magistralmente attenuato e alleggerito dalla ottima prova di Woody Allen.
In questo contesto “Hemingway – Le avventure di un giovane” del 1962 rappresenta un tentativo, non sempre felicemente riuscito, di dare forza narrativa e filmica al racconto dello scrittore americano “In our time” e nelle parte finale ad “Addio alle armi.”
Come nel racconto, anche nel film viene descritta la grande tensione di Hemingway a lasciare la piccola e chiusa provincia nella quale era cresciuto, per tentare le strade dell’avventura, che lo porteranno a New York, ove tenterà senza fortuna di dare corpo alla propria aspirazione di diventare giornalista, ed poi ad arruolarsi hemingwaynella prima guerra mondiale, nel fronte italiano. Dalla guerra verà via presto, perché seriamete ferito e questo gli consentirà una prima intensa esperienza d’amore per l’infermiera che aveva l’incarico di assisterlo, interpretata nel film dalla brava Susan Strasberg (rapporto del quale Hemingway parlerà più diffusamente e con maggiore distacco in Addio alle armi).
Il film si conclude proprio al passaggio tra le due opere di Hemingway, “In our time” e “Addio alle armi” e rende conto nella parte finale della breve esperienza del grande scrittore nel contesto della Grande guerra.
Come si rilevava sopra, il film non sempre riesce ad avere un impianto drammatico e narrativo paragonabile all’opera di Hemingway e quindi sotto questo aspetto è inferiore ad altre più celebrate opere del regista. Anche la scelta del protagonista, nel ruolo del brande scrittore, Richard Beymer, non sembra del tutto felice, mentre sicuramente Ritt si riscatta allorché dà voce ad uno stuolo di comprimari di grandissimo spessore, primo fra tutti il solito Paul Newman, straordinario nel ruolo del pugile alcolizzato, che gli valse la nomination al Golden Globe.
Insomma quello che era un racconto di formazione nel romanzo di Hemingway, non resce a diventare compiutamente un film di formazione e resta al livello di una bella occasione persa, con alcuni limiti evidenti e con pregi soprattutto nel ritrarre le figure secondarie della storia.

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